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Urania e Connettivismo.

Sergio Altieri, Giuseppe Lippi e Francesco Verso
Sabato 21 Novembre si è svolta la celebrazione per il 5° anniversario del movimento culturale connettivista. Sfortunatamente, a causa di un inconveniente personale non ho potuto partecipare fino alla fine dell’evento ma ho fatto in tempo ad assistere alla presentazione del romanzo E-Doll di Francesco Verso.
Qualcuno, forse, potrebbe dire che alla mia età bisognerebbe evitare alcuni comportamenti fanciulleschi. Qualcuno, probabilmente, potrebbe pensare che io sia rimasto ad uno stato emotivo adolescenziale. Qualcuno, temo, potrebbe sospettare una captatio benevolentiæ anche se non riuscirei a vedere la motivazione di tale comportamento.
Io penso che quando l’emozione è forte come è stata forte l’emozione che ho provato sabato sera, questa debba essere vissuta appieno, goduta fino in fondo alla faccia di chi predica morigeratezza e un aplomb che a volte non mi si confà affatto.
Alla presentazione del libro in questione c’erano Sergio Altieri e Giuseppe Lippi e questi da soli basterebbero a darmi qualche extrasistole. Eh già, perchè stiamo parlando delle due persone che, dopo il binomio Fruttero & Lucentini che sono stati i responsabili di Urania dal 1961 al 1986, hanno portato la Fantascienza in Italia a vette di inusitata qualità, proponendo sempre il meglio per chi di Fantascienza praticamente se ne nutre quotidianamente (come il sottoscritto, ad esempio), aprendo anche le porte (parole di Giuseppe Lippi) alla pletora di scrittori italiani che hanno finalmente avuto voce in questo affascinante genere letterario e che ci hanno sempre gratificato con romanzi davvero notevoli (spero di non essere il solo a ricordare, ad esempio, Nicoletta Vallorani con il suo “Il cuore finto di D.R.” del 1994, Urania n° 1215).
E proprio di romanzi italiani si parla!! Ho avuto il piacere di conoscere personalmente Francesco Verso (al quale ho fatto anche da fotografo non ufficiale, spero con risultati decenti… Però, Francesco, il menu della macchina fotografica potevi anche lasciarmelo in italiano…
) che si è dimostrato una persona estremamene piacevole e disponibile. Non è finita qui, fortunatamente: alla presentazione c’erano anche Dario Tonani, autore tra l’altro e non solo di Infect@ e Algoritmo Bianco, Giovanni de Matteo, cofondatore del Connettivismo e autore anche lui “tra l’altro e non solo” di Sezione π². C’era anche Silvio Sosio, ovviamente, e di sicuro mi sarò perso qualcuno ai quali porgo le mie scuse.
Ovviamente c’era il gotha del movimento connettivista, con il sempre dinamico Alex Tonelli, Mario Gazzola, Lukha Kremo Baroncinij e davvero un mare di altri connettivisti. Oh, siete troppi, non mi ricorderò mai tutti i nomi…
Insomma: c’era la Fantascienza italiana al gran completo. E c’ero io che spero proprio di non aver fatto la figura del fessacchiotto perchè ero emozionato fin dentro il midollo.
Perchè quando si ascoltano i discorsi, ad esempio, di Sergio Altieri, non si può restare indifferenti e non iniziare a riflettere. Perchè quando la propria strada tocca quella di persone così creative come tutti gli scrittori che erano presenti quel sabato e la strada di persone che hanno dedicato la propria professionalità, se non la propria vita alla Fantascienza come Giuseppe Lippi, non si può non provare un senso di meraviglia e di felicità che non potrei descrivere in altro modo se non fanciullesca.
Probabilmente, nel mio caso personalissimo, c’è anche un piccolo senso di rivalsa nei confronti di chi in passato bollò questo genere letterario come “cazzatelle per chi non ha un cazzo da fare nella vita” o per chi vaticinò che “con la Fantascienza non si può andare da nessuna parte”. Forse quel senso di rivalsa è un po’ più grande di quanto vorrei ammettere.
Per gli innumeri mondi che ho visto, tutti i possibili futuri che ho vissuto, le ucronie oscillanti tra paradisi più o meno umani e transumani e le distopie più terrificanti, tutti gli spunti di riflessione che ho affrontato, tutte le persone che ho incontrato, i mostri che hanno popolato le mie notti (e sovente anche i miei giorni) con il naso infilato nelle pagine di un libro, per tutte le fantasie, teorie, follie e tutte le emozioni che ho provato.
Per tutto questo è valsa la pena arrivare fino a qui e a chi mi dice che non me ne viene in tasca nulla, che non è il mio lavoro e che forse non lo sarà mai, che in fin dei conti che cosa ci guadagno… A costoro va il mio avvertimento che il mio sverzillatore universale ad inversione di matrice quantistica è sempre disponibile per fottergli qualche milione di neuroni.
ZOT!
Rinascimento Letterario Italiano: la Fantascienza di Francesco Verso
Devo confessare che è sempre una discreta emozione quando Urania propone autori italiani. È estremamente piacevole sapere che il made in Italy non si limita a vestiti, automobili, pizza, pasta, malcostume e mafia. Trattandosi poi di letteratura, la cosa assume connotazioni importanti che dovrebbero trovare il giusto e dovuto spazio presso i media nostrani e perchè no, anche quelli non strettamente italiani.
Il passaparola che ha preceduto E-Doll mi ha incuriosito parecchio. Ho avuto modo di conoscere l’autore, Francesco Verso, in qualità di Admin del forum dei Connettivisti (dove spero che qualcuno mi conosca con il mio nick, E=mc² e dove Francesco può essere trovato con il nick Xabaras) ma è stato un contatto puramente formale.
Il primo vero contatto l’ho avuto leggendo il suo secondo romanzo, E-Doll e come ho avuto modo di scrivere su Facebook….
“Ho appena finito di leggere E-Doll. Impressionante. Nel senso più “buono” che tale aggettivo può avere in questo caso. Nonostante non è il genere di FS che più mi piace, è un romanzo davvero stupendo. Uno di quelli, per intenderci, che ho comperato in duplice copia (da buon collezionista).
Neologismi geniali e perfettamente integrati nella trama per niente scontata e dipanata in maniera estremamente scorrevole e coinvolgente.
1010 E LODE!
”
Precisando che 1010 in binario = 10 in decimale, ora che ho riletto il romanzo una seconda volta non posso che confermare quanto detto sopra. La narrazione scorre fluida, le immagini che si formano nella mente durante la lettura sono vivide e vitali, quasi che Francesco riuscisse a portarci nel suo metaverso, come un osservatori di un videogame multisensoriale. Non sono molti gli autori capaci di tanto, vero?
Il finale, seppur non nuovo nella narrativa non solo fantascientifica (il dramma della creatura di Victor von Frankenstein, la struggente lotta dell’ Uomo Bicentenario o dell’androide Roy Batty), è raggiunto in maniera originale e non poteva essere diversamente, vista l’originalità del romanzo stesso.
Sono ben felice di aver comperato questo lavoro. Parteciperò alla NextCon 2009 per poter complimentarmi di persona con Francesco.
Nel frattempo è possibile gustarsi il booktrailer di E-Doll, direttamente da Youtube. Buona visione ma soprattutto buona lettura!
Un dio che osserva
Questa mattina, al fresco di un tranquillo paesino, stavo leggendo il libro “Alice nel paese dei quanti” di Robert Gilmore quando mi è venuta una sorta di folgorazione. Non credo di essere il primo a pensare una cosa del genere ma ciononostante ci sono rimasto piuttosto perplesso.
Nelle pagine 38 e 39 dell’edizione italiana a cura della Raffaello Cortina Editore per la collana Scienze e Idee, viene esposto in maniera ultrasemplificata l’interpretazione di Copenhagen della fisica quantistica: l’universo è una “miscela di stati” che si concretizza in maniera non controllabile (ovvero totalmente casuale) in uno stato specifico nel momento in cui esiste un osservatore, fenomeno conosciuto come riduzione delle ampiezze.
L’obiezione sollevata nel libro sta nel fatto che se questo fosse vero, dovrebbero esistere per lo meno sette miliardi di “realtà effettive”, una per ogni osservatore dotato di intelletto (evito di impelagarmi per ora nel concetto di osservazione da parte di creature non dotate di intelletto).
Al che mi è balenata un’ idea: l’interpretazione di Copenhagen potrebbe essere valida anche per un essere supremo? Per un dio?
O in altre parole: potrebbe esistere, nell’universo retto dalle regole della fisica quantistica, una divinità che in quanto Osservatore Supremo, plasma la realtà che noi viviamo?
Questo comporta alcune riflessioni, però…
- perchè questa “entità superiore” e non noi, ha il potere di ridurre le ampiezze? Cosa lo differenzia da noi e perchè solo la sua osservazione influenza l’universo e non, ad esempio, la mia?
- potrebbe invece il nostro universo essere il risultato di una serie di osservazioni simultanee? Potrebbe il nostro universo essere una sorta di “realtà democratica” dove la maggioranza degli osservatori influenza la realtà ignorando la minoranza?
- questo non sarebbe la prova della “correttezza” del presupposto della religione cristiana che dice che “dio fece l’uomo a sua immagine e somiglianza”? È ovvio che sia così ed è altrettanto ovvio che dio deve essere per lo meno antropomorfo, se non totalmente umano ma allora mi torno a chiedere perchè quell’umano ha avuto il potere di plasmare la realtà e non la mia vicina di casa?
Sono riuscito a spiegarmi?
Perchè il Movimento Connettivista deve conquistare Second Life
Prima di imbarcarmi in questo minuscolo trattatello, sento il dovere di fare due importanti premesse:
- è da molto poco che mi sto avventurando su Second Life
- è da molto poco che sto orbitando intorno al Movimento Connettivista
Fatte queste premesse, passo ad esporre le mie motivazioni per le quali il M.C. deve duplicarsi anche nel cybermondo di S.L.
La prima considerazione è puramente filosofica. Cito a questo proposito il Manifesto del M.C. che recita testualmente…
Viviamo nel cyberspazio, siamo dappertutto.
Viviamo nella connessione e siamo protesi verso il futuro. Per questo NOI SAREMO TUTTO
Secondo me, solo per queste due affermazioni, non c’è nemmeno da chiedersi se il Connettivismo dovrebbe o meno duplicarsi su S.L. Non è neanche un obbligo, è semplicemente un passo naturale, una ovvia evoluzione, uno sviluppo inevitabile.
Altrimenti sono convinto che il Manifesto perderebbe di valore e di senso. Diventerebbe solo una bella e affascinante sequela di parole senza alcuna anima o fuoco sacro alle spalle.
Ma oltre a trattare della questione filosofica che si autoesplica da sola con le parole del Manifesto, ci sono anche altri validi argomenti a sostegno della Transazione.
Da quel poco che ho visto di S.L. mi è parso di capire che le potenzialità di quell’universo digitale siano pressocchè infinite, esattamente come predetto da William Gibson, Neal Stephenson e non ultimo (anzi) il nostrano Alessandro Vietti, oltre che da altri numerosi scrittori di Sci-Fi.
Il cybermondo di S.L. permette una totale malleabilità della realtà digitale che si piega, nei limiti della fantasia dei co-creatori di mondi e di alcune regole di comportamento, alla volontà dei suoi abitanti. Certo, come ogni cosa ha dei costi, a meno che non si abbia molto tempo e molta pazienza per diventare dei designer. La terra ha un costo (nihil sub sole novi…), parecchie altre cose hanno un costo ma, soprattutto per noi europei, questi costi sono decisamente affrontabili.
Ma torniamo in argomento: perchè mai una corrente artistica quanto mai variegata come quella del Connettivismo dovrebbe mettere piede, mano, cuore e cervello nel cybermondo?
Perchè nel cybermondo ci sono tutte quelle realtà che sono sempre state le colonne portanti del Movimento. Gli avatar “viettiani”, la possibilità di strutturare i luoghi nella più totale libertà di edificazione, anche sfidando le leggi fisiche che possiamo tranquillamente ignorare.
Una sede Connettivista in S.L. è come un sito web dotato di spessore, sia fisico (grazie alla terza dimensione) che intellettuale. L’architettura riflette gli ideali e le spinte creative ed emotive, la possibilità di vedere e interagire con i visitatori, pone questo media parecchi gradini più in alto di qualsiasi sito web tradizionale.
La possibilità di interagire con la voce e non solo con una chat di solo testo permette di lasciar passare anche una parte della comunicazione non verbale che è una componente importantissima delle interazioni umane.
Inoltre, come qualsiasi applicazione web che si rispetti, esiste la possibilità di usare una land come punto di vendita di prodotti reali (libri, dvd o quant’altro) nonchè come punto di aggregazione aspaziale per reading, meeting o comunque per momenti di aggregazione.
Mentre scrivo sto pensando alla futura sede dei Connettivisti dove chiunque può scaricare dei brani dei libri o delle piccole sequenze di video e magari invece può acquistare per pochi L$ (Linden dollars) la maglietta del vero Connettivista o qualche altro simpatico gadget, così come potrebbe acquistare online dei libri o, previa registrazione, scaricare interi video.
Insomma, le opportunità sono davvero infinite. Il rischio di tutto questo è la sindrome di Woody Allen: troppa libertà che porta alla non-azione, al sentirsi smarriti e frustrati.
Per questo ritengo che ci voglia uno “zoccolo duro” di Connettivisti che si impegni ad operare attivamente per creare e definire la forma fisica e intellettiva della sede digitale, popolarla di lavori, scritti, disegni, video, audio (sto pensando ad esempio alle playlist della trasmissione Tersicore che potrebbero essere messe in streaming), insomma, darle vita e renderla un posto dinamico. Ci vogliono persone che abbiano voglia seria e proattiva di essere dei plasmatori e non solo abitanti.
Il grosso “contro” di S.L. è che non si fa da sola… Ci vuole qualcuno che la faccia, che le dia forma, che insuffli l’alito di vita digitale. Noi, se mi è permesso parlare di me come di un Connettivista, dobbiamo essere la divinità di carne che travasa lo spirito nel corpo digitale ma questo richiede sforzo, tempo, dedizione e soprattutto richiede di accettare il cybermondo come una realtà e non come un videogioco o un passatempo.
Abbiamo gli ammonimenti dei Maestri Visionari che ci hanno già spianato la via, che ci hanno detto a cosa dobbiamo stare attenti e cosa invece è cibo per i nostri avatar.
Abbiamo la strada, abbiamo le istruzioni per l’uso.
Cosa vogliamo di più? Siamo pionieri, alla scoperta di una nuova frontiera che è lì, pronta per essere colonizzata.
Non siamo flaccidi vacanzieri che si spostano in prima classe!
Bisogna avere il coraggio di varcare lo specchio per poter capire che siamo noi che possiamo e dobbiamo determinare la profondità della tana del Bianconiglio.
Second Life goes Nextialist!
Data : 30 Luglio 2008
Ora : dalle ore 21,00 in poi
Luogo : Amberaldus (218,238,79) presso la sede del Delos Book Club
Che cosa faremo, quella sera?
Ci presenteremo, presenteremo i rispettivi avatar e discuteremo delle possibilità offerte dal mondo virtuale di Second Life. Interverrà anche Elisabetta Vernier che molto gentilmente ha accettato di aiutarmi nel progetto SLGN. Se non conoscete Elisabetta, potete trovare alcune notizie su di lei presso Wikipedia –> Elisabetta Vernier.
ORDINE DEL GIORNO
- Il Connettivismo nel cyberspazio. Che ci andiamo a fare?
- Attività online: reading, streaming audio/video, vendita. Valutiamo le reali opportunità.
- Problematiche tecniche e possibili soluzioni: quale PC? Quale connessione?
- Problematiche etiche e possibili soluzioni: disagio, straniamento e perdita di identità.
- Varie ed eventuali.
Vi ricordo che per poter partecipare è necessario e indispensabile:
- Essersi registrato sul sito di Second Life –> https://join.secondlife.com/
- Avere scaricato il client gratuito –> http://secondlife.com/support/downloads.php
ROADMAP
Fino ad oggi (21 Luglio 2008) è stato fatto poco o nulla perchè sto aspettando che la banca mi metta a disposizione un conto online dedicato a questo progetto, dopodichè il passo immediatamente successivo sarà quello di creare un gruppo ufficiale per il quale X ha già scritto una breve ma efficace descrizione. Vi ricordo anche che il gruppo che sarà creato, ha bisogno di iscritti secondo regole molto ferree, per cui, onde evitare di perdere definitivamente e per sempre il nome Connettivisti, vi pregherei di iscrivervi numerosi, indipendentemente dalla vostra frequentazione effettiva.
Eliver ci ha generosamente offerto spazi di ritrovo presso la sede del Delos Club; questo ci permetterà di sperimentare per bene la nostra “seconda vita” ma l’obiettivo è quello di creare una nostra sede, per la qual cosa ho assolutamente bisogno di collaboratori.
L’idea di base è quella di provare, per 365 giorni di calendario, se l’avventura nel cyberspazio è affrontabile, utile e divertente. Provare, tuttavvia, non significa solo collegarsi e chattare ma anche essere propositivi, impegnarsi nella collaborazione e mettersi di buona lena ad imparare qualcosa di nuovo, se come prevedo, sarà necessario. Per quel che mi riguarda, mi metto a completa disposizione di chiunque mi richieda aiuto con la preghiera di tenere presente che da domani inizierò a lavorare a tempo pieno e che quindi, soprattutto per il periodo di prova, sarà parecchio difficile trovarmi online su SL, molto più semplice trovarmi su Skype ma non aspettatevi che risponda immediatamente. Non mi va di farmi beccare con “le mani nella marmellata” proprio all’inizio della mia nuova carriera. Spero che capirete.
DISCLAIMER
Second Life ha dei costi. Inutile illudersi. Comperare terra, costa. Di questa cosa ne sono perfettamente consapevole e anche grazie a Elisabetta che ci presta un luogo dove poter iniziare a sperimentare le nostre attività, ho deciso che finchè non si deciderà di ampliare le attività Connettiviste (creare un quartier generale, iniziare attività di vendita o comunque attività importanti come i reading), mi accollerò personalmente le spese che, detto per inciso, non sono particolarmente onerose e che comunque mi sarei accollato per comperare una mia land da personalizzare.
Qualora questo progetto decollerà come mi auguro, allora si ripenserà a distribuire i costi su chi vorrà farsene carico e come si dice in Messico, mi casa es su casa. Per avere un’idea di quello che si andrà a pagare, fate riferimento sempre e solo al sito ufficiale —> http://secondlife.com/land/pricing.php
Se il progetto invece non troverò terreno fertile (sciagura e disgrazia!!), il Gruppo rimarrà comunque a disposizione dei Connettivisti mentre eventuali land, oggetti, prims o quant’altro da me acquistati, rimarranno di mia proprietà.
Spero di essere stato assolutamente chiaro. Mi auguro che qualsiasi cosa venga discussa qui o in real, con serenità e maturità. Personalmente tengo moltissimo alla realizzazione di questo progetto e ancora di più ai buoni rapporti che stanno nascendo con questo Movimento, per cui vorrei che sia tutto realizzato in armonia e sintonia e per questo sono disposto a discutere fino alla nausea perchè tutto vada liscio e preciso e senza alcun problema.
Come ho già avuto modo di dire, è a disposizione il mio numero di cellulare per chiunque abbia bisogno di un contatto diretto.
Il mio IM Skype è andrea_bau mentre gli altri IM li potete trovare nel mio profilo.
Forza e coraggio, se vogliamo essere tutto, bisogna darsi da fare anche nel Cyberworld!
Un racconto di F. Brown
LA SENTINELLA
di Fredrick Brown
Era bagnato fradicio e coperto di fango e aveva fame freddo ed era lontano 50mila anni luce da casa. Un sole straniero dava una gelida luce azzurra e la gravità doppia di quella cui era abituato, faceva d’ogni movimento un’agonia di fatica. Ma dopo decine di migliaia d’anni, quest’angolo di guerra non era cambiato. Era comodo per quelli dell’aviazione, con le loro astronavi tirate a lucido e le loro superarmi; ma quando si arriva al dunque, tocca ancora al soldato di terra, alla fanteria, prendere la posizione e tenerla, col sangue, palmo a palmo. Come questo fottuto pianeta di una stella mai sentita nominare finché non ce lo avevano mandato. E adesso era suolo sacro perché c’era arrivato anche il nemico. Il nemico, l’unica altra razza intelligente della galassia… crudeli schifosi, ripugnanti mostri. Il primo contatto era avvenuto vicino al centro della galassia, dopo la lenta e difficile colonizzazione di qualche migliaio di pianeti; ed era stata subito guerra; quelli avevano cominciato a sparare senza nemmeno tentare un accordo, una soluzione pacifica. E adesso, pianeta per pianeta, bisognava combattere, coi denti e con le unghie.
Era bagnato fradicio e coperto di fango e aveva fame, freddo e il giorno era livido e spazzato da un vento violento che gli faceva male agli occhi. Ma i nemici tentavano di infiltrarsi e ogni avamposto era vitale. Stava all’erta, il fucile pronto.
Lontano 50mila anni-luce dalla patria, a combattere su un mondo straniero e a chiedersi se ce l’avrebbe mai fatta a riportare a casa la pelle.
E allora vide uno di loro strisciare verso di lui. Prese la mira e fece fuoco. Il nemico emise quel verso strano, agghiacciante, che tutti loro facevano, poi non si mosse più.
Il verso, la vista del cadavere lo fecero rabbrividire. Molti, col passare del tempo, s’erano abituati, non ci facevano più caso; ma lui no. Erano creature troppo schifose, con solo due braccia e due gambe, quella pelle d’un bianco nauseante e senza squame…
(tratto da ‘Tutti i racconti (1950-1972), Fredrick Brown, 1992, A. Mondadori Editore)
Parentesi surreale
Il terzo giorno è iniziato male.
Di merda.
E non in senso metaforico.
Durante quel delizioso interludio che è la colazione con la mia compagna, con tazzone di latte e cereali, coperta di pile e televisione didattica, può capitare di imbattersi in qualcosa che segnerà per sempre la giornata.
Nella fattispece si trattava di un documentario su un branco di ippopotami che pascolavano in una immensa pozza di acqua sorgiva, microcosmo di una quantità impressionante di forme di vita diverse.
Ciò che ha strozzato i nostri esofagi è stata la constatazione di come tutto l’ecosistema di quel piccolo lago fosse sostenuto dalle feci ippopotamesche. Con dovizia di immagini, primi e primissimi piani di voluminose brioches di letame prodotte in diretta, ci siamo congelati sulla pletora di pesci che facevano a gara, dietro il sedere del serafico bestione, ad accattarsi i migliori e più gustosi pezzi di cacca.
Ammirare l’ippo che saltellava nell’acqua scagazzando come nessuno potrebbe immaginare e un branco di pesci attaccati al culo che depredavano pezzi più o meno ragguardevoli di deiezioni è stato uno spettacolo piuttosto forte.
I gamberetti che invece piluccavano serafici i pezzetti d’erba da monumentali pagnotte di scarti organici sembravano quasi tranquillizzarci, regalandoci il lieto paragone di mosche sulla canonica boascia di vacca.
Il documentario è andato avanti per una buona mezz’ora a decantare l’incredibile potere probiotico di questa sostanza, sottolineando con un (IMAO) sadicissimo piacere come, in un modo o nell’altro, tutti gli abitanti acquatici di quella pozza, dipendessero dai capricci intestinali di un branco di ippopotami.
Il blocco gastrointestinale ci è arrivato allorquando abbiamo ammirato un ippopotamino appena scodellato: tutto grazioso, cicciottino e con il classico fascino del cucciolo per cui anche l’animale più ripugnante riesce ad attirarsi qualche simpatia (homo sapiens sapiens in primis). Questa deliziosa creaturina, dopo la poppata al capezzolo materno, si è avventato con famelica felicità nello strato di merda materna, mangiandone a sazietà.
A quel punto molte cose sono cambiate in noi. Prima di ogni cosa, la dimensione del nostro stomaco che si è ridotto al volume di una lenticchia costringendoci a ragguardevoli sforzi per non espellere violentemente la colazione appena consumata.
Dopo il luculliano banchetto, per ragioni non meglio precisate, la mamma ippopotamessa ha preso a dentate il suo cucciolo, uccidendolo.
Se un mio eventuale figlio dovesse mangiare le mie feci, prima di accopparlo lo porterei da un bravo psichiatra ma supponendo che non esistano ippopotami psichiatri o psichiarti per ippopotami, credo di capire il gesto della madre.
Al di la della antropomorfizzazione della situazione e di alcune scene, cosa che crea un facile terreno per coprolalia d’accatto (appunto…) il documentario in se era stupendo. Le immagini davvero meravigliose. Non chiedetemi su che canale televisivo fosse. Non chiedetemi niente perchè ogni ricordo tecnico è irrecuperabilmente perso, soppiantato da immagini che preferirei dimenticare.
Certo, se avessimo fatto colazione qualche minuto prima probabilmente non ci saremmo strozzati e non avremmo rischiato il ritinteggio del soggiorno con motivi fantasia ma tant’è.
Il vero problema è stato che poi, durante la manifestazione, ho creato disturbo in giro raccontando “in loop” le scene migliori di questo documentario con reazioni che andavano dallo sguardo infastidito alle fughe schifate.
A costoro mi rivolgo con questo articoletto: perdonate la mia fastidiosa veemenza nel narrare insistentemente ad ogni anima che mi passava accanto, questo episodio. Non posso promettere che non lo farò più.
L’ho appena rifatto.
Ma se ci reincontreremo, sorridetemi con amicizia e comprensione, ‘che Puk non è un mentitore e Puk i danni vi rifonderà.
Che c’entra Shakespeare? Niente, però fa sempre molto “cool”…


