E la scimmia paralizzata tornò a camminare?

By | 1 dicembre 2016

Il punto di domanda, in certi frangenti è doveroso. Nonostante i risultati di laboratorio sembrerebbero ben più che incoraggianti riteniamo che una oggettiva osservazione è necessaria per non scivolare in un sensazionalismo del quale non si ha proprio alcun bisogno, visto il tema particolarmente suscettibile di reazioni emotive.

Il dottor Grégoire Courtine, un neuroscienziato che lavora presso lo Swiss Federal Institute of Technology (EPFL) e a capo del team composto da Marco Capogrosso, Tomislav Milekovic, David Borton, Fabien Wagner, Eduardo Martin Moraud, Jean-Baptiste Mignardot, Nicolas Buse, Jerome Gandar, Quentin Barraud, David Xing, Elodie Rey, Simone Duis, Yang Jianzhong, Wai Kin D. Ko, Qin Li, Peter Detemple, Tim Denison, Silvestro Micera, Erwan Bezard, Jocelyne Bloch ha impiantato con successo un dispositivo wireless che ha permesso ad un macaco Rhesus di riacquistare la funzionalità di un arto inferiore dopo sei giorni dall’intervento.

Sembra fantascienza, ne siamo consapevoli, per questo cerchiamo di analizzare lucidamente i fatti con le informazioni a disposizione.

Il macaco in questione aveva una lesione al midollo spinale che aveva precluso qualsiasi comunicazione tra la corteccia cerebrale (i “circuiti” nel cervello che orchestrano e coordinano armonicamente i movimenti degli arti) e i nervi che invece stimolano direttamente i muscoli. Il midollo spinale è quella porzione di sistema nervoso centrale contenuto e protetto dalla colonna vertebrale.

Ricostruire i fasci nervosi è estremamente difficoltoso, al limite dell’impossibile in quanto queste cellule sembrano essere refrattarie anche ai trattamenti con cellule staminali.

La soluzione del dottor Courtine è stata quella di applicare un ponte wireless tra le sezioni danneggiate del midollo spinale in modo da ripristinare la comunicazione. La difficoltà principale è stata quella di tradurre gli impulsi nervosi in segnali digitali e quindi di tradurre ancora i segnali digitali in segnali nervosi.

neural_implant_rhesusOgni volta che decidiamo di muoverci, infatti, il cervello crea una complessa serie di segnali che va a stimolare in maniera armonica i distretti muscolari che intendiamo usare in una interazione di contrazioni e rilassamenti veramente intricata.

Il processo di riabilitazione è passato attraverso l’impianto di una serie di 96 microsensori nell’area motoria intracorticale del cervello del macaco predisposta al movimento della gamba. Questi sensori sono collegati al sistema di stimolazione del midollo spinale (che non si trova nella corteccia cerebrale) composto da un impianto epidurale e un generatore di impulsi con funzionalità di attivazione in tempo reale.

Questo sistema era stato precedentemente validato su un altro macaco senza alcuna lesione per testarne l’efficacia e controllare la coerenza dei segnali inviati. Una volta che sono stati ottenuti dei risultati coerenti tra la trasmissione dei segnali biologici e quelli digitali, è stato effettuato l’impianto sul macaco con la lesione spinale.

Al momento il sistema è ancora controllato esternamente con un computer online. Indipendentemente da questo, dopo sei giorni e senza alcun tipo di terapia riabilitativa, il macaco Rhesus ha riaquistato la funzionalità dell’arto inferiore.

Il dispositivo che invia i segnali al computer di controllo è grande all’incirca come una scatola di fiammiferi e al momento è indispensabile per rilevare eventuali movimenti anomali e ricalibrare quindi i sistemi di stimolazione del midollo spinale, oltre che per tenere costantemente sotto controllo il flusso di dati e quindi per migliorare costantemente il funzionamento di questa interfaccia cervello-macchina (BMI, brian-machine interface).

Tomislav Milekovic, un ricercatore del EPFL ha affermato, in una intervista alla webzine Motherboard, che i primi impianti su esseri umani potrebbero essere realizzabili entro il 2020.

É difficile non lasciarsi andare a facili entusiasmi di fronte a notizie come queste ma proprio di fronte al fascino emotivo di simili cose crediamo che sia imperativo rimanere quanto più possibile lucidi. La paraplegia è una condizione che crea infelicità e disagi sotto tutti punti di vista. Non c’è davvero bisogno né di altri venditori di fumo e men che meno di abbracciare acriticamente qualsiasi “facile” soluzione pseudomiracolosa o pseudoscientifica ci venga sbandierata.

La notizia sembra attendibile e le fonti sono autorevoli e facilmente rintracciabili (a differenza degli imbonitori e dei saltimanchi del web che citano fonti costantemente irreperibili) di ma rimaniamo in cauta e razionale attensa di conferme. O di smentite.

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