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Stanchezza

Sono stanco. Tanto stanco.

Di una stanchezza che non passa con una o mille buone dormite.

Gilmor è stanco di dover lottare per cose per le quali non si dovrebbe lottare ma che dovrebbero essere dei diritti di base di qualsiasi stato democratico.

Gilmor è stanco di dover guardare la sua compagna umiliata e vessata da un ignobile bastardo figlio di puttana che ricopre un ruolo che non merita e che non sa gestire, capace solo di versare le sue incompetenze sulle spalle di chi invece lavora anche fino alle due di mattina per accontentare uno stronzo ignorante.

Gilmor è stanco di ascoltare allibito i deliri farneticanti della attuale classe politica menefreghista, egoista, ignorante, ingiusta, violenta, bécera e strafottente.

Gilmor è stanco di ascoltare schifato le porcherie vomitate dal cane bianco che continua a sbraitare dal balcone il suo solito sermone. Come se non bastasse lo psiconano a farci fare figure di merda planetarie, ora ci si mette anche il cane bianco.

Gilmor è stanco di essere perseguitato dal suo passato. È stanco di avere incubi, fobie, paranoie e paure. Gilmor vorrebbe strapparsi dal cervello quei maledetti vecchi chiodi rugginosi ma non ci riesce.

Gilmor è stanco di sentire le lamentazioni idiote di chi, con il culo al caldo, la panza piena e la crassa ignoranza supponente del qualunquista, gioca a fare lo “stressato radical-chic”.

Gilmor vorrebbe riposare perchè sente che qualcosa dentro di lui si sta per rompere, ancora una volta.

Andrea si è perso… Si è perso e non sa tornare.

Poster

malinconico1Lo sapevo che prima o poi ci sarei ricaduto…

È bastata una canzone: Poster, di Claudio Baglioni.

Quanti ricordi… Gli Studio V, intanto.. La mia primissima band. Dovevo avere circa 15 anni e suonavo le tastiere; Poster era il mio cavallo di battaglia insieme a tante altre cover.

E insieme a quel ricordo sono riemersi anche tutti i progetti che avevo fatto all’epoca: andrò… Farò… Dirò…

Sarà l’orario che proprio non predispone per i pensieri positivi, sarà che in poche ore ho ascoltato “Poster” almeno una cinquantina di volte, sarà che se mi metto a fare il riassunto della mia vita mi viene mal di stomaco…

Che fine hanno fatto tutti quei progetti? Che fine ha fatto quell’energia? È l’età che, tra una cazzata e l’altra, mi sta chiedendo il conto o è solo uno strascico della malattia che mi sto portando dietro da otto anni?

Io mi sento ancora al palo, seduto su quella panchina fredda del metrò. A giocherellare con le mosche che mi sono rimaste nel pugno.

Seduto con le mani in mano
sopra una panchina fredda del metro
sei lì che aspetti quello delle 7.30
chiuso dentro il tuo paletot
Un tizio legge attento le istruzioni
sul distributore del caffè
e un bambino che si tuffa dentro a un bignè.
E l’orologio contro il muro
segna l’una e dieci da due anni in qua
il nome di questa stazione
è mezzo cancellato dall’umidità
Un poster che qualcuno ha già scarabocchiato
dice “Vieni in Tunisia:
c’è un mare di velluto ed una palma
e tu che sogni di fuggire via…
di andare lontano, lontano…

E da una radiolina accesa
arrivano le note di un’orchestra jazz
Un vecchio con gli occhiali spessi un dito
cerca la risoluzione a un quiz.
Due donne stan parlando
con le braccia piene di sacchetti dell’UPIM
E un giornale è aperto sulla pagina dei films.
E sui binari quanta vita che è passata e quanta che ne passerà
E due ragazzi stretti stretti
che si fan promesse per l’eternità.
Un uomo si lamenta ad alta voce
del governo e della polizia.
E tu che intanto sogni ancora
sogni sempre, sogni di fuggire via…
di andare lontano, lontano…
andare lontano, lontano…

Sei li che aspetti quello delle 7,30
chiuso dentro il tuo paletot
seduto sopra una panchina fredda del metro.

Scrivevo testi, scrivevo poesie, suonavo, viaggiavo, non avevo paura. Ora non scrivo più, non suono più, viaggio pochissimo ed ho paura.

Stanotte sto male. Le lacrime riprendono a scorrere a fiumi perchè ’stanotte la consapevolezza di quello che ho perso mi sta straziando.

Stanotte non voglio pensare perchè se penso, riesco solo a vedere il passato di cui ho una disperata nostalgia.

Questa notte vedo i miei fallimenti ed è l’ultima cosa che vorrei vedere, questa notte.

Questa notte vorrei andare lontano. if I could start again a million miles away, I would keep myself, I would find a way .

Veloce riflessione in un meriggio nevuloso

Curioso che ci stia ripensando solo ora.

Giorni fa, chiaccherando con un paio di persone di mia conoscenza, è venuto fuori un discorso piuttosto particolare, su una persona particolare.

E, come al solito, la battutaccia è volata. Evidentemente sono ancora piuttosto sensibile su certe argomentazioni ma questa volta alea iacta est.

Certe cose, alcuni di questi vecchi chiodi rugginosi, non saranno mai di pubblico dominio. Alcune persone semplicemente non hanno la sufficente sensibilità, cultura e apertura mentale per poter solo immaginare di cosa si tratta e che peso hanno queste cose per me.

Non lo sento come un problema. No davvero.

Per ogni porta che decido di chiudere, se ne aprono almeno due ed è proprio vero il detto che dice “cuor contento il ciel l’aiuta“…

Dire e non dire

Ci sono momenti nei quali ho davvero paura di non tenere più. Ho davvero paura di non riuscire più a gestire, a contenere.

vecchi_chiodi.jpgMi sto riferendo alla vecchia e ricorsiva questione dei vecchi chiodi rugginosi.

Sono passati talmente tanti anni che se non ci fosse questo blog probabilmente non mi ricorderei neanche più di cosa sto parlando e invece, vuoi perchè qui posso sempre recuperare quei pezzi di memoria, di ricordi, vuoi perchè nonostante ci siano stati miglioramenti innegabili, quei vecchi chiodi rugginosi ancora si fanno sentire, ancora fanno un male bastardo.

Me ne sto accorgendo in questi giorni di tensioni, di problemi, di dolori infìdi. È come un osso rotto: fintanto che sta fermo ti pare quasi di stare bene ma appena tendi un muscolo senti i bordi sfrangiati che sfregano uno contro l’altro e il dolore parte come un’esplosione che risale i tuoi nervi come topi impazziti che si aprono la via a furia di morsi.

Io lo sapevo che non è finita la vecchia dolorsa storia ma come sempre c’è distanza tra il sapere e il capire. Finchè “sai” e basta, va tutto bene. Quando invece “capisci” devi essere pronto, attento.

Io lo sapevo ma non sospettavo di essere ancora così fragile. È bastata una piccola “botta” sui chiodi che questi si sono fatti risentire e, maledizione, si sono fatti sentire molto bene.

I ricordi, le esperienze, gli “scheletri nell’armadio”, quando sono profondi come i miei, non perdono il filo. Sono talmente infilati dentro che non si può più estrarli e non si può fare finta che non ci siano perchè al primo movimento sbagliato si subiscono delle staffilate atroci; come mi è successo oggi.

Bisogna renderli inoffensivi, coprirli con tessuto cicatriziale in maniera tale che non possano più danneggiare e non arrechino eccessivo dolore.

Che è quello che sto disperatamente cercando di fare.

Però sto divagando, cazzo…

Quello che volevo dire è che in frangenti come questo mi sento disperatamente solo. Darei un occhio della testa per avere qualcuno con il quale potermi confidare. Ora come ora lo posso fare solo con due persone al mondo e nonostante mi fidi ciecamente di queste due persone, non hanno la valenza che potrebbe avere, invece, un amico.

Sento terribile la mancanza di qualcuno del quale potermi fidare, al quale poter parlare liberamente, che non mi costringa a tenere sempre e costantemente gli “scudi alzati”.

Vorrei davvero tanto potermi rilassare con qualcuno, per lo meno sotto questo punto di vista, una persona che possa, se non evitare di giudicare, per lo meno ascoltarmi senza pregiudizi.

Perchè, ora mentre sto scrivendo, mi rendo conto che tutto ruota intorno alla mia paura di essere “etichettato”. Tutto si riduce (sic) ad un mio problema, come sempre, come persone più illuminate di me mi hanno insegnato. Tutto si riduce alla mia paura. Che non riesco a vincere, che non riesco ad ignorare.

Vorrei tanto prendere una o due persone che conosco e fare una bella serata di outing,vecchi_chiodi2.jpg come si dice oggi, anche se quei chiodi rugginosi non riguardano per niente la mia sfera sessuale.

Ho paura, però. Paura di essere giudicato, etichettato, allontanato, trattato in maniera che potrebbe non piacermi (pietà, pena).

Certo, magari non succederà nulla di tutto questo: magari capiranno, magari il rapporto con queste persone potrebbe rinsaldarsi, diventare più profondo perchè permetterei a loro di capire qualche anno della mia vita che probabilmente non è stato propriamente facile da capire o da gestire.

Però ho sempre questa bastarda, fottuta paura che ha un grandissimo potere su di me. Per ora vince lei, chiudendomi la bocca.

Ci provo, però… Questo articolo ne è la prova. È come se stessi facendo i provini per raccontare di quei maledetti, maledetti, dolorosi vecchi chiodi rugginosi che mi porto piantati ancora profondamente dentro e che non stanno smettendo di farmi un male atroce.

E mentre sento delle lacrime roventi che scendono mi chiedo per quanto tempo ancora andrà avanti questa cosa. Mi chiedo se sarò condannato a portarmi dentro tutto questo fino al mio ultimo giorno oppure se ci sarà un momento nel quale io e la mia compagna potremo tirare un sospiro di sollievo e potremo sciogliere la tensione di questi anni maledetti in un fiume infinito di lacrime e godere quindi insieme una vita finalmente davvero serena.

Amara constatazione dei fatti…

Ho recentemente rivisto in televisione quel meraviglioso film chiamato “L’attimo fuggente”.
Fedele alla mia insana abitudine di farmi immense seghe mentali, non ho potuto fare a meno di riflettere su alcune cose.
Quando uscì il film andai a vederlo con l’allora compagnia di scapestrati e fu una specie di rivelazione. Per parecchio tempo facemmo del “carpe diem” la nostra bandiera con la promessa di “succhiare il midollo della vita”. Poi il tempo e gli eventi smembrarono la compagnia, ogniuno prese la propria strada e bla bla bla.

Oggi sono qui, che mi sto chiedendo quanto sia rimasto di quel carpe diem e quanto midollo ho succhiato davvero.

Temo che sia rimasto poco di quel bellissimo carpe diem. Stanchezza, pigrizia, disillusioni, tradimenti, delusioni hanno opacizzato parecchio quel giovanile fulgore.
Il dover trovarsi a navigare in un mare di letame costellato da innumeri stronzi che ti fanno le scarpe appena se ne presenta l’occasione ha distratto parecchio la ricerca del midollo della vita obbligandomi spesso ad accontentarmi degli avanzi.
Soprattutto ho dovuto capire a viva forza che per cogliere sempre l’attimo ci vuole una carica di energia che non sempre ho avuto a disposizione. Negli ultimi sette anni, soprattutto, ho dovuto tenere per me quella energia per cercare di sopravvivere e per non chiodo01.jpgfarmi infettare dai soliti vecchi chiodi rugginosi che hanno rischiato seriamente di infettare tutto quanto.

Forse si può cogliere l’attimo solo quando si ha il tempo e le risorse per farlo. Forse lo si può fare solo quando si è estremamente giovani e non del tutto rincoglioniti da una società che ti vuole coglione più che mai.

Oppure si può cogliere l’attimo solo se si vuole davvero farlo? Perchè non posso negare che spesso la mia pigrizia da bradibo stanco ha giocato parecchio in questo: spesso e volentieri ho indulto nel languore del dolce far niente, fisico e mentale, concedendomi la falsa speranza che “tanto c’è tempo”.
Non è vero. Non c’è tempo. Perchè il tempo, nonostante sia una inalterabile finzione dell’Homo Sapiens Sapiens, è in realtà terribilmente relativo. Si accorcia man mano che si procede sulla sua retta e ogni secondo costa un briciolo in più di fatica rispetto al secondo precedente.

Lo sento in me, lo percepisco in ogni cosa che faccio.

Lo vedo con spietata lucidità se penso a come ero io dieci anni fa, a quello che facevo e a come lo facevo.

Carpe Diem: cogli l’attimo.
A volte ho la tragica sensazione che quell’attimo mi sia passato sotto il naso mentre dormivo.

Ne ho colti tanti altri e a volte ho davvero succhiato il midollo della vita ma più spesso credo di essermi accontentato degli avanzi o, quando mi è andata bene, di avere dato grandi morsi ai succulenti quarti posteriori della vita. Che non è comunque poco ma non è quello che avrei voluto.

Dovrò sopportare

Domani dovrò sopportare che alcuni dei famosi “vecchi chiodi rugginosi” vengano smossi.

So già che mi farà male e infatti fin da ora mi sto preparando. L’idea non mi sorride per niente, ho paura di cadere nello sprofondo, di venire a sapere cose che preferivo aver dimenticato ma comunque, prima o poi, avrei dovuto.

L’ho sempre saputo che mi sarebbe toccato ma mi sono sempre illuso che questo momento sarebbe arrivato “poi”… E invece eccolo qui.

Ho 26 ore di tempo e una vita per averne paura.

Tutto sommato i chiodi sono ancora là…

Staccare per un pochino dalla turbolenza infetta che in questo perio sta spazzando la nostra povera Italia mi fa bene.

La prima tranche delle vacanze è andata benissimo: ora arriva la migliore.

Alcuni dei chiodi rugginosi sono ancora lì… A fare male ed a ricordarmi che a volte i problemi non si risolvono così facilmente come vorremmo.

Inoltre tra poco ci saranno due anniversari molto dolorosi per me e non sono sereno a riguardo.

Ho paura.

Una pausa. Un respiro forte, un attimo di concentrazione.

Non vorrei essere diverso da quello che sono neanche se potessi perchè se immagino altre persone ad affrontare quello che ho affrontato io o quello che devo affrontare, mi piglia male.

Al “mittente quasi misterioso”

Quando vorresti gridare a tutti il tuo dolore e sai che non puoi…

Questo blogghino è dedicato a chi mi ha spedito una mail il 16 maggio… Dedicato con affetto e con il dispiacere di non potere essere più chiaro di quanto sarò. Esistono problemi che affondano le loro radici nel passato remoto di una persona. Problemi di cui non ci si accorge, che “non esistono”, asintomatici per un certo periodo di tempo.

Poi, qualcosa fa esplodere il problema. Ci sono avvisaglie che purtroppo non si è in grado di interpretare, ci sono piccoli sintomi che si associano alla vita quotidiana. Piccoli essudati di cui non si capisce l’origine.

Poi c’è l’esplosione. Violenta e incomprensibile. Tanto più violenta quanto più il problema ha fatto in tempo ad insidiarsi dentro di te, subdolamente. Tanto più incomprensibile quanto più il tuo stile di vita, il tuo “modo di essere” è scardinato e ribaltato come un guanto. Quando capisci cos’è, poi, ti si apre un baratro sotto i piedi: il cammino che si dipana davanti a te è tortuoso, difficile e tutto in salita ma ancora non sai quanto ti costerà percorrerlo… E costerà… Costerà…

L’istinto è quello di gridare ai quattro venti quanto stai male, quasi a mendicare pietà e amicizia. L’istinto è quello di lanciare SOS a chiunque. La realtà è che il tuo dolore, il tuo male ti isola. Vuoi isolarti perchè osservi intorno a te e vedi che, le persone sulle cui spalle vorresti piangere sono inaffidabili, sono “distratte” (se vogliamo dire così), sono pettegole, sono piene di pregiudizi, non sanno “ascoltare”, sanno solo “sentire” e senza fare domande, creare elucubrazioni che stanno in bilico tra il ridicolo, l’offensivo e l’inconsistente.

Tu però sei troppo debole, troppo fragile per reagire adeguatamente a questi “poveri di spirito”, per cui ti chiudi. Chiudi porte e finestre, a volte dipingi la facciata di colori allegri e chiassosi, a volte invece la dipingi di nerofumo. Chi sta fuori non capisce come mai tanti cambiamenti ma a te, ormai, non interessa. La tua difesa è il silenzio. Difesa che diventa abitudine, modo di vita talmente ben assimilato che non distingui quasi più se è davvero tuo o se è un comportamento indotto.

Vedi, carissimo mittente di quella mail… Posso immaginare come devi esserti sentito. Non posso fare altro, per ora, se non garantirti che non ho fatto niente con l’intenzione di apparire come tu mi hai correttamente descritto. Non volevo (se può servire qualcosa dirtelo ora). Volevo, semmai, l’opposto. Volevo saperti vicino, sentire che “c’eri”. Non mi sono fatto capire e me ne dispiace.

chiodo03.jpgCi sarà un tempo in cui io sarò “guarito” e potrò raccontarti cosa è successo il 1° settembre del 2000, quali sono i “chiodi rugginosi” che mi porto dentro (che in questi giorni stanno facendo ancora più male, se mai fosse stato possibile. Un male che trovo davvero difficile da accettare, da sopportare quotidianamente). Ora non posso. Anche se volessi, credimi, non posso.

Non so cosa altro posso dirti. Anzi, per ora non voglio dire altro. Ci vedremo e se sarà il caso parleremo.

Sinceramente,

GILMORSPEZZABRACCINE

Vecchi chiodi rugginosi

chiodo02.jpgChe difficoltà…

Quanto ci sarebbe da dire su questo malessere sottile di questo periodo. GT credo che stia diventando matto a furia di starmi dietro, però nessuno meglio di lui può capire. Ogni sera la stanchezza mi balla il tip-tap sulla schiena e gli occhi mi diventano due palle da tennis con le venature rosse. Il sonno è tormentoso, con sogni strampalati che si rincorrono e che non lasciano ricordi. Il risveglio è leeeento e ci metto più del solito a risistemare le circonvoluzioni cerebrali che durante la notte si sono mischiate tutte. Ho mille cose da fare ma ho duemila scuse per non farle. Sono nella situazione di non sapere cosa voglio esattamente e di sapere esattamente cosa non voglio ma non so nè come ottenere quello che voglio, nè come evitare quello che non voglio. Ci sono mille cose che non mi piacciono e che mi trovo costretto a subire: inutile aggiungere che questo mi crea non pochi problemi; chi mi dice che tutto si risolverà, sicuramente non è passato attraverso questi problemi e vorrei davvero che si tappasse la bocca, perchè frasi del genere riescono sul serio a svegliare il Barbaro che è dentro di me. Poi ci sono i vecchi chiodi rugginosi piantati con forza nella mia anima, con i quali devo fare i conti tutti i giorni. Tutti i giorni. Tutti i giorni. Vorrei davvero che qualcuno si prendesse sulle sue spalle questo fardello ma, dannazione, è proprio l’unica cosa che non è possibile fare. Mi accontenterei anche solo di restituire il favore, di ripiantare questi maledetti chiodi a chi me li ha infilzati ma neanche questo si può fare. La cosa ridicola, è che non posso neanche più estrarli.
Mi viene da vomitare.