Ancora Walliman sulla MQ

Tanto per smentire le solite voci che affermano che “nessuno ci capisce nulla sulla Meccanica Quantistica”…

“…QM is complicated but it does not mean we can’t talk about it at all! […] QM is the description of the smallest things in our universe. How they work when interacting with light. The fundamental rules of the universe. […] We do understand QM. Hard to picture in our head but perfectly described by mathematics…”

Cosa pensa Dominic Walliman sulla divulgazione scientifica

Pochi ma concisi pensieri per chi vuole intraprendere la carriera del divulgatore o per chi l’ha già intrapresa e ogni tanto ha bisogno di una rinfrescata.

Ogni tanto è giusto guardarsi allo specchio e dirsi queste cose. Perchè a volte c’è il rischio che chi divulghi sviluppi un subdolo senso di onnipotenza e possa soffrire di una sindrome che spesso si associa invece a chi vede nella Scienza il “nemico”: il famigerato Effetto Dunning-Kruger.

  • admit you don’t know
  • don’t feel bad
  • don’t feel bad to ask
  • start off in the right place:
    everyone got a different background and set of knowledge.
    explain the informations in terms they can already understand.
    ask questions about what they know like
    – do you already got this?
    – is this making any sense?
  • don’t go too far down the rabbit hole
    people get only a certain amount of informations at any time
    better 3 things that can be remembered
  • clarity beats accuracy
  • explain what you think is cool
    show enthusiasm for the subject
    show how it is relevant for their lives with examples
  • science should not be about wether you are good at it or not. It should be wether you are interested
Dominic Walliman

Le 5 cose che (forse) non sapete sulla Meccanica Quantistica

La Meccanica Quantistica (d’ora in avanti abbreviata in MQ) è una delle branche della Fisica che più ha suscitato interesse nella popolazione dei “non addetta ai lavori” accendendo una infinità di riflessioni, spunti di discussione, dubbi e critiche fin dalla sua nascita che possiamo far risalire al 1900, quando Max Planck ipotizzò che qualsiasi sistema atomico che emette energia può teoricamente essere diviso in un esatto numero di “elementi energetici” discreti (i “quanti”) in modo tale che ciascuno di questi elementi energetici sia proporzionale alla frequenza con cui ciascuno di essi irradia energia individualmente.

Immagine pubblicata originariamete da Claes Johnson. Tradotta dall’autore.

Perchè la MQ è diventata così famosa? Perchè ha catalizzato l’attenzione di praticamente tutto il mondo, sia in bene che, purtroppo come vedremo, in male?

Perchè è maledettamente controintuitiva e al contrario della Meccanica Classica che permette di prevedere il risultato di un determinato evento conoscendone gli stati iniziali, la MQ è probabilistica: alcuni eventi, quantità e informazioni non vengono definiti con risultati precisi e univoci ma sono una probabilità che un evento possa capitare in un determinato spazio e in un determinato tempo.

Facciamo un esempio pratico: la Meccanica Classica ha permesso di lanciare una sonda grande più o meno come una lavatrice (1 x 1 x 0,8 metri di volume per 100 kg di massa) a cavallo di un’altra sonda altrettanto minuscola (2,8 × 2,1 × 2 metri di volume per 1.230 kg di massa) su una cometa di forma a dir poco bizzarra (18,7 km3 di volume totale distribuiti su due lobi di 4,1 × 3,3 × 1,8 km e di 2,6 × 2,3 × 1,8 km: praticamente una cometa a forma di paperella da bagno!) che si spostava alla velocità di 15,38 km/s. Tutto questo dopo un volo di 10 anni e dopo aver accumulato una distanza dalla Terra di 726.180.123 km e un viaggio totale di 7.978.714.971 km.

Abbiamo parlato della storica missione ESA per l’esplorazione della cometa 67P/Churyumov–Gerasimenko (67P). Un vero trionfo per la Meccanica Classica che permette di studiare e predire eventi incredibilmente lontani nello spazio e nel tempo! Con la Meccanica Classica tutto viene univocamente determinato dalle condizioni iniziali.

Con la MQ tutto questo non è possibile.

Cerchiamo di capire perché non è possibile fare questo tipo di predizioni e nel contempo capiamo cosa è possibile fare, invece, di altrettanto stupefacente e assolutamente indispensabile per la nostra vita quotidiana!

Partiamo quindi dando alcune definizioni indispensabili.

1 – COSA É LA MECCANICA QUANTISTICA?

É la Fisica degli oggetti più piccoli in Natura. Così piccoli che non vengono più considerati “oggetti” come li intendiamo noi.

A qualcuno potrebbe suonare strano che si parli di “Meccanica” e di “Fisica” indistintamente ed è giusto provare a dare una definizione quanto più accurata possibile: all’atto pratico non c’è differenza tra Meccanica Quantistica e Fisica Quantistica (da qui in poi abbreviata con FQ). Sono la stessa branca della Fisica con nomi diversi.

É vero però che sono state evidenziate alcune definizioni raffinate che distinguono le due cose. Una di queste, la più razionale a nostro parere, descrive la MQ come un insieme di regole matematiche ben definite che descrivono esclusivamente le interazioni tra particelle subatomiche e la FQ come lo studio di quelle regole applicato a strutture più grandi e complesse come le molecole e le strutture cristalline di determinate sostanze.

In altre parole la FQ comprende, ad esempio, lo studio della fotosintesi clorofilliana che funziona splendidamente grazie ad un principio della MQ ma mentre questa studia il fenomeno indipendentemente da dove questo avviene (nella fotosintesi avviene nei clorosomi dei vegetali ma lo stesso identico fenomeno avviene nel nucleo del sole), la FQ studia il fenomeno correlato all’ambiente macroscopico dove questo avviene.

Esiste anche la Teoria Quantistica dei Campi conosciuta con l’acronimo QFT (Quantum Field Theory) che, in base alla definizione appena data, può essere considerata Fisica Quantistica dato che applica la MQ al concetto di campo.

A noi serve sapere che MQ e FQ sono la stessa cosa. Il termine “Meccanica” è più comune visto che i libri di testo a questo riguardo parlano costantemente di MQ (Messiah, Griffith, Sakurai giusto per citare i tre più famosi) e quindi verrà usato anche in questa sede.

La definizone che è stata data all’inizio di questo capitolo richiede anche di affrontare la questione su cosa siano le particelle subatomiche e perché non vengono considerate oggetti come li intendiamo noi.

Qui le cose iniziano a farsi entusiasmanti! Siamo stati abituati fin dalla scuola dell’obbligo a considerare le componenti fondamentali della materia come minuscole palline che formano strutture molto somiglianti ad un sistema planetario: un “sole” al centro di questa struttura e un numero variabile di “pianeti” che orbitano attorno al sole.

Stiamo parlando del nucleo dell’atomo e degli elettroni che orbitano attorno ad esso.

Questo è il “modello atomico planetario” sviluppato da Ernest Rutherford nel 1911 che però è scientificamente sbagliato: secondo le leggi dell’Elettromagnetismo, una carica elettrica in movimento irradia energia sottoforma di radiazione elettromagnetica e l’elettrone dotato di carica elettrica avrebbe dovuto perdere energia nelle sue orbite e alla fine collassare sul nucleo. Il che non è palesemente vero visto che siamo qui!

Questa cosa era nota già all’epoca ma il modello planetario era quello che al tempo forniva la risposta migliore ad una serie di domande ancora senza risposta.

Fu nel 1924 che Erwin Schrödinger propose il modello quantistico di atomo risolvendo il paradosso del modello di Rutherford.

Però questo modello obbligava ad accettare dei dati piuttosto bizzarri. Ad oggi questi dati sono universalmente accettati e scientificamente dimostrati ma per chi è abituato a pensare all’atomo come ad un minuscolo sistema solare la cosa farà venire qualche brivido giù per la schiena:

L’elettrone e più in generale le particelle subatomiche non sono particelle. Non sono minuscoli granelli fatti di chissà cosa che si muovono a velocità impensabili nello spazio.

Sono “campi quantistici” che godono di determinate proprietà; distribuzioni di probabilità all’interno delle quali nulla è conosciuto (a parte alcune proprietà costanti come la massa) fintanto che questi campi non interagiscono tra di loro.

Possiamo immaginarli come “nuvole di energia”: gli elettroni saranno nuvole avvolte attorno ad altre nuvole che assumeranno determinate caratteristiche interagendo con altre nuvole, comportandosi come particelle puntiformi in alcuni tipi di interazioni oppure comportandosi come onde in altri tipi di interazioni.

Una immagine della nuvola elettronica di un atomo di idrogeno

Paul Dirac prima e Richard Feynman più tardi formalizzarono alcuni dei concetti più bizzarri riguardo il comportamento di questi campi quantistici: possono avere soltanto alcuni valori e non altri; non è possibile stabilire con precisione il percorso di una campo ma solo una distribuzione di probabilità che indica dove questo potrebbe trovarsi.

Schrödinger stesso ebbe a dire che “Onda e particella sono immagini che ci vediamo obbligati a mantenere perché non sappiamo come liberarcene”. In realtà ce ne siamo liberati da tempo ma è anche vero che il modello di Rutherford è decisamente più intuitivo e di facile metabolizzazione, anche se scientificamente del tutto sbagliato.

Notevole, vero? Però questa ridefinizione del concetto di particella subatomica è indispensabile per comprendere meglio alcuni fenomeni della MQ che hanno reso questo campo della Fisica enormemente popolare!

2 – ALCUNI DEI CONCETTI DI BASE DELLA MQ

Esistono dei fenomeni all’interno della MQ che ancora oggi lasciano perplessi, nel migliore dei casi o sono addirittura in odor di magia.

Tutto questo è comprensibile ma noi siamo armati del concetto di “elettrone = nuvola di probabilità” e questo ci aiuterà sia a scardinare qualsiasi ipotesi magica sulla MQ che ad apprezzare ancora di più la magnificenza di questi fenomeni!

EFFETTO TUNNEL: l’esempio più canonico per spiegare come un elettrone possa passare attraverso un “muro” di energia è quello di una pallina lanciata su una finestra che rimbalza, tutti ci aspetteremmo dalla Fisica Classica e dal buonsenso che questa rimbalzi indietro, fino al momento in cui questa pallina passa attraverso la finestra materializzandosi istantaneamente dall’altra parte senza danneggiare in alcun modo la finestra.

L’effetto tunnel esemplificato

É normale che un comportamento come questo lasci interdetti e faccia pensare a qualche intervento soprannaturale ma stiamo usando la definizione sbagliata di particella, ricordate?

Proviamo a guardare allo stesso “gedankenexperiment” (esperimento mentale, come lo aveva definito Albert Einstein) sapendo che le particelle subatomiche sono nuvole piuttosto che palline.

Appare ancora così misterioso il fatto che una “nuvola” passi attraverso un muro di… Nuvole? Scommettiamo di no. Certo, è comunque bizzarro ma decisamente meno bizzarro di una pallina che attraversa un muro come fece il mago David Copperfield quando attraversò la Grande Muraglia Cinese!

SOVRAPPOSIZIONE DEGLI STATI: è un’altro fenomeno che ha stranito ben più di un paio di generazioni di scienziati e non. Proviamo a capirlo con un fidget spinner: questo giocattolo può ruotare facilmente in senso orario o antiorario ma di sicuro non potrà mai in alcun modo ruotare in senso orario E in senso antiorario contemporaneamente. Vi sfido a provarci!

Le particelle subatomiche invece lo fanno. Possiedono una caratteristica chiamata “spin” che identifica il loro verso di rotazione e fintanto che questo verso non viene analizzato esso avviene contemporaneamente in ambedue i sensi.

Vogliamo provare ad immaginare, invece della solita vecchia pallina (o del più moderno fidget spinner) una nuvola come abbiamo fatto prima? Con meno sforzo cognitivo possiamo vederla che ruota in due sensi contemporaneamente! Non appare più come una mostruosità!

ENTAGLEMENT: questa parola significa “ingarbugliamento”, “groviglio”, “intrico”. Ed è esattamente quello che ha creato nelle menti di noi profani. Una serie incredibilmente ingarbugliata di idee e ipotesi altrettanto ingrabugliate!

In realtà anche se Einstein stesso lo definì “spooky” (ovvero spettrale, inquietante) oggi è perfettamente compreso soprattutto grazie al lavoro del fisico nordirlandese John Stewart Bell1 e grazie a rigorosi esperimenti che lo hanno definitivamente acclarato2.

Una pittoresca rappresentazione dell’entanglement

L’entanglement è quel fenomeno secondo il quale, date due particelle che hanno determinate caratteristiche (dovute a interazioni reciproche o generate da uno stesso evento come il decadimento radioattivo) e che costituiscono uno stato quantico globale definito (pur mantenendo caratteristiche singole indefinite), nel momento in cui queste vengono separate e si misura una delle caratteristiche indefinite di una delle due particelle (rendendo definito lo stato precedentemente sconosciuto), la gemella assumerà istantaneamente uno stato definito anch’essa.

Indipendentemente dalla distanza, sia essa pochi micron o milioni di anni luce.

Purtroppo in questo caso, pensare ad una particella come nuvola non serve per rendere più comprensibile questo fenomeno che nondimeno esiste e funziona.

La fantasia galoppa sfrenata in questo caso e subito ci sono stati e ci sono tuttora “arditi pensatori” che affermano come l’entaglement sia la spiegazione per, ad esempio, la telepatia o il teletrasporto “alla Star Trek”. Sarebbe bello se fosse così ma ad oggi mancano qualsiasi dimostrazione scientifica sia dell’una che dell’altro.

3 – “COSA FA” LA MQ PER NOI?

Fino ad ora abbiamo affrontato un argomento affascinante ma tutta questa bellezza quali ripercussioni ha su di noi? La proverbiale “casalinga di Voghera” cosa se ne può fare, quotidianamente, di tutta questa meraviglia?

Verrebbe da dire “allacciate le cinture di sicurezza” perché state per entrare in un argomento che vi lascerà senza fiato! Quasi letteralmente!

La vita, per come la conosciamo, non potrebbe esserci senza la MQ: la fotosintesi clorofilliana funziona grazie all’effetto tunnel il che significa che respiriamo ossigeno e possiamo mangiare una gustosa insalata con succulenta bistecca grazie alla MQ.

Il nostro sole e quindi tutte le stelle sfruttano lo stesso effetto per generare fotoni all’interno dei nuclei stellari e quindi permettere la formazione delle condizioni favorevoli per lo sviluppo della vita.

La casalinga di Voghera, nella sfortunata ipotesi che stia male, potrà fare una tomografia a risonanza magnetica che invece sfrutta il principio di sovrapposizione di stati.

Magari verrà usato un microscopio ad effetto tunnel per capire meglio di cosa soffra la nostra casalinga.

E potrà assumere dei farmaci sintetizzati grazie alle tecnologie che sfruttano gli effetti della MQ.

Ci auguriamo che dopo la cura, questa casalinga potrà godersi una vacanza all’estero, facendo un volo in aereoplano che è controllato da un sistema GPS che a sua volta utilizza le oscillazioni degli atomi di cesio per tarare e sincronizzare gli orologi ultraprecisi necessari per il buon funzionamento dei dispositivi.

Ci auguriamo anche che possa guardare un bel film, durante il volo, proiettato su uno schermo LCD i cui componenti fondamentali, i LED, sono basati esclusivamente sugli effetti fotoelettrici della MQ.

Le porte d’ingresso dell’albergo dove alloggerà la nostra casalinga si apriranno automaticamente grazie a sensori ottici, i fotodiodi, che funzionano brillantemente grazie all’effetto fotoelettrico (che fece guadagnare un premio Nobel ad Albert Einstein).

Speriamo anche che l’albergo sia abbastanza sensibile alle tematiche ambientali da aver installato dei pannelli fotovoltaici, che sfruttano lo stesso principio appena menzionato.

E se questa nostra ormai guarita e scientificamente felice casalinga ha un gatto… Non è improbabile che lo faccia giocare con un puntatore laser. Che è forse la più appariscente applicazione della MQ, utilizzata dovunque!

Dove però assistiamo al trionfo indiscusso di questa disciplina è l’Informatica.

I transistor, che hanno permesso la diffusione capillare e la miniaturizzazione dei computer funzionano grazie all’effetto tunnel. Le fibre ottiche che trasportano migliaia di PB al giorno.

Noi siamo circondati da computer: laptop, desktop, smartphone senza contare un esercito di server che ci permettono di usare Facebook, Instagram, Whatsapp, Twitter e di giocare online, di fare ricerche e di contribuire alla crescita del database mondiale che è il World Wide Web.

Ogni volta che mettiamo un like, che carichiamo una foto, che telefoniamo, lo possiamo fare solo ed esclusivamente grazie alla MQ.

Non è finita qui: si sta studiando la computazione quantistica che sfrutta ancora una volta la sovrapposizione di stati per creare una nuova generazione di elaboratori ultraveloci le cui applicazioni trascendono letteralmente le barriere della Fantascienza.

Beh, la nostra cara casalinga ha a che fare con la MQ piuttosto spesso, no? Come tutti noi, d’altronde. E con estrema soddisfazione!

La nostra vita, dalle sue fondamenta agli apici più estremi è dovuta, mantenuta e abbellita da bizzarri fenomeni che stridono con il nostro senso comune ma che a dispetto di tutto quello che possiamo pensare, funzionano.

4 – É VERO CHE NESSUNO CI CAPISCE NIENTE A RIGUARDO?

Siamo arrivati al punto che è doveroso fare alcune considerazioni: la più importante è che non è vero che nessuno capisce niente della MQ, come fin troppo spesso si sente dire.

La MQ è perfettamente compresa e perfettamente descritta dalla Matematica; tant’è che affidiamo addirittura la nostra salute a macchinari e sostanze che funzionano e sono realizzati proprio grazie a questa branca della Fisica.

Certo, è difficile da capire perché si scontra su una quotidianità gestita da leggi deterministiche e non probabilistiche, dove sappiamo che un fidget spinner può girare solo in un senso e una pallina da ping pong non attraverserà mai un muro di alcun tipo ma, ripetiamo:

Non è vero che è incomprensibile e misteriosa. É vero l’opposto.

Tutti gli aforismi che si citano spesso a sproposito e in maniera capziosa sono comprensibilissimi se teniamo a mente che i padri fondatori di questa Scienza hanno dovuto fare i conti con il ribaltamento radicale delle loro convinzioni e del loro mondo scientifico ed hanno dovuto accettare, chi con più facilità e chi con più riluttanza i dati che si paravano dinanzi a loro, impietosamente.

Ma la Scienza non è democratica. E se ne frega di quello che uno “crede”. Ma soprattutto funziona.

Possiamo solo immaginare quali enormi dilemmi abbiano dovuto attraversare quegli uomini e quelle donne che si sono trovati sul bordo di un mondo nuovo, sconosciuto e alieno. Vogliamo avere un pensiero benevolo per loro: è normale e teneramente umano che abbiano detto o scritto frasi che potrebbero sembrare roboanti o tranchant.

5 – DRAMMI E BARZELLETTE INTORNO ALLA MQ

Meno normale e meno tenero invece è il comportamento di alcuni personaggi che hanno preso queste particolarità del nostro mondo per costruire dei castelli di carte (false, è il caso di dirlo) improbabili, buffi e in alcuni casi apertamente truffaldini.

Parlando di Meccanica Quantistica è indispensabile parlare della corrente del misticismo quantistico inaugurato “ufficialmente” nel 1975 da Gary Zukav e il suo “The Dancing Wu Li Masters”, Alex Comfort e il suo “Reality and Empathy” e Fritjof Capra con il “tao della fisica”.

Ma precedente al dottor Capra, esisteva un gruppo di fisici californiani che fecero della “fisica creativa” uno strumento in bilico tra una sincera ricerca di risposte e un guazzabuglio lisergico con poche parvenze di scienza: è rimasta leggendaria l’interpretazione della canzone dei Beatles, “Being for the Benefit of Mr. Kite” in cui Mr. K. (che «sfiderà il mondo») rappresentava la costante di Boltzmann (k, legata all’entropia) mentre Mr. H. (che fa i salti mortali) simboleggiava la costante di Plank (h). Tale gruppo fu il Fundamental Fysiks Group che comunque ha fatto qualcosa di giusto (anche se Capra proviene in linea diretta proprio dal quel gruppo).

Una analisi storica ci ricorda come il dott. Zukav non è che fosse proprio stabile e sano da un punto di vista psicofisico (come da lui stesso ammesso in una sua autobiografia) e che aveva dei contatti negli anni ’70 proprio con Fritjof Capra e con Jack Sarfatti cofondatore del Fundamental Fysiks Group e che nessuno in quel periodo era esente dall’assumere sostanze di ogni tipo e che guarda caso tutti si sono incontrati nella west coast degli anni ’70, leggendario centro di consumo di sostanze psicotrope e di circolazione di idee che mescolavano filosofie orientali, fantascienza, confusione lisergica e tante belle speranze.

Inoltre il Fundamental Fysiks Group riuniva sicuramente laureati in Fisica Teorica (anche se erano i laureati usciti dal boom delle “lauree facili” in quella materia del periodo 1968-1972 ed erano praticamente tutti disoccupati) ma nessuno di loro aveva la benchè minima cognizione di filosofia, metafisica o altre materie analoghe che invece erano il 50% delle argomentazioni del gruppo.

Per affrontare discorsi truffaldini parliamo ad esempio di Grigory Petrovich Grabovoy, un ben noto imbroglione che si è fatto notare più volte per le sue incredibili affermazioni sul riportare in vita i morti, curare il cancro e l’AIDS con modalità totalmente stregonesche e totalmente inefficaci e senza il benchè minimo riscontro.

Costui ha presentato a Marsala, in provincia di Trapani, lo scorso 25 Settembre 2017, un macchinario ovviamente quantistico con delle proprietà strabilianti: il “Quantum device for eternal life”.

Ulteriori informazioni reperite al numero di telefono disponibile hanno anche fornito il prezzo di tale macchinario che è esattamente € 9.600,00 divisibili in 8 quote in multiproprietà da € 1.200,00. Più IVA, naturalmente.

Non credo sia necessario specificare che tale macchinario è un accozzaglia ben confezionata di chissà cosa che non fa nulla di quello che promette e che tutte le spiegazioni che vengono offerte a riguardo sono un meraviglioso esempio di fruitloopery in azione.

Altra operazione truffaldina è quella compiuta dai sostenitori dell’omeopatia che spesso invocano il fenomeno (reale) dell’entaglmenet per giustificare il fenomeno (da baraccone) della “memoria dell’acqua”, principio magico che costò al professor Jacques Benveniste un Ig Nobel (che non andò a ritirare) e l’ostilità di tutta la comunità scientifica mondiale (sono epiche le risposte che ricevette dalla rivista Nature riguardo i suoi articoli sulla memoria dell’acqua).

Un esempio meno drammatico è quello dell’azienda vinicola siciliana di proprietà di Pietro Di Giovanni, Giovanni Raiti e Saro Pennisi. Costoro hanno prodotto il vino quantistico, ovvero un vino che, citiamo il sig. Di Giovanni, è prodotto “con le regole della fisica quantistica”: questo si realizza praticamente tramite “il controllo delle frequenze elettromagnetiche nel grappolo, attraverso uno strumento […] con lo stesso misuratore siamo intervenuti per cambiare alcune frequenze […] Il sistema evoluto della fisica quantistica in campo enologico fa sì che il prodotto della vite, l’uva, sia messo nelle condizioni migliori per non ammalarsi”.

Ci sono poi affermazioni del tutto innocue e divertenti che affermano che antiche cività sul nostro pianeta conoscevano i principi della MQ molto prima che venisse “riscoperta” nel secolo scorso. Basta fare una ricerca nel Web per scoprire teoreti e guru con le più pittoresche e divertenti ipotesi su questi argomenti e sull’altro dibattutissimo argomento che giustifica gli eventi soprannaturali come i fantasmi e la parapsicologia in genere con la MQ.

Prendete un qualsiasi sostantivo e provate ad abbinare l’aggettivo in questione. Fatelo ad una festa e probabilmente il vostro tasso di popolarità inizierà a salire. A meno che non incontriate un fisico, o una fisica.

In quel caso è meglio andare a casa a studiare e di buona lena.

É utile ricordare che nonostante “la Scienza non sia democratica” e “se ne frega di quello che uno crede” è anche la disciplina che più allena ad avere una mente sufficentemente aperta ma non così aperta da permettere che il cervello caschi per terra.

l principio di base è che qualsiasi cosa può essere vera solo se passa il vaglio del metodo scientifico e questo vaglio prevede che un dato sia oggettivo, affidabile, verificabile e condivisibile. Ciò che non passa questo vaglio è, scientificamente parlando, fuffa.

Le «sensate esperienze» di galileiana memoria non sono più valide con i raffinatissimi strumenti che abbiamo a disposizione perché la realtà nella quale viviamo si è dimostrata bizzarra oltre ogni fantasiosa previsione.

Abbiamo bisogno, oggi più che mai, di avere una mentalità aperta e ricettiva ma questo non significa, in alcun modo, accettare supinamente bislacche e stravaganti ipotesi riguardo quello che ancora non conosciamo solo perché ad oggi non abbiamo la giusta domanda da porci.

 

[Andrea Grossi]

Fonti consultate:

  • Spiritual Partnership, Gary Zukav, 2010, Harper One. p. 121. ISBN 978-0-06-145850-7
  • https://www.sciencedirect.com/science/article/abs/pii/S0022286015303525
  • https://it.wikipedia.org/wiki/John_Stewart_Bell
    http://www.lescienze.it/news/2014/09/27/news/un_nuovo_stato_della_materia_creato_con_l_entanglement_quantistico-2308668/
  • http://science.sciencemag.org/content/356/6343/1140
  • http://www.lescienze.it/news/2011/12/02/news/quanti_meccanica_quantistica_entanglement-710527/
  • “L’uomo più strano del mondo. Vita segreta di Paul Dirac, il genio dei quanti”, Graham Farmelo, 2013
  • http://sci.esa.int/where_is_rosetta/
  • http://www.esa.int/Our_Activities/Space_Science/Rosetta
  • https://en.wikipedia.org/wiki/Rosetta_(spacecraft)
  • https://en.wikipedia.org/wiki/Philae_(spacecraft)

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Conferenza confermata a Bologna!

Confermata la conferenza “Le cinque cose che (forse) non sapete sulla Meccanica Quantistica“!

Questa volta l’evento si terrà a Bologna in compagnia della associazione di divulgazione scientifica Minerva.

L’appuntamento è:
GIOVEDÌ 17 MAGGIO 2018 alle ore 21,00 presso le LE SCUDERIE, Piazza Giuseppe Verdi 2, Bologna.

Il programma è consultabile sulla pagina dedicata. L’ingresso è gratuito. La consumazione è consigliata.

L’età dell’oro per l’Astronomia. Letteralmente!

Da quando il progetto LIGO/Virgo sulla rilevazione delle onde gravitazionali ha iniziato a funzionare, non ha mai smesso di stupire gli astronomi con continue scoperte di grandissima importanza.
 
Quest’ultima però, annunciata il 16 Ottobre 2017, le supera davvero tutte! Alessandra Corsi, radioastronoma al Texas Tech University di Lubbock e cofirmataria del primo documento ufficiale rilasciato dal team di LIGO/Virgo ha definito questo evento come un “grande regalo da parte della natura […] Un evento che cambia la vita.”
 
Vediamo cosa è successo: il 17 Agosto alle ore 12:41 tempo universale, i due rilevatori LIGO di Hanford, Washington e Livingston, Louisiana insieme al rilevatore Virgo di Pisa, Italia hanno rilevato un segnale assolutamente anomalo e stupefacente.
Image credit: Karan Jani/Georgia Tech
 
Mentre i quattro eventi gravitazionali precedentemente rilevati avevano una durata di massimo pochi secondi, questo è durato 100 secondi!
Le frequenze delle onde gravitazionali degli eventi precedenti si misuravano in decine di cicli al secondo mentre per questo si sono rilevate frequenze che arrivavano a migliaia di cicli al secondo!
Si tratta quindi di un evento molto “squillante” dal punto di vista gravitazionale con in più qualcosa di completamente nuovo che ora capiremo insieme!
 
Questa abbondanza di dati da analizzare ha permesso di desumere che in questo caso non si trattava di buchi neri che spiraleggiavano uno verso l’altro ma bensì di più “leggere” stelle di neutroni di 1,1 e 1,6 masse solari.
Per avere un idea delle grandezze in gioco, il primo evento gravitazionale rilevato da LIGO il 14 Settembre 2015, GW150914, aveva coinvolto due buchi neri ambedue di circa 30 masse solari.
 
Come se tutto questo non fosse abbastanza straordinario, essendo le stelle di neutroni composte dalla massa barionica (ovvero massa materiale, fisica) più densa in assoluto nell’universo (talmente densa che le stelle che si sono fuse avevano un diametro stimato di circa 20 chilometri), lo scontro è stato osservabile come un lampo luminoso durato per giorni in un evento chiamato “kilonova”, nome che indica la superiore potenza esplosiva rispetto ad una nova.
 
Questo evento, che porta il nome di GW170817 è passato alla storia per diverse ragioni:
 
La più importante è che con questa scoperta, la quinta epocale nel giro di due anni dall’inizio del progetto, si può tranquillamente affermare che l’era dell’astronomia “multimessaggero” è partita eccezionalmente bene, confermando come il metodo scientifico è ancora l’unico valido (con estremo sollievo dei finanziatori!). Ha confermato previsioni che risalivano a 100 anni fa e siamo sicuri che le sorprese non sono certo finite qui. Si tratta di una astronomia che sfrutta osservazioni elettromagnetiche come quelle dei telescopi ottici, delle antenne radio dei satelliti a raggi x con le rilevazioni delle onde gravitazionali. Oggi possiamo vedere e ascoltare il nostro Universo come mai ci è stato possibile e siamo pronti a scommettere che ci saranno sorprese incredibili ad attenderci la fuori.
 
Brian Metzger

É stata confermata l’esistenza delle kilonova, oggetti teorizzati sin dal 1990 ma mai osservati direttamente. Brian Metzger, un fisico teorico della Columbia University ha giustamente parlato di una tenda che all’improvviso si alza e mostra quanto il gruppo di fisici si erano avvicinati alla realtà dei fatti, dopo questa scoperta.

 
L’esistenza delle kilonova è fondamentale nella fisica nucleare per confermare o smentire le ipotesi sulla formazione di metalli più pesanti del ferro nell’universo: metalli come l’oro, l’argento, platino, rutezio e neodimio. I fisici nucleari avevano ipotizzato che questi atomi si formassero in eventi chiamati r-process (rapid neutron capture process) all’interno delle stelle più vecchie ma con una mole di dati a disposizione come questa, avranno di che lavorare parecchio, finalmente! Ora sapete da dove viene l’oro del vostro anello! Probabilmente è più vecchio del nostro pianeta!
 

Altro dato importantissimo è che, a differenza della fusione di buchi neri, questo evento è stato osservabile anche nello spettro del visibile e nello spettro delle onde radio, simultaneamente! Il Fermi Gamma Ray Space Telescope e lo Swift Space Telescope hanno rivelato dei lampi gamma di breve durata (short Gamma-Ray Burst, sGRB) mentre, 12 ore dopo la rilevazione delle onde gravitazionali, l’osservatorio cileno di Las Campanas guidato da Charles Kilpatrick, un postdoc dell’università di Santa Cruz, alle ore 23.33 del tempo universale, 10 ore e 52 minuti dopo che l’onda gravitazionale era arrivata sulla terra, prese una immagine della galassia NGC4993 e notò un punto luminoso che non era presente negli archivi fotografici della stessa galassia. In uno scambio di messaggi online scrisse, incredibilmente calmo “ho scoperto qualcosa”: era l’emissione nel visibile dell’evento di fusione delle due stelle di neutroni che poi fu chiamato GW170817.

Voglio sottolineare con ben più di una punta di orgoglio il ruolo dell’Italia in questo progetto di collaborazione scientifica internazionale. L’interferometro Virgo è affiliato al progetto LVC: LIGO Scientific Collaboration and Virgo Collaboration fondato nel 1997 dal fisico sperimentale Barry Clark Barish (che nel 2016 ricevette il premio Enrico Fermi “per i suoi fondamentali contributi alla formazione delle collaborazioni scientifiche LIGO e LIGO-Virgo e per il suo ruolo nell’affrontare aspetti tecnologici e scientifici impegnativi la cui soluzione ha portato alla prima rilevazione delle onde gravitazionali “).

Virgo, oltre ad essere situato nel comune di Cascina, frazione Santo Stefano a Macerata (PI), gode della presenza di 8 tra ingegneri e fisici

L’interferometro VIRGO a Cascina, in provincia di Pisa. (Creative Commons CC0)

dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (INFN) oltre che di altri 272 esperti provenienti dal Centre National de la Recherche Scientifique (CNRS) in Francia; dal Nikhef in Olanda; dall’MTA Wigner RCP in Ungheria; dal gruppo POLGRAW in Polonia; dall’Università di Valencia in Spagna; e dall’European Gravitational Observatory.

La presenza italiana nell’LVC si fa sentire anche tramite Adalberto Giazotto, fisico dell’INFN e “padre” di Virgo che nel 2001 propose una rete mondiale di interferometri e di utilizzarli come una single machine operante in sinergia. Altrettanto orgogliosi sono Fernando Ferroni e Antonio Masiero, rispettivamente presidente e vicepresidente dell’INFN, quest’ultimo  anche presidente di ApPEC, il consorzio che coordina la ricerca europea in fisica delle astroparticelle.

Molti sono anche gli italiani sparsi per il mondo che collaborano a questo enorme ed ambizioso progetto del quale vado fiero! Non mi stancherò mai di ribadire che la nostra nazione non è solo fucina di stantii stereotipi ma anche di eccellenze in campo scientifico, di ricerca e innovazione e soprattutto di entusiasmo e incrollabile fiducia nel futuro.

Altre considerazioni preferisco non farne, voglio rimanere in un ottica di realistico ottimismo e guardare alle nostre giovani leve che stanno per sperimentare un nuovo, entusiasmante modo di guardare ed ascoltare il nostro meraviglioso Universo.

Carl Sagan
 
Riecheggiano potenti le parole di Carl Sagan: “Da qualche parte, qualcosa di incredibile è in attesa di essere scoperto”.
 
Possiamo starne certi che la strada è solo agli inizi ma non abbiamo paura!
 
[Andrea Grossi]
 
#stelledineutroni #ondegravitazionali #LIGOVirgo #noidiminerva
 
https://dcc.ligo.org/public/0145/P170817/008/LIGO-P170817.pdf
https://it.wikipedia.org/wiki/Tempo_universale
http://www.sciencemag.org/news/2017/10/merging-neutron-stars-generate-gravitational-waves-and-celestial-light-show
http://science.sciencemag.org/content/early/2017/10/13/science.aap9455.full
 

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Premio Nobel per la Fisica 2017

Oggi stato assegnato il premio Nobel per la fisica a Rainer Weiss, e congiuntamente a Kip Torne (forse qualcuno di voi lo conosce come consulente scientifico del film Interstellar) e Barry C. Barish “per il contributo decisivo al rivelatore Logo e all’ osservazione delle onde gravitazionali“. Le onde gravitazionali sono increspature dello spazio-tempo originale da eventi cosmici violenti (il primo segnale rilevato è stato generato dalla collisione di due buchi neri avvenuta un miliardo di anni fa!). L’ esistenza delle onde gravitazionali era già stata prevista da Einstein un secolo fa, ma sono state rilevate solo lo scorso anno! [VN]

#NoiDiMinerva #PremioNobel #fisica #ondegravitazionali #ligo #virgo

Povero signor Bohr!

Deve essere davvero difficile staccarsi dalla abitudine ancestrale di voler vedere continuamente connessioni e collegamenti tra macrocosmo e microcosmo. Sembra che sia una ricerca vecchia quanto il pensiero umano anche se non me la sento di definire il pensiero umano “vecchio” mentre certe abitudini sono destinate ad invecchiare e prima o poi a morire; meglio prima, alcune di queste “abitudini” hanno fatto abbastanza danni ed è tempo che spariscano definitivamente da qualsiasi cultura degna di questo nome.

Una chiara indicazione del dilemma che andava affrontato si ritrova nel commento di Arnold Sommerfield, collaboratore di Niels Bohr, uno dei ricercatori che hanno vissuto in prima persona gli sconforti e le speranze di questo periodo. Proprio nel 1923 egli scriverà: “un risultato notevole e affascinante della teoria atomica di Bohr è costituito dalla dimostrazione che l’atomo è un minuscolo sistema planetario… . L’idea che le leggi del cosmo nel piccolo riflettano il mondo terrestre esercita in modo naturale una grande attrattiva sulla mente umana; difatto essa trova le sue radici nella superstizione (vecchia quanto la storia del pensiero) che il destino dell’uomo possa leggersi nelle stelle. Il misticismo astrologico è scomparso dalla scienza, ma quello che rimane è il desiderio di cogliere l’unità delle leggi che regolano il mondo”. Ma egli sente il dovere di aggiungere: “ahimè, la possibilità di considerare l’atomo come un sistema planetario ha i suoi limiti.”

Memoria dell’acqua? La leggenda sfatata, finalmente!

IL CASO BENVENISTE
RIVELAZIONI RETROSCENA E DISCUSSIONE

L’analisi del caso Benveniste, ossia della ricerca che condusse all’ipotesi della memoria dell’acqua, ci permette di capire in cosa sia consistita e perché sia stata ordita una frode di così grandi dimensioni, rendendoci conto delle ragioni che, a quindici anni di distanza, rendono l’affaire ancora di attualità. La discussione di questa vicenda ci offre anche l’opportunità di proporre alla riflessione e al dibattito un tema di importanza epocale, quale la contaminazione, sotto la spinta di interessi economici, della medicina scientifica con pratiche anacronistiche.

Il fatto. Il 30 giugno 1988 l’autorevole rivista britannica Nature pubblicò un articolo dal titolo Human basophil degranulation triggered by a very dilute antiserum against IgE (333, 816-818), firmato da tredici autori[1]. Il gruppo di lavoro era coordinato dal biochimico francese Jacques Benveniste, professore presso l’Università di Parigi-Sud, direttore dell’Unité 200 dell’Institut National de la Santé e de la Recherche Médicale (INSERM) di Parigi. Gli altri istituti di provenienza dei ricercatori erano il Dipartimento di Zoologia dell’Università di Toronto in Canada, l’omologo istituto dell’Università di Gerusalemme, la facoltà medica dell’Università di Milano dalla quale provenivano due medici in servizio presso l’Ospedale Maggiore del capoluogo lombardo, in seguito dissociatisi dalle ipotesi sostenute dai principali autori. Fra questi ebbero un ruolo preminente Elizabeth Davenas e Bernard Poitevin.
Il lavoro sembrava dimostrare che la diluizione in acqua di un antisiero, spinta molto oltre la totale scomparsa di ogni sua molecola, fosse ancora in grado di produrre il suo effetto fisiologico di degranulazione dei granulociti basofili. Questo sorprendente risultato induceva gli autori ad ipotizzare che l’acqua sia in grado di trattenere impronte infinitesimali delle molecole con cui viene a contatto[2].
La ratio e la procedura di questo studio sono molto semplici, per cui sarà sufficiente una breve esposizione concettuale e tecnica per proseguire con cognizione di causa il nostro approfondimento.

La ricerca. Il lavoro apparteneva all’area dell’Immunologia e sfruttava le competenze di Benveniste sui meccanismi molecolari dell’allergia.
I fenomeni allergici sono caratterizzati dalla produzione di anticorpi capaci di reazione immediata, le immunoglobuline E (IgE) e dalla liberazione di varie sostanze, fra cui l’istamina, responsabili delle manifestazioni cutanee e dell’asma. L’istamina viene rilasciata da globuli bianchi che, per le loro caratteristiche chimico-tintoriali, sono detti granulociti basofili o semplicemente basofili. La degranulazione dei basofili non è altro che il rilascio di granuli contenenti istamina, fenomeno che può facilmente essere studiato mediante la colorazione con un composto colorante chiamato blu di toluidina. La degranulazione dei basofili può essere indotta artificialmente impiegando un siero anti-IgE. In condizioni normali il blu di toluidina reagisce con l’istamina producendo una tinta rossa che colora intensamente i basofili. Se i granuli contenenti istamina sono stati tutti rilasciati il basofilo, completamente degranulato, non si colora più. Si comprende, pertanto, come il metodo della colorazione con blu di toluidina si possa impiegare per testare l’effetto del siero anti-IgE: l’efficacia della sua azione coincide con la scomparsa al microscopio delle macchioline rosse che corrispondono alle cellule basofile.
La particolarità di questo progetto dell’INSERM consisteva nel fatto che il fenomeno della degranulazione causata dal siero anti-IgE veniva impiegato per testare la possibilità che il siero diluito oltre 120 volte potesse ancora produrre i suoi effetti: un’ipotesi priva di fondamento scientifico, anzi in contrasto con le più elementari conoscenze di chimica e fisica, vediamo perché.

La Legge di Avogadro. E’ una di quelle chiavi di volta su cui si fonda sia una parte della concezione scientifica della materia, sia i più umili calcoli di una minuta pratica di laboratorio. La Legge di Avogadro[3], inizialmente concepita per i gas e, poi, come tutte le leggi dei gas estesa alle soluzioni, enuncia: Volumi uguali nelle stesse condizioni di temperatura e di pressione contengono lo stesso numero di molecole. Stabilendo per la prima volta un rapporto fra numero di molecole e volume, la legge ci consente di definire quante molecole di una sostanza sono presenti in un dato volume di gas o di acqua. Il numero fisso di molecole per centimetro cubico è pari a 6,025 x 1023 e prende il nome di Numero di Avogadro.
Diluendo in 100 millilitri (o c.c.) il nostro siero varie volte, alla 13a diluizione abbiamo la certezza che non c’è più neanche una molecola: calcolare per credere!

E’ lecito chiedersi perché un team di ricercatori che ha superato da tempo l’età delle prime lezioni di chimica chieda ed ottenga finanziamenti per testare un siero che travaserà[4] per 120 volte in 100 ml d’acqua fino alla paradossale concentrazione di 10-120 M? Se si è al corrente della enorme mole di progetti di ricerca seri, fondati e referenziati che ogni anno rimangono inattuati per mancanza di fondi, è facile dirigere i sospetti verso interessi estranei alla comunità scientifica[5].

La pubblicazione. La pubblicazione su una rivista scientifica, come è noto, segue tutt’altri criteri rispetto all’editoria giornalistica; si tratta infatti di un atto di comunicazione alla comunità scientifica internazionale di risultati di assoluto rilievo di ricerche condotte nel più rigoroso rispetto del metodo sperimentale, previo accurato esame e giudizio di merito da parte di una commissione di referees che nel caso di Nature include sempre i maggiori esperti del settore, frequentemente insigniti del premio Nobel. Non sorprende, perciò, che l’apparire di un simile articolo destasse stupore e sollevasse le più indignate proteste da parte di molti ricercatori e responsabili di istituti scientifici. Lo stesso direttore della rivista, John Maddox, fu oggetto di attacchi molto duri “per aver pubblicato idiozie del genere e per aver con ciò dato credito ad idee a dir poco dubbie.”[6] Il rigore formale con cui era stata condotta una parte di quello studio non avrebbe dovuto impedire ai referees e al direttore, garante della loro serietà e tutore del prestigio della rivista, di rendersi conto dell’infondatezza dell’ipotesi testata e dell’improponibilità di una procedura fondata su preconcetti magici quali un’azione molecolare prodotta in assenza di molecole o lo sprigionarsi di una “forza vitale” grazie allo scuotimento dell’acqua. Si chiedeva al direttore di scusarsi per un errore così grave e di dimettersi per non compromettere la reputazione della rivista. “La sua risposta fu che la pubblicazione e la critica che sarebbe seguita da parte della comunità scientifica, avrebbero messo a tacere le proteste dei fautori dell’omeopatia secondo i quali gli esperimenti omeopatici non avevano mai trovato spazio nelle riviste scientifiche per via dei pregiudizi nei loro confronti, pregiudizi nati a causa della resistenza della comunità scientifica a prenderli sul serio.”[7]
Ad onor del vero, si deve ricordare che John Maddox aveva accompagnato l’articolo con una nota dal titolo “Quando credere all’incredibile”[8], in cui precisava che il fenomeno descritto non aveva ancora trovato una spiegazione scientifica ed invitava i lettori a non emettere giudizi fino a quando una commissione di esperti non avesse assistito alla ripetizione degli esperimenti e ne avesse controllato rigorosamente i risultati.

La commissione di indagine presieduta da Maddox. L’indagine sulla ricerca condotta presso i laboratori parigini sembrava, perciò, già programmata quando si era decisa la pubblicazione e, probabilmente, anche il nome del presidente della commissione che avrebbe effettuato i controlli e le ispezioni era dato per certo. John Maddox, nato nel 1925, aveva studiato Fisica ottenendo anche degli incarichi di insegnamento presso il Dipartimento di Fisica Teorica dell’Università di Manchester. Sebbene godesse di ottima fama, veniva guardato con sospetto da una parte della comunità scientifica perché aveva un curriculum da giornalista e non da accademico o da ricercatore. Aveva lavorato, infatti, al Manchester Guardian per 10 anni come giornalista scientifico. Era già stato direttore di Nature, dal 1966 al 1973, quando nel 1980 riassunse l’incarico[9]. Probabilmente coloro che avrebbero voluto uno scienziato di provato valore a dirigere la più prestigiosa impresa editoriale nel campo delle scienze naturali e biomediche, vedevano in questo episodio la conferma dei loro dubbi sull’opportunità di lasciare su una poltrona così importante qualcuno che non ritenevano sufficientemente preparato. Maddox si rendeva conto che presiedere la commissione sul “caso Benveniste” equivaleva a sottoporsi ad un esame di idoneità cui non poteva sottrarsi, pena le dimissioni dall’incarico.

Sapendo di non potersi permettere di fallire e che l’esito peggiore dell’indagine sarebbe stato non riuscire a svelare il mistero di quei risultati che andavano contro ogni logica e conoscenza scientifica, Maddox mise la massima cura nella selezione dei commissari che lo avrebbero affiancato nel delicato compito. La scelta cadde su uno studioso pratico di tecniche di laboratorio, che conosceva a fondo la realtà della ricerca per esserne un protagonista e, soprattutto, era specializzato nel riconoscimento di errori tecnici e frodi nella ricerca biomedica di base, ossia Walter W. Stewart; e sul maggior esperto in trucchi e tecniche illusionistiche, James Randi.
Quest’ultimo, a differenza di quanto talvolta si legge, non è un illusionista ma uno studioso che ha dedicato gran parte della propria vita a smascherare guaritori, truffatori, parapsicologi, persone che si dichiaravano in possesso di poteri paranormali, ecc. Per far questo ha imparato una grande quantità di tecniche che richiedono lunghi e complessi addestramenti, così che in un programma televisivo che lo ha reso famoso era in grado di mostrare egli stesso i trucchi dei presunti maghi[10].

Il sopralluogo. La commissione, giunta nel laboratorio dell’INSERM, fece richiesta di ripetere gli esperimenti limitandosi ad assistere e riservandosi di partecipare in una fase successiva. Sarebbero rimasti a Parigi una settimana, ma le impressioni iniziali fecero loro dubitare che ne sarebbero venuti a capo tanto presto.
Gli esperimenti ripetuti dai collaboratori di Benveniste riuscirono perfettamente, anche se alcune cose apparivano strane. Ad esempio la registrazione dei dati era affidata sempre alla stessa ricercatrice, la quale li annotava su un quaderno di laboratorio. Si trattava della prima firmataria dell’articolo: Elizabeth Davenas. Le pagine del quaderno erano numerate come quelle di un libro contabile, per cui in teoria non vi poteva essere una grossolana manomissione come l’aggiunta o l’eliminazione di una pagina. A James Randi non era sfuggito, però, che la Davenas annotava i dati a matita e portava il quaderno a casa, dove avrebbe provveduto a riscriverli con inchiostro indelebile. Inoltre rilevarono che la conta dei basofili degranulati non era delegata solo alla Davenas, ma ella soltanto aveva riscontrato i dati favorevoli all’ipotesi che l’acqua “ricordasse” gli anticorpi anti-IgE. Prese corpo il sospetto che non si trattasse di un errore, ma di una frode astutamente architettata, così che si decise di intervenire secondo un metodo suggerito da Randi, ossia impiegando una procedura estremamente efficace per prevenire la manomissione fraudolenta.

Il “Metodo Randi”. Le provette contenenti il siero diluito furono fatte etichettare dalla Davenas e l’intera procedura fu videoregistrata, dando alla maggiore indiziata la certezza di sapere in quali provette fosse il siero ancora attivo, in quali quello troppo diluito per poter degranulare i basofili e in quali acqua pura.
Quando la ricercatrice andò via, nella stanza del laboratorio in cui aveva lasciato le provette, Stewart, Randi e Maddox, dopo aver oscurato le finestre ed essersi accertati che non vi fossero telecamere o microfoni dei ricercatori, accesero di nuovo la loro videocamera per registrare quanto si apprestavano a fare.
Tolsero le etichette e le sostituirono con delle altre, numerate secondo un codice casuale inventato al momento e annotato su un foglio di carta. In questo modo, se la frode consisteva nel contaminare di nascosto le provette che contenevano di fatto solo acqua con siero degranulante, questa operazione sarebbe risultata oltremodo difficile, perché non era più possibile sapere quali provette manomettere. Per essere certi che il codice delle etichette, necessario per proseguire l’esperimento il giorno dopo, non fosse accessibile, il pezzo di carta su cui era scritto fu avvolto in un foglio di alluminio, ripiegato e custodito in una busta sigillata con un particolare tipo di adesivo che avrebbe consentito il facile rilievo delle impronte digitali di chi avesse tentato di aprirla. La busta fu attaccata al soffitto del laboratorio. A questo punto il team composto dai ricercatori e dai membri della commissione poteva lavorare, come si usa dire nel gergo della ricerca, in cieco. Cioè nel cimentare i basofili con le soluzioni si andava alla cieca, non sapendo quando si stessero impiegando le diluizioni contenenti anticorpi e quando acqua senza tracce di siero. Aggiunto il blu di toluidina, a fine giornata tutti andarono via, solo James Randi si attardò un po’ e, non visto, tracciò dei segni sul pavimento per marcare la posizione della scala che era stata impiegata per attaccare la busta al soffitto.
James Randi riferisce che il giorno dopo, quando andarono in laboratorio per effettuare la conta dei basofili colorati di rosso, Elizabeth Davenas e gli altri ricercatori sembravano tesi e preoccupati, mentre Benveniste era di buon umore ed ostentava grande sicurezza, al punto di aver convocato i fotografi ed ordinato lo champagne. Questo atteggiamento, se si escludono doti di recitazione degne di un attore professionista, faceva propendere per la buona fede del direttore dell’Unità 200.
Estratti i codici dalla busta si procedette alla conta e, con questa, si rovinò la festa a Benveniste: le diluizioni omeopatiche non producevano alcun effetto, ovvero l’acqua non rivelava alcuna proprietà magica come il ricordo e la creazione del fantasma di milioni di molecole.
Il risultato era così nettamente evidente da non concedere alibi come quello invocato dagli indagati, ossia di un errore nella realizzazione del campione statistico. Trilussa diceva: “La statistica è quella cosa che se tu hai mangiato due polli ed io nessuno, abbiamo mangiato un pollo a testa”, ma se i polli mancano del tutto -anche in senso metaforico- c’è poco da invocare la statistica: si rimane tutti a bocca asciutta. A quel punto la frode era stata evidenziata senza ombra di dubbio. La busta che custodiva il foglio avvolto nell’alluminio su cui erano scritti i codici delle provette, recava lievi segni dovuti ad un tentativo di effrazione con un oggetto appuntito e, d’altra parte, Randi nell’entrare in laboratorio aveva notato la scala spostata dalla posizione in cui l’aveva lasciata la sera prima; spostamento reso maggiormente evidente dai segni che aveva tracciato sul pavimento. Si riteneva che le chiavi del laboratorio le avesse solo Benveniste ma, in assenza di dati certi al riguardo, ogni illazione è lecita.

Il risultato dell’accertamento premiò più di ogni altro John Maddox, che da tutta la vicenda ottenne un consolidamento della stima di cui godeva presso lo staff della rivista da lui diretta[11] ed una riabilitazione agli occhi dei suoi detrattori. La sua linea di condotta era apparsa saggia oltre che vincente in quanto, prima la sua rispettosa tolleranza, interpretando quello spirito liberal-democratico tanto caro alla cultura britannica, aveva consentito la pubblicazione del lavoro e, dopo, da vero paladino della scienza aveva condotto la squadra di esperti che, attraverso la verifica empirico-logica, aveva ristabilito la verità[12].

Era davvero importante una risposta chiara ed autorevole al clamore ed al risalto con il quale i mezzi di comunicazione di massa avevano diffuso ed amplificato la notizia della “eccezionale scoperta”, seguendo il vecchio adagio giornalistico secondo cui un cane che morde l’uomo non è una notizia, ma se un uomo ha morso un cane gli si dovrà dare il massimo rilievo possibile. Si giunse perfino ad intervistare vari premi Nobel per conoscerne l’ovvio e scontato parere, che avrebbe aumentato l’attenzione e l’interesse per il servizio televisivo o radiofonico, così come per l’articolo del quotidiano: in Italia si diede il microfono a Rita Levi Montalcini, in Francia a Daniel Bover.

Per la verità nessuno scienziato degno di questo nome aveva preso sul serio i risultati e l’interpretazione di Davenas e collaboratori, infatti al riguardo Skrabanek e Mc Cormick osservano che la grossolanità della pretesa è di quelle che presuppongono una crassa ignoranza in termini di cultura generale e consapevolezza della realtà su cui si reggono i valori empirici della scienza: “Le conseguenze per la fisica sarebbero state più profonde di quelle che ebbe la scoperta che la terra è sferica. La scienza, così come la conosciamo, avrebbe dovuto essere cancellata e riscritta da capo.”[13]

Ma la commissione di Nature non fu l’unica a sottoporre ad esame l’ipotesi della memoria dell’acqua. Sono poche le fonti che riportano di una sperimentazione molto seria che verificava il lavoro dell’équipe di Benveniste. Lo studio fu promosso da Science et vie, rivista francese di divulgazione scientifica il cui prestigio è legato ad un attivo impegno a tutela della salute dei cittadini. I redattori della rivista ritennero un proprio dovere morale partecipare all’accertamento della verità, anche in considerazione del fatto che in Francia, in quel periodo, un medico su quattro prescriveva rimedi omeopatici.

La ricerca promossa da Science et vie fu condotta quello stesso anno presso il laboratorio allergologico del Rothschild Hospital di Parigi: in nessuna delle prove fu mai possibile assistere ad un fenomeno che desse adito a qualche dubbio. Un articolo pubblicato su Scientist, fornendo un ottimo resoconto della ricerca, stigmatizzava l’amplificazione da parte del sistema di comunicazione di massa, affermando che gli scienziati francesi avevano poco da dire, laddove la stampa francese diceva davvero troppo[14].

A coloro che si rivolgono in fiduciosa buona fede all’omeopatia giova ricordare che uno dei maggiori omeopati del mondo, tenace sostenitore di un’omeopatia -a suo dire- “scientifica”, David Reilly, subito dopo l’annuncio dei risultati di Davenas e soci ebbe a dire: “Se la cosa si dimostra priva di fondamento avremo dimostrato che l’omeopatia è uno dei più grandi incidenti di percorso della scienza medica, una follia di tali proporzioni da meritare uno studio a parte.”[15]
La dimostrazione che si trattava di una frode dovrebbe indurre gli omeopati in buona fede, così come i pazienti, a seguire Reilly e ad abbandonare questa follia.

L’accertamento della commissione e la verifica indipendente del laboratorio allergologico francese, erano più che sufficienti perché nel mondo scientifico si considerasse l’affaire Benveniste un “caso chiuso”. Si deve osservare, però, che quanto era emerso durante il controllo non avrebbe lasciato indifferente un magistrato, una corte di giustizia o anche un semplice cittadino che non accetta di essere truffato. Molti interrogativi, che andavano dal perché di quella strana ricerca a chi l’avesse finanziata e a come si fosse giunti alla vera e propria frode dei risultati falsi, sembravano trovare risposta nelle vicende passate e presenti dell’équipe dell’INSERM.

Retroscena e rivelazioni. Scoppiato lo scandalo presso il laboratorio dell’Unità 200, dopo la dissociazione dei due Italiani, un altro firmatario dell’articolo, Pierre Belon, prima prese le distanze dalla ricerca e, poi, ruppe i rapporti con Benveniste. La situazione diveniva ogni giorno più difficile, fino a quando Philippe Lazar, direttore generale dell’INSERM, minacciò il licenziamento dell’intera équipe. La crisi del gruppo di ricerca dovuta allo smascheramento da parte della commissione di Nature, ci riporta al quesito che ci siamo posti nel paragrafo sulla legge di Avogadro e che si può sintetizzare così: perché mai quegli esperimenti e chi li ha finanziati?

Rosario Brancato e Maurizio Pandolfi, due medici oculisti, docenti universitari rispettivamente al San Raffaele di Milano e all’Università di Lund in Svezia, si sono occupati della vicenda in un loro peraltro piacevole e brillante saggio recente[16] in cui, però, riflettono ingenuamente quanto gli autori del “piano” volevano si credesse: “Ci si può chiedere se gli autori avessero un qualche contatto con l’omeopatia. Benveniste no ma altri due erano medici omeopatici, una circostanza che tinse di sospetto lo scetticismo di molti.”[17]
Brancato e Pandolfi si sbagliano di grosso, se così non fosse bisognerebbe spiegare in che modo Benveniste si sarebbe convinto a testare le funzioni dell’acqua diluita nell’acqua e, a sua volta, come avrebbe convinto il Ministero a finanziarlo. Ma le cose non stavano così. La chiave di volta per comprendere l’origine del progetto ed i ruoli dei singoli si chiama Bernard Poitevin.

Poitevin, che abbiamo citato fra i membri del gruppo di ricerca, era medico. Laureatosi a Nantes nel 1978, fu estraneo a pratiche terapeutiche non scientifiche fino a quando suo padre adottivo fu curato con l’omeopatia, circostanza che gli consentì di conoscere questo complesso ed antico modo di sfruttare l’effetto placebo, camuffandolo sotto le spoglie di una fantomatica energia che si sprigionerebbe dalla diluizione accompagnata a scuotimento di sostanze che in congrue quantità sarebbero responsabili dei sintomi che si vogliono curare. Poitevin fiutò l’affare costituito dalla legittimazione di queste pratiche che, anche in virtù della crescente sfiducia verso un sistema sanitario sempre più compromesso con interessi ed opportunismi politici, sembrava avere buone possibilità di affermazione. Il primo passo lo compì nel 1980 ottenendo la tesi di dottorato in immunologia presso il laboratorio di Benveniste. Il campo immunologico che allora, più di oggi, si presentava come un’area vasta e largamente insondata di fenomeni spesso capricciosi ed inspiegabili, gli parve l’anello di congiunzione ideale fra l’omeopatia e la scienza. Il passo successivo fu presentare Michel Aubin, direttore scientifico dei Laboratoires Homéopathiques de France (LHF), una casa farmaceutica omeopatica, a Benveniste. L’incontro è cruciale perché comporta la “conversione” all’omeopatia del direttore dell’Unità 200. Nel 1982 Benveniste firma con Aubin un contratto per studiare l’attività dei prodotti omeopatici nei meccanismi dell’allergia. In altre parole il laboratorio viene finanziato per la prima volta dall’industria omeopatica per lavorare su suoi progetti. Non è noto quale sia stato, in quel periodo, il primum movens che ha attratto su quel sodalizio l’attenzione della maggiore delle industrie produttrici di rimedi omeopatici in Francia, la Boiron. Fatto sta che nel 1983 Benveniste, dopo aver rinnovato per altri due anni il contratto con la LHF di Aubin, firma un contratto anche con la Boiron.
Poitevin diviene consigliere scientifico della LHF e, in questa qualità, svolge la funzione di supervisore nel laboratorio di Benveniste, coadiuvato da Beatrice Descours, che lavora in qualità di tecnico di laboratorio per la Boiron. Alla fine del 1983, per motivi poco chiari, la Descours si dimette ed al suo posto è assunta Elizabeth Davenas. Da notare che fin dall’inizio la Davenas ha lavorato presso il laboratorio dell’Unità 200 con lo stipendio pagato dalla Boiron.

Conosciuti questi fatti, il quadro d’insieme è molto più chiaro. La decisione di realizzare questo “geniale” progetto di ricerca spetta ad un nucleo di omeopati che da anni lavora a tutti gli effetti per l’industria omeopatica, anche se utilizza in parte una struttura e dei fondi pubblici.

Durante il 1988, qualche mese prima della pubblicazione su Nature, la Boiron acquistò la LHF, diventando così l’unica finanziatrice dei progetti di ricerca di Benveniste. Le due industrie di rimedi omeopatici fra il 1982 e il 1986 investirono tra i duecentomila ed i trecentomila franchi l’anno, nel 1987 e nel 1988 circa ottocentomila l’anno, il 1989 un milione di franchi. Complessivamente il sostegno all’Unità 200, fino alla pubblicazione dell’articolo, si stima intorno ai quattro milioni di franchi.
Dunque, la “memoria dell’acqua” è frutto di un piano architettato e finanziato dall’industria omeopatica per guadagnare una patente di scientificità ai propri prodotti, allo scopo di conquistare quote sempre più estese di mercato grazie alla persuasione dei medici. Non stupisce, perciò, che il piano prevedesse anche un escamotage per evitare l’incriminazione per truffa.

I ricercatori dell’Unità 200 erano ben consapevoli del fatto che la ripetizione degli esperimenti in laboratori indipendenti avrebbe presto dimostrato l’impossibilità di ottenere i loro incredibili risultati, così introdussero nel loro lavoro un errore di campionatura statistica. L’intento era quello di scaricare su quell’errore la responsabilità dei dati ottenuti, per poter dichiarare la propria buona fede. Se un simile trucco poteva aver presa nel corso di un processo su una corte ben disposta, non aveva certo possibilità di sviare la comunità scientifica. A tale proposito si può osservare, visto che si intendeva ingannare i medici oltre che i comuni cittadini, che Benveniste e soci puntavano sull’ignoranza dei clinici francesi in materia di statistica. E non erano i soli, considerato che la direzione generale dell’INSERM per salvare la reputazione dell’istituzione, incaricò il direttore dell’Unità 292, Alfred Spira, uno statistico, di ripetere gli esperimenti cercando di dimostrare che con l’errore di campionatura fosse possibile ottenere i risultati di Benveniste. Ovviamente le prove sperimentali ebbero ancora una volta esito negativo, ma Spira riuscì, se non altro, ad allontanare l’attenzione dal problema vero.

Il prestigio dell’Istituto sembrava comunque compromesso, tanto che Philippe Lazar voleva che Benveniste andasse via o, per lo meno, fece in modo che si sapesse di questa sua volontà; accettò, invece, di confermarlo nell’incarico per altri quattro anni, ossia fino a scadenza del mandato nel 1992, a patto che la Davenas -ritenuta da tutti la vera responsabile della frode- fosse allontanata[18].
Discussione. Uno dei motivi che ci ha spinto a studiare il caso Benveniste e a proporre in uno scritto una sintesi dei fatti noti e delle nostre riflessioni è che l’accertamento della verità che condusse alla soluzione di quel caso e, conseguentemente, a porre la parola fine ad ogni disputa sul presunto fondamento scientifico dell’omeopatia, oggi sembra essere del tutto ignorato.
L’esemplarità del caso aveva un enorme valore, perché dimostrava che l’unica volta, in assoluto, che si registrava un fenomeno rilevato scientificamente che obbedisse al dogma omeopatico, si era in presenza di una truffa. Purtroppo, se si eccettuano gli operatori in buona fede, ciò che la quotidiana esperienza ci propone ad un livello un po’ più alto e generale della realtà del singolo che vende o somministra prodotti omeopatici, è molto chiaro. Da una parte c’è chi sostiene in forma propagandistica delle pratiche e delle convinzioni “quotate in borsa” indipendentemente dalla loro veridicità, e ritiene parte di quest’attività insabbiare, depistare e confondere. Dall’altra c’è chi è scientificamente preparato ed in grado di rilevare e smascherare le imposture, ma teme di esporsi a querele od attacchi personali di chi è organizzato per tutelare e difendere un interesse economico. Questa condizione lascia la verità senza avvocati. In una società che tende alla parità “democratica” fra il vero e il falso, il torto e la ragione o la magia e la scienza, purché abbiano sostegno finanziario, confondere le idee attraverso varie forme di comunicazione è un primo passo per la conquista sia dell’opinione della maggioranza, sia di quella di operatori sanitari carenti in formazione scientifica, ideale target di mercato dei manovratori occulti dell’industria delle cosiddette “medicine alternative”.

Un quadro confuso crea dubbi ed incertezze nel riconoscimento di un valore o di un senso, giovando soltanto al falso che, in quel marasma, è messo sullo stesso piano del vero. In questa cornice si inquadra il libro del giornalista Michel de Pracontal Les mystères de la mémoire de l’eau[19], così come le riedizioni abusive o le fotocopie dell’articolo originale pubblicato su Nature; operazioni che hanno buon gioco perché l’INSERM non ha alcun interesse a tornare sulla vicenda, sperando che si dimentichi il coinvolgimento dell’istituzione, lasciando i propagandisti unica voce al riguardo.
Vale la pena soffermarsi brevemente su alcune caratteristiche del sapere scientifico che troppo spesso si danno per note ed acquisite ma, se così fosse, non dovremmo avere “medici omeopatici”.

La scienza non fornisce verità assolute, ma un vero relativo ad un metodo, cioè una oggettività riproducibile, la cui utilità è data dalla possibilità di conoscere le condizioni in cui l’oggetto/evento/fenomeno esiste. Tutti, dotati degli strumenti, possono riprodurre quel vero. La Matematica, fondamento universale del sapere scientifico, si basa sulla coerenza interna dei suoi sistemi logici; la Fisica, la Chimica e tutte le discipline sperimentali da queste derivate, si basano sulla verifica empirica di ipotesi sviluppate nell’ambito di conoscenze pregresse seguendo una coerenza logica sulla falsariga di quella matematica. E’ il caso tipico della ricerca biomedica di base (biochimica, genetica, biologia molecolare, patologia molecolare, immunologia, ecc.) in cui l’esperimento consente di mettere alla prova un’ipotesi in una forma oggettiva e ripetibile, riscontrando il risultato con i sensi[20]. I grandi progressi che le discipline scientifiche hanno consegnato alle società moderne si basano in gran parte sulla regola della ripetibilità dei risultati in laboratori diversi e concorrenti. Il concorrente agisce da severo giudice perché ha tutto l’interesse a dimostrare l’errore dell’altro, così come ha interesse a riconoscere il vero ed il giusto nell’altro, perché ciò gli consentirà di essere secondo e non ultimo nella competizione generale. Questo non vuol dire che il sistema della scienza sia un sistema perfetto, tutt’altro, ma questa è senz’altro la parte migliore e, probabilmente, uno dei migliori sistemi di garanzia di successo che le imprese del sapere umano abbiano mai concepito.

Questa sintetica caratterizzazione ci consente di definire un punto fondamentale per la nostra discussione, cioè che il vero scientifico è sempre il risultato di un processo di conoscenza empirica e critica che si basa a sua volta su altri risultati ottenuti sempre, come si è soliti dire, per tentativo ed errore, imparando da codesti errori. Alcuni risultati della ricerca vengono generalizzati come procedure di laboratorio, ottenendo ogni volta che li si impiega, ovvero migliaia di volte in tutto il mondo, verifica sperimentale.

Al contrario, saperi come quelli di molte “medicine alternative” e dell’omeopatia, sono caratterizzati dal fondarsi su dogmi indimostrati che si considerano veri fino a prova del contrario. Questa è la ratio delle verità rivelate tipica del sapere religioso, che si colloca in tutt’altra sfera rispetto all’umile conoscenza empirica della materia e dei suoi fenomeni, anche ammesso che vi sia una divinità degna di fede che abbia rivelato agli uomini i principi dell’omeopatia. Come ci insegna l’Antropologia, la ratio di questi saperi proviene da epoche in cui lo studio empirico della realtà era impossibile per mancanza di mezzi adeguati.

Molti omeopati spiegano agli scettici che l’omeopatia cura i sintomi non le malattie, ma in genere non ne conoscono il motivo. Se lo conoscessero, saprebbero anche che quella pratica non è compatibile con la medicina scientifica e nemmeno con le più elementari nozioni di patologia note da secoli. Infatti, un assunto di base della teoria omeopatica è che quasi tutte le malattie abbiano la stessa patogenesi. L’omeopatia moderna fu concepita nel 1800 da Samuel Hahnemann come variante dell’arcaica Magia Simpatetica, dalla quale trae la teoria: “Tutte le malattie tranne le sicosi[21] e la sifilide sono causate da un miasma di psoriasi”[22]. Quella magia non conosce la struttura atomica e molecolare della materia inorganica ed organica e, pertanto, suppone che in ogni cosa, sia esso un sasso che un organismo vegetale o animale, vi sia un’essenza sui generis. Coerentemente con questa idea primitiva, molto diffusa nel pensiero arcaico, l’omeopatia suppone l’esistenza di proprietà legate a questa “essenza”.

Un omeopata tedesco partendo da due proprietà che l’omeopatia attribuisce al peperoncino, ossia quella di conferire colore rosso acceso alle guance e stimolare la nostalgia di casa, nel 1983 propose su rivista considerata autorevole nella sua realtà culturale, una terapia a base di peperoncino alle solite “diluizioni” per gli 11 milioni di lavoratori stranieri residenti nell’Europa occidentale[23]. Se si pensa all’ortaggio in questione come ad un vegetale dal quale estrarre principi attivi, ossia si ragiona in termini molecolari, non se ne giustifica l’impiego particolare se lo si diluisce ben oltre la scomparsa di ogni traccia. Si deve invece tener conto dell’essenza. In altre parole nel peperoncino c’è una qualità intrinseca che definisce le sue caratteristiche e le sue proprietà, incluse quelle in grado di produrre effetti nell’uomo (sintomi) che è propria dell’essere peperoncino e non carota. Questa qualità obbedisce ad una proprietà[24], ovvero quella di determinare effetti opposti se data in concentrazioni negative. Quest’ultimo concetto, che resterebbe poco chiaro qualora si tentasse di spiegarlo in termini logici, si comprende bene alla luce del meccanismo magico di “annullamento”: un’azione inversa rispetto a quella che ha prodotto un determinato effetto produce l’effetto inverso, annullando il precedente.[25]

L’omeopatia, rispetto ad altri tipi di terapie non scientifiche o “medicine alternative”, costituisce un caso molto speciale, soprattutto perché ha creato una sua industria “farmaceutica” con un budget che le conferisce un importante peso economico, ma anche perché è sponsorizzata dalla famiglia reale inglese, in grado di influenzare in tutto il mondo ambienti a loro volta influenti.
Proprio in Inghilterra, il rettore ed il preside della facoltà inglese di omeopatia mentre si ergevano a garanti del sapere affermando in un discorso l’importante funzione dell’istituzione da essi rappresentata per evitare che “alcuni medici con una cattiva preparazione e non qualificati possano prosperare e sostenere teorie folli”[26], si rendevano protagonisti delle più assurde prescrizioni. Il rettore, ad esempio, prescriveva “alle ragazze vittime di una delusione amorosa e alle donne che non sono mai riuscite a sfogarsi con le lacrime […] affinché si sciolgano, sali da cucina a diluizioni tali che è improbabile trovarne una molecola in un’intera botte”[27]. Ovviamente il razionale terapeutico è dato dal fatto che le lacrime sono salate.

E’ evidente che uno studente della facoltà di Medicina che abbia compreso anche solo i concetti salienti delle materie di studio del primo anno di corso non può accettare roba come la patogenesi universale dovuta al miasma di psoriasi, la capacità del peperoncino di agire sul cervello determinando nientemeno che la nostalgia di casa o l’importanza del sapore delle lacrime per una terapia farmacologica della delusione d’amore a base d’acqua che “si ricorda del sale” che ha incontrato. Allora come si spiega l’alto numero di medici laureati in Francia, Inghilterra, Germania e Italia che associa queste pratiche alla medicina scientifica?
Non ci attarderemo oltre sul concetto di dinamizzazione che conferisce energia vitale attraverso lo scuotimento, eccetto che per rilevare che rientra nel quadro del paradosso di inversione che caratterizza la “diluizione”: più si diluisce più, scotendo, aumenta la “potenza” della pozione magica. A tutto il sapere omeopatico si può applicare lo stesso aggettivo: arcaico.
Ma, se si pensa al concetto omeopatico di diluizione che, come già si è rilevato, diluizione non è, si deve dire che basta il buon senso di un bambino di 10 anni per rendersi conto dell’assurdità. Una concentrazione adoperata in omeopatia è quella detta 12c che corrisponde a 1024. Per rendere più evidente la proporzione Von Baeyer propone un esempio noto come il “Teorema dell’ultimo respiro di Cesare”. Se consideriamo che l’ultimo respiro di Cesare abbia avuto il volume di un’espirazione media e che si sia distribuito uniformemente nell’atmosfera terrestre attraverso gli anni, considerato che il volume dell’atmosfera corrisponde alla capacità dei nostri polmoni per dieci alla ventiquattresima, dobbiamo dedurre che ad ogni inspirazione inaliamo una molecola dell’ultimo respiro di Cesare[28].
E’ proprio difficile credere alla buona fede di operatori di omeopatia che si siano soffermati solo per qualche istante con attenzione sugli strumenti che impiegano. Ma deve fare ancor più riflettere il fatto che i trials per testare la validità dell’omeopatia sono un affare dell’800 quando, fra gli altri, se ne occupò James Young Simpson (1853)[29], divenuto famoso per aver introdotto l’uso del cloroformio come anestetico generale. Già allora si dimostrò che si trattava di una grande impostura[30] ed ora nel terzo millennio siamo ancora alle prese con i fantasmi di una follia molto redditizia. Infatti, se ci stupisce l’esempio del respiro di Cesare, che diremo del fatto che i rimedi più impiegati sono contrassegnati come 30c ovvero 1060? In un articolo redazionale su Medical Press del 1879 dal titolo “Omeopatia Impazzita” a proposito della diluizione 30c si faceva questo esempio: “l’equivalente di un granello di sale in una quantità di diluente tale che basterebbe a riempire diecimila miliardi di globi, ciascuno tanto grande da contenere l’intero sistema solare”[31].

Il caso Benveniste, è esemplare in tutti gli aspetti di una vicenda che si trascina dalla metà del XIX secolo: l’impostura, il consenso in buona e cattiva fede di ignoranti ed interessati, lo smascheramento e, poi, l’oblio di quest’ultimo. Se dobbiamo notare cosa è cambiato, non possiamo esimerci dal fare un rilievo negativo che, però, non deve indurci al pessimismo. Questo rilievo consiste nel notare la crescente contaminazione della Medicina contemporanea con pratiche non scientifiche ed anacronistiche. Il problema è di proporzioni epocali e richiederebbe un approfondimento ed uno studio a sé, vogliamo solo accennare ad alcune delle cause che ci sembrano più evidenti, proponendole alla riflessione e al dibattito:

  1. La mancanza di una formazione scientifica realmente concettuale e critica.
  2. La passività come atteggiamento mentale in molti modelli sociali e culturali.
  3. L’indebolimento o la perdita di collegamento fra valori ideali e valori personali.
  4. La fiducia cieca ed acritica in ciò che si afferma sul mercato.
  5. La perdita di responsabilità sociale e culturale dei professionisti di alta qualificazione.
  6. L’estensione del paradigma politico-giornalistico alla gestione di ogni forma di sapere.
  7. La mercificazione della cultura.
  8. La perdita di un sistema di valori morali alti cui ancorare la deontologia professionale.

Si potrebbe continuare ancora per molto, ma ci fermiamo qui in attesa delle prossime occasioni di discussione e dibattito sull’argomento, che rimarrà sempre attuale per noi di BRAIN MIND & LIFE, fino a quando ci saranno omeopati e ci saremo noi, per rispetto della verità che è sempre rispetto di tutti.

Filippo Rucellai, Rita Cadoni e Giuseppe Perrella – BM&L
[1] E. Davenas et al., Human basophil degranulation triggered by a very dilute antiserum against IgE, Nature, 333, 816-818, 1988.
[2] Vedi F. Rucellai e R. Cadoni, L’acqua è smemorata, in Frodi, Inganni ed Errori (Rubrica sulle pagine italiane del sito della Società di Neuroscienze BRAIN MIND & LIFE, www.brainmindlife.com) in cui si propone un’analogia esplicativa per rendere evidente l’assurdità di una simile ipotesi.

[3] Ci piace ricordare il titolo di Legislatore delle Molecole che Icilio Guareschi attribuì ad Amedeo Avogadro (1776-1856).
[4] Parlare di “diluizione” dopo le 13 volte in 100 ml è erroneo, vuol dire accettare già l’impostura omeopatica. Infatti, diluire vuol dire sciogliere una sostanza in un liquido sicché, quando la sostanza è assente, manca il soggetto della diluizione. Per cui la logica dell’espressione linguistica diluizione viene a cadere, in quanto si è in presenza del solo liquido adoperato, in questo caso l’acqua.
[5] E’ noto che l’omeopatia postula l’efficacia di queste presunte diluizioni come dogma indimostrato, al quale aggiunge una non meno infondata pratica, ovvero quella della dinamizzazione, consistente nello scuotimento fra una diluizione e l’altra che conferirebbe le proprietà desiderate al “rimedio” in allestimento. L’équipe di Benveniste “dinamizzò” scrupolosamente ad ogni travaso il liquido che aveva contenuto il siero anti-IgE.
[6] Petr Skrabanek and James Mc Cormick, Follies And Fallacies In Medicine, 1989, Ed. It., Follie ed inganni della Medicina, pag. 148, Marsilio, Venezia, 1992.
[7] Petr Skrabanek and James Mc Cormick, op. Cit., p. 148.
[8] J. Maddox, in Nature, 333, June 30th, 1988.
[9] Incarico che manterrà per altri quindici anni, fino al 1995.
[10] Fra questi vi era il celebre Uri Geller che era riuscito ad ingannare mezzo mondo con i suoi poteri paranormali, i quali gli conferivano, a suo dire, la capacità di piegare oggetti di metallo con la sola forza del pensiero. James Randi riuscì a filmare la frazione di secondo in cui l’abilissimo truffatore piegava un cucchiaino contro il piano della sedia su cui era seduto. Randi divenne popolare per un programma televisivo in cui prometteva un milione di dollari a chiunque fosse riuscito a proporgli un trucco che lui non sarebbe stato in grado di svelare. Parte di quelle serie televisive sono state proposte anche in programmi della televisione italiana. Ha smascherato i guaritori Filippini con l’impiego di nozioni di anatomia e medicina legale, oltre che di prestidigitazione; talvolta ha fatto ricorso alla fisica, alla chimica o a saperi tecnologici. Ha impiegato la statistica e notissimi giochi matematici per svelare i trucchi di maghi che si dichiaravano in grado di prevedere disastri aerei, ferroviari o navali. La sua attività prevalente per molti anni è stata quella di perito per commissioni parlamentari di inchiesta.
[11] E’ rimasto alla guida della rivista fino all’età di 70 anni e proprio ai suoi colleghi di Nature ha dedicato la sua ultima fatica: That remains to be discovered (ed. It., Che cosa resta da scoprire, Garzanti, Milano 2000).
[12] J. Maddox, J. Randi, W.W. Stewart, “High dilution” experiments a delusion, in Nature, 334, 287-290, 1988.
[13] Petr Skrabanek and James Mc Cormick, op. Cit., p. 149.
[14] A. Dorizynski, French scientists say little; the French press too much, Scientist, Sept 5th , 4, 1988.
[15] D. T. Reilly, Explanation of Benveniste, Nature, 334, 285, 1988.
A commento dell’osservazione fatta da Reilly, ossia che “l’omeopatia è uno dei più grandi incidenti di percorso della scienza medica”, si deve precisare che le scienze mediche non hanno mai avuto alcun rapporto con l’omeopatia, piuttosto è accaduto -e purtroppo ancora accade- che dei medici laureati, per ignoranza o malafede per accrescere i profitti, esercitino l’omeopatia ed impieghino i rimedi omeopatici che si fondano su principi che già Ippocrate aveva dimostrato essere irrazionali.
[16] R. Brancato e M. Pandolfi, Miserie e Grandezze della Medicina. Verità, illusioni, speranze. Oscar Mondadori, Milano, 2002.
[17] R. Brancato e M. Pandolfi, op. Cit., p. 126.
[18] Nel 1994 Benveniste tornò alla carica, cercando di coinvolgere il premio Nobel per la fisica George Charpak che non volle prestarsi in alcun modo, opponendo recisi rifiuti; infine accettò di supervisionare la ripetizione degli esperimenti che, ancora una volta, diedero esito negativo. Quando, anche dopo questa ulteriore dimostrazione della frode di sei anni prima, gli omeopati continuarono ad alimentare il dibattito, Charpak definì la “memoria dell’acqua” un delirio senza fine.
[19] Eccetto coloro che lessero, a suo tempo, i reports qui citati, ben pochi sanno come stiano davvero le cose, in quanto i mezzi di informazione, dopo aver diffuso la notizia della “scoperta della memoria dell’acqua” e fomentato ad arte la bagarre, al momento della verità si sono invece limitati ad una timida smentita.
[20] La vista, in genere. Oltre l’ovvio caso dell’osservazione al microscopio, si pensi ai risultati delle elettroforesi che si leggono come bande di colore, ai precipitati, ai sopranatanti o agli opacamenti spesso riscontrabili a vista nei test-tubes (provette). In tutte le discipline sperimentali vi sono strumenti, quali i telescopi o gli spettrofotometri, che non sono altro che espansori della funzione visiva.
[21] Si vuole intendere i “condilomi acuminati”.
[22] E’ perfino superfluo sottolineare che “miasma di psoriasi” è un’espressione senza senso. Vedi anche Petr Skrabanek and James Mc Cormick, op. Cit., p. 144.
[23] A. Braun, Capsicum, das Heimweh und die Purifikatoren, in Z klass Homoopath, 27, 195-200, 1983.
[24] Proprietà che è un “classico del pensiero magico” in tutte le culture arcaiche e che, in varie forme, si conserva nei rituali dei “maghi moderni”: la fattura, ossia un manufatto simbolico contro un evento o una persona negativa, contiene elementi richiamanti l’evento o la persona per invertire la direzione dell’effetto negativo, annullandolo. Legami fra i processi paralogici che collegano la magia arcaica a quella moderna si possono cogliere in molte opere di antropologi ed etnologi, fra queste un classico italiano è Sud e Magia di Ernesto De Martino (Feltrinelli, varie edizioni).
[25] Su questi argomenti sono state scritte intere biblioteche e, dalla lettura del pensiero magico da parte di Freud, passando per l’antropologia culturale e l’antropoanalisi, non si contano gli autori che si sono cimentati con l’argomento, per lo più paragonando i meccanismi psichici dell’annullamento nella psiconevrosi ossessiva con le forme del pensiero magico.
[26] H. Boyd, Homoeopathic Medicine, pp. 150-177, in Alternative Therapies, G.T. Lewith editor, London Heinmann, 1985.
[27] H. Boyd, op. Cit., ibidem.
[28] H. C. von Baeyer, Caesar’s last breath, in Science 26, 6, 2-4, 1986.
[29] J. Y. Simpson, Homoeopathy: Its Tenets and Tendencies, Edimburg, Sutherland and Knox, 1853.
[30] AA.VV. Homoeopathy and homoeopathic writings, in Dublin Quarterly Journal of Medical Sciences, 1, 173-210, 1846.
[31] Redazionale non firmato: Homoeopathy gone mad, in Medical Press, 78, 256, 1879.

Sei fisici parlano della ciarlataneria quantistica

L’articolo originale è a cura di FUFFOLOGIA al quale vanno tutti i meriti per l’eccellente ed esaustivo articolo che può essere letto QUI.

Personalmente trovo quel blog delizioso, divertente e pieno di ottimi spunti di riflessione. Cosa piuttosto rara. Bravo, brava, bravi. Chiunque ci sia dietro FUFFOLOGIA. Ottimo lavoro! Speriamo che duri nel tempo, fino ad oggi ci sono riusciti.


 

«Cre­do di po­ter di­re con si­cu­rez­za che nes­su­no ca­pi­sce la mec­ca­ni­ca quan­ti­sti­ca»: lo af­fer­ma­va Ri­chard Feyn­man, pre­mio No­bel per la fi­si­ca e pa­dre del­l’elet­tro­di­na­mi­ca quan­ti­sti­ca (QED), una del­le men­ti più bril­lan­ti del XX se­co­lo; e quan­do scri­ve­va nes­su­no in­ten­de­va pro­prio nes­su­no, lui com­pre­so. Ag­giun­ge­va in­fat­ti che «chi­un­que af­fer­ma di ca­pi­re la teo­ria dei quan­ti men­te op­pu­re è paz­zo». Feynman ammetteva candidamente che la meccanica quantistica (MQ d’ora in poi) è del tutto incomprensibile: sappiamo come funziona ma non perché funziona. Abbiamo le sue formule che danno conto di tutti i fenomeni legati all’elettromagnetismo, della chimica, delle reazioni nucleari ma del perché le cose funzionino così non ne abbiamo idea.

Eppure al giorno d’oggi molti dicono di averla capita, la MQ. Ci sono decine e decine di libri newage che ne parlano, che spiegano come curarsi con essa, di come rigenerare le proprie energie, di come entrare in contatto con l’universo. Non c’è una sola formula, li hanno scritti dei non fisici, ma vi spiegano la MQ come se si trattasse della cosa più naturale del mondo. E dopo averli letti, siete convinti di averla capita. Che Feynman fosse stupido?

Diciamola tutta: se un fuffaro oggi non cita la MQ non è credibile, non è nessuno. Non c’è praticamente nessun sedicente indagatore dell’occulto, cultore delle scienze “alternative” (ossia delle pseudo-scienze), ricercatore del paranormale (spesso lo scrivono in maiuscolo a sottintendere che loro sarebbero quelli veri, mica come quegli sfigati che che si fanno inutilmente il mazzo per anni e anni all’università), sensitivo che parla con le entità di dimensioni parallele – insomma gente che non accetta certo di venir messa a tacere da cose banali come i fatti o le spiegazioni degli esperti delle materie di cui starnazzano senza alcun titolo -; non c’è nessuno di costoro, dicevo, che non infarcisca i suoi discorsi infilandovi l’aggettivo quantico o quantistico, coniando espressioni tanto evocative quanto vuote tipo: coscienza quantica, olismo quantistico (quantismo olistico?), guarigione quantica, percezione quantistica, salto quantico, pensiero quantistico, aura quantica, (ri)equilibrio quantistico, mente quantica, cervello quantico, ecc.

Non solo, ma si usa la MQ per sostenere la credibilità di pratiche, credenze e discipline senza alcun fondamento scientifico come omeopatia, chakra, feng shui, cristalloterapia, fiori di Bach, pranoterapia, riflessologia, ecc. Avete qualcosa che implichi un’azione a distanza o una connessione che non potete provare in alcun modo? Basta dire le parole magiche “meccanica quantistica” (e magari “vibrazioni”) ed il gioco è fatto.

«Quant(ich)e cazzate…» potrebbe dire uno scettico scientista cicappino arrogante e dalla mente chiusa… Sentiamo allora cosa ne pensano alcuni dei più importanti fisici quantistici.

Quella che segue è la mia traduzione dell’articolo “6 fisici parlano della ciarlataneria quantistica” di Bo Gardiner, una blogger che ha avuto un percorso di vita davvero particolare: da fuffara convinta (che non se n’è fatta mancare una!) a umanista, femminista, ambientalista, scettica e divulgatrice scientifica.

Ecco dunque il mio adattamento del suo articolo…

Murray Gell-Mann, Nobel per la fisica 1969

Murray Gell-Mann, Nobel per la fisica 1969

Murray Gell-Mann, fisico del CalTech, premio Nobel per la fisica nel 1969 per la scoperta dei quark.

Cer­ti scrit­to­ri han­no af­fer­ma­to che pre­sun­ti fe­no­me­ni “pa­ra­nor­ma­li” co­me la pre­co­gni­zio­ne, nel­la qua­le si sup­po­ne che i pro­ces­si di scel­ta sia­no no­ti in an­ti­ci­po a in­di­vi­dui do­ta­ti di po­te­ri “psi­chi­ci”, sa­reb­be­ro ac­cet­ta­bi­li per la MQ. Non serve dir­lo, ma que­sti fe­no­me­ni sa­reb­be­ro tan­to scon­vol­gen­ti per la MQ quan­to per la fi­si­ca clas­si­ca; se fos­se­ro re­ali ri­chie­de­reb­be­ro una com­ple­ta ri­scrit­tu­ra del­le leg­gi del­la na­tu­ra co­me le co­no­scia­mo. [1]

Non voglio entrare nel merito delle solite questioni sulla MQ tipo cosa vuol dire, e così via . Vi dico solo che avete sicuramente sentito un sacco di cose sbagliate sull’argomento. [Risate] Ci sono persino dei film che ne parlano, pieni di cose sbagliate … Le persone continuano a chiedermelo dopo aver letto il mio libro “Il quark e il giaguaro”, e dicono: “non c’è qualcosa che vada oltre quello che hai scritto lì?”. Probabilmente intendono qualcosa di soprannaturale. In ogni caso, non c’è. [Risate] Non serve. [2]

Leonard Mlodinow

Leonard Mlodinow

Leonard Mlodinow, fisico presso il CalTech e autore, insieme a Stephen Hawking, del libro Il grande disegno.

D: Dottor Mlodinow, il dr. Chopra afferma di aver usato negli anni il linguaggio della fisica quantistica per supportare e spiegare alcune delle sue idee spirituali. La cosa irrita lei e gli altri scienziati. Ci può spiegare perché?

R: Non so se irritare sia la parola giusta… Si può capire la fisica al livello che abbiamo usato in libri come Il grande disegno o in altri popolari testi divulgativi, e ci sono livelli di comprensione più profondi, più tecnici ma davvero vicini a ciò che realmente è la fisica. Ed è difficile, se non hai un formazione scientifica in fisica, usarne la terminologia per proporre nuove teorie ed idee… Appropriarsi di quelle idee per i propri fini è un terreno scivoloso su cui muoversi. [3]

Victor Stenger (1935-2014)

Victor Stenger (1935-2014)

Victor Stenger, professore emerito di fisica presso l’Università delle Hawaii.

Nel 1987, il professore emerito, matematico e cosmologo di Oxford, Roger Penrose, pubblicò un bestseller intitolato La mente nuova dell’imperatore, pieno di materiale straordinario su fisica, matematica e computer. La tesi principale di Penrose è che il cervello umano non è un computer e che funziona in un modo non riproducibile da nessun computer, per quanto potente. Il cervello non seguirebbe cioè degli “algoritmi” nel risolvere i problemi che affronta. Fin qui tutto bene. Alla fine se ne esce però con l’incredibile idea che il funzionamento effettivo del cervello avrebbe qualcosa a che fare con la gravità quantistica.

Roger Penrose

Roger Penrose

Il libro di Penrose è stato accolto con considerevole scetticismo, specialmente da chi lavora nel campo dell’intelligenza artificiale, che l’autore metterebbe così fuori gioco, e anche da parte di molti fisici che non riescono a vedere come la gravità quantistica potrebbe aver qualcosa a che fare con una struttura macroscopica e calda come il cervello.

Penrose ha collaborato poi con l’anestesiologo Stuart Hameroff per proporre un modello di come la MQ opererebbe nel cervello…

Hameroff era uno dei soggetti intervistati nel film-documentario indipendente del 2004 “What the Bleep Do We Know” [Che bip ne sappiamo?]. In quel film, così come in quello successivo del 2005, “The Secret” [Il Segreto], ispirato all’omonimo bestseller, si sosteneva l’ipotesi che la MQ ci direbbe che creiamo la nostra propria realtà.

In una ricerca del 1999, il fisico Max Tegmark aveva affrontato il problema della coerenza quantistica del cervello concludendo che… esso è semplicemente troppo grande e troppo caldo per essere un dispositivo quantistico, coerente o meno. Si può tranquillamente affermare che il modello di Penrose-Hameroff non è sostenuto dal prove in modo soddisfacente per la grande maggioranza dei neuroscienziati.

La parola “quantistico” appare molto spesso nella moderna letteratura mistica e in quella New Age. Per esempio il medico Deepak Chopra (1989) ha promosso con successo un concetto che ha chiamato guarigione quantica [quantum healing], che suggerisce che potremmo curare le nostre malattie con l’uso di un sufficiente potere mentale…

Dal momento che, nonostante 150 anni di tentativi, non esiste nessuna evidenza convincente e riproducibile di fenomeni paranormali, essi costituiscono una base piuttosto fragile per la coscienza quantica… Il libro di Fritjof Capra “Il Tao della fisica” è diventato così fonte di ispirazione per la New Age, e l’aggettivo “quantistico” è diventato un termine alla moda utilizzato per dar fondamento alla spiritualità pseudo scientifica di tendenza che caratterizza questo movimento. [4]

David Z. Albert

David Z. Albert

David Albert, fisico, direttore del master in Filosofia della Fisica alla Columbia University, autore del libro “MQ e senso comune”.

David Albert, uno dei pochi accademici accreditati ad apparire nel film [What the Bleep Do We Know?, di cui si è parlato anche prima], filosofo della fisica presso la Columbia University, è indignato per il prodotto finale. Racconta di aver passato quattro ore a spiegare pazientemente ai registi perché la MQ non ha niente a che fare con la coscienza o la spiritualità, per poi vedere le sue affermazioni montate ad arte e tagliate al punto da far sembrare che lui e lo spirito guerriero parlino con una sola voce. [5]

Stephen Hawking

Stephen Hawking

Stephen Hawking, fisico presso il California Institute of Technology (CalTech) e all’Università di Cambridge.

Roger Penrose ed io… siamo stati piuttosto in sintonia sulla teoria classica della Relatività Generale … Il disaccordo è cominciato quando siamo passati alla gravità quantistica. Ora abbiamo approcci al mondo molto diversi, sia dal punto di vista fisico che mentale… Questa differenza di approccio ha portato Roger a fare tre affermazioni… sulle quali sono in totale disaccordo.

La prima è che la gravità quantistica causi ciò che lui chiama OR, riduzione obiettiva della funzione d’onda. La seconda è che questo processo giochi un ruolo importante nel funzionamento del cervello, attraverso il flusso coerente nei microtuboli. E la terza è che serva qualcosa come la OR per spiegare l’auto-consapevolezza… [6]

Lawrence Krauss

Lawrence Krauss

Lawrence Krauss, fisico della Arizona State University, autore de’ L’uomo dei quanti, una biografia di Richard Feynman, uno dei pionieri della fisica [e del celebre La fisica di Star Trek].

Con la presente desidero assegnare il premio per i “Peggiori abusatori della MQ per divertimento e profitto” (ma soprattutto per profitto) a:

  • Deepak Chopra […];
  • The Secret […];
  • la Meditazione Trascendentale […].

Per la cronaca, la meccanica quantistica non nega l’esistenza di una realtà oggettiva. Ne’ implica che col solo pensiero si possano modificare gli eventi esterni. Gli effetti richiedono ancora cause, per cui se volete cambiare l’universo dovete agire su di esso.

Feynman disse una volta “La Scienza è l’immaginazione in una camicia di forza”. È ironico che, nel caso della meccanica quantistica, gli svitati siano quelli senza camicia di forza. [7]

Non c’è area della fisica che induca più sciocchezze in ambito pubblico della MQ. Dovreste sempre diffidare quando sentite affermazioni come “La MQ ci collega on l’universo” … o “La MQ ci unifica con tutto il resto”. Potete ragionevolmente cominciare a chiedervi se chi lo afferma non stia in qualche modo tentando di usare la MQ per insinuare fondamentalmente che possiate cambiare il mondo col pensiero…

Tutte le stranezze della MQ vengono spazzate via alla scala che normalmente sperimentiamo. È questo il motivo per cui percepiamo una realtà [che si accorda con la fisica] classica.

Queste stranezze sono limitate o a precise configurazioni sperimentali preparate con estrema accuratezza in laboratorio, o a scale tanto piccole che gli effetti quanto-meccanici diventano significativi

Roger Penrose ha portato acqua al mulino dei fuffari della new age suggerendo che a qualche scala fondamentale, la MQ potrebbe essere rilevante per la coscienza. Quando sentite la locuzione “coscienza quantica” dovreste essere sospettosi Molta gente dubita che le idee di Penrose siano ragionevoli.

deepakLa MQ è spes­so ci­ta­ta co­me spie­ga­zio­ne per le co­se più in­cre­di­bi­li. È co­sì stra­na che la gen­te vi si ag­grap­pa co­me a una spe­ran­za per spie­ga­re tut­to ciò che gli pia­ce­reb­be cre­de­re sul­l’uni­­ver­­so… “Mec­­ca­­ni­­ca quan­­ti­­sti­­ca” è di­ven­ta­ta un sur­ro­ga­to dell’es­pres­sio­ne “tut­to è pos­si­bi­le”. Se tutt­o è pos­si­bi­le puoi ave­re tut­to quel­lo che vuoi. Quin­di che c’è di me­glio di qual­co­sa che ren­de pos­si­bi­le tut­to quel­lo che vuoi?

Il punto è però che con la MQ non tutto è possibile. A certe scale, per un certo tempo, in certe regioni tutto è possibile e accadono cose strane. Ma questo non è vero per l’universo nel suo insieme. [8]

Tradotto e adattato da: https://bogardiner.wordpress.com/2012/11/18/6-physicists-speak-on-quantum-quackery/


Bibliografia:

  1. “Il quark e il giaguaro. Avventura nel semplice e nel complesso”, Murray Gell Mann, Gli archi, Bollati Boringhieri.
  2. Annotated captions of Murray Gell-Mann on beauty and truth in physics (su TED Talks).
  3. Discussion on science vs. spirituality.
  4. Quantum Quackery.
  5. Cult science, dressing up mysticism as quantum physics.
  6. Hawking, Penrose, and Postivism.
  7. A Year of Living Dangerously: Reflections on Hot-Button Science (Scientific American).
  8. How to spot quantum quackery.

Vedi anche:

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