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MPR – 8

Maria Pia
Ottavo anno.
Credo che sarà l’ultimo, questo. L’ultimo anno che parlerò di te, qui su queste pagine digitali.
Perchè ormai molte cose sono passate, di molte me ne sono fatta una ragione; altre sono cose che dovrò tenere dentro di me ma che stanno trovando il proprio posto, per quanto dolorose e sgradevoli possano essere.
Del senso di colpa che avevo, è rimasta una malinconia di sottofondo, una vaga tristezza per quello che sarebbe potuto essere, per le diverse strade che avremmo potuto percorrere, forse insieme, forse no.
Di certo sarebbe stata una vita difficile perchè la tua malattia era già radicata fortemente dentro di te.
E di certo non sarei stato io la tua soluzione.
Però non posso fare a meno di chiedermi cosa sarebbe successo “SE”, e dopo quel “SE” mettici tu quello che ti pare… Le cose sono andate come sono andate. Forse ti ho soltanto prolungato la sofferenza, forse invece ti ho dato una possibilità in più che tu non sei riuscita a cogliere.
Chi lo sa.
Le cose sono andate come sono andate, in quella stanza di albergo, con quelle siringhe, con tutto quello che successe prima.
Forse è stato meglio averlo scoperto dopo.
Forse…
Forse è arrivato finalmente il momento di metterti in un cassetto della mia memoria e di lasciarti lì. Insieme a tantissime altre cose che fanno parte del mio passato lasciando che il passato non mi dica chi io sia, ma che sia parte di chi diventerò.
OPAAAAAAA!!
Sette anni dopo…

E sette.
Non so perchè ma quest’anno sento la cosa più pesante del solito… Credevo, un anno fa, di aver iniziato a digerire la cosa e invece scopro con un certo disappunto che ancora è una ferita aperta…
Ancora non riesco a farti riposare in pace, MPR. Ancora il tuo ricordo mi rende la giornata amara, difficile, con un nodo in gola e di tanto in tanto con le lacrime che si formano agli angoli degli occhi.
Vorrei non pensare ma “è come un vizio” e quindi inevitabilmente rivedo il film della mia memoria e ripenso a quella bellissima foto che ora chissà dove sarà mai finita… In quale cassetto.
Da un lato sono contento che tu non debba patire l’inferno che il nostro mondo è diventato (e non me ne frega assolutamente nulla sapere che ci sono persone che stanno peggio e blablabla… IO vivo qui e mi fa piuttosto schifo) ma dall’altro la cosa non mi consola minimamente.
Sono infelice, sotto questo punto di vista. Sono riuscito a ricucire tante ferite, ultimamente ma questa sembra che non debba ricucirsi mai e mi chiedo perchè…
Al prossimo anno, MPR.
Devo farmelo andare giù…
È proprio per queste cose che ho forti reticenze all’idea di tornare a Taranto…
Nell’ultima giornata disputata si è registrata la presenza della piccola Giulia, figlia di MPR, appena giunta dalla lontana Milano per onorare, giustamente, il torneo dedicato alla cara mamma e per tracorrere le vacanze nella città che le diede i natali.
Di MPR ci piace ricordare il sua grande operato, dopo il lavoro svolto presso il reparto Ortopedia del S.S. Annunziata la sua giornata proseguiva presso la Misericordia di Taranto dove prestava opera di volontariato, una ragazza dedita al prossimo.
Beati voi che avete solo i vostri bei ricordi perchè se aveste anche i miei probabilmente fareste fatica a ricordare solo il suo “grande operato”.
Mi si attorciglia lo stomaco se ripenso a tutto quello che so legato a MPR ed è per questo che molto probabilmente me ne starò a casina mia, riguardo questo evento. Io so cosa c’è stato dietro MPR. Lo so talmente bene che credo non potrò dimenticarlo.
Però credo che sia giusto che quello che so se ne stia chiuso dentro di me, nella cassapanca speciale, dove solo due persone possono andare a guardare.
Si, ora mentre sto scrivendo mi rendo conto che è giusto così, che non ho il diritto di dare altro dolore a chi ha già sofferto abbastanza. Lascio che il ricordo di MPR rimanga quello bello, altruista, luminoso perchè MPR era anche così.
Come ha detto una persona che stimo tantissimo, nella psicologia junghiana, l’Ombra è l’archetipo relativo alla parte oscura, rigettata e minacciosa del Sé. Lo psicanalista svizzero C. G. Jung la chiamava “ciò che una persona non desidera essere” e può essere vista come il deposito degli istinti incontrollabili, compresi gli impulsi distruttivi, come pure di tutte le caratteristiche personali considerate inferiori e indesiderabili.
Io ho avuto l’onere di conoscere anche l’ombra junghiana di MPR. È la mia eredità. Il mio peso.
Soprattutto il mio dolore.
Ma è solo mio.
6° anno – Va meglio
Sono già passati sei anni?
Sembrano seimila ma poco conta. Giulia ha un anno in più, ho perso il conto di quanti ne possa avere ora. Dodici? Undici?
Il dolore si attenua ogni anno, MPR… Anche il senso di colpa si attenua.
Ripenso ancora una volta a tanto tempo fa e mi sembra più credibile quello che è successo.
Forse tra qualche anno riuscirò anche ad andare a Talsano senza il rischio di stare male.
Per ora ti ricordo con un dolore ancora sporco di sensi di colpa, di “avrei potuto fare”, di sindrome del buon samaritano e di un sottile senso di perdita che non credo mi potrà mai abbandonare.
Imparerò a conviverci il più serenamente possibile, sicuramente.
Sai, se ci penso mi viene in mente che il tuo ricordo più immediato è una cicatrice che sta quasi sparendo dal mio avambraccio.
È l’altra cicatrice, invece, quella che solo una persona riesce a vedere, che fa fatica a sparire…
MPR – Cinque anni dopo.
MPR, sono passati cinque anni ormai ma ancora, in un angolo della mia testa…
Lucidamente lo so che non ci sei più. Lo so da tanto tempo, lo so fin troppo bene e so anche come, forse so perchè.
Sei quella piccola cicatrice sul mio braccio che quasi non si vede più ma che io vedo bene.
Sei un dolore che non passa ma che forse sono io che non voglio fare passare.
Sembra che più passa il tempo, più certe cose fanno male. Ho ricordato, MPR: ho ricordato tutto e mi chiedo come mai si facciano tanti sforzi per allenare la memoria. Io vorrei perderla ma poi starei ancora peggio di come sto, all’idea di non ricordarti più.
Sono confuso, sono affranto e sto male. “Anche se” (e solo io e MPR sappiamo cosa significa) sono contento del mio passato con te.
“io mi dico è stato meglio lasciarci
che non esserci mai incontrati”
- Fabrizio de Andrè – Giugno ‘73
Riflessione del giorno nuovo
Giulia, se penso a quello che sarebbe potuto succedere… Soprattutto se penso a quello che è successo, a quel sasso che mi rotola ancora dentro, dolorosamente, senza posa, senza pietà…
Giulia… Se ci penso troppo rischio di stare peggio di quanto già non sto per cui perdonami se non ci penso, ora. Non sono così forte. Spero di esserlo quando sarà il momento.
Mi chiedo che senso abbia dirti che ti voglio bene, però è quello che ora sento.
Buonanotte.
Rimpianto meno sei
Tra poco sono tre anni che MPR si e’ tolta la vita.
Pensavo francamente di riuscire a trovare tante belle parolone per tentare di descrivere quello che mi passa per la testa in questi giorni ma mi trovo desolatamente senza niente di adatto, niente di speciale. Solo un feroce rimpianto.
Rimpianto di avere fatto alcune scelte e, peggio, di non averne fatte altre.
Scrivo nel recondito desiderio che qualcuno risponda con sagge e consolatorie parole; nella segreta speranza che qualcuno mi dia una “pacca virtuale” sulla spalla; non essendo però sicuro se la “pietà su commissione” possa in qualche maniera essermi di conforto…
Ho il terrore dell’idea che sto scrivendo per mendicare, per cui dirò che scrivo perchè la data dell’annivesario si avvicina impietosamente e io non so come affrontare la cosa. Scrivo perchè quel giorno dovrò, per forza di cose, per lo meno sforzarmi di non avere una faccia lugubre e triste perchè so che non verrei capito se non da una sola persona (cosa che già di per se ritengo una notevole e sfacciata fortuna). Scrivo soprattutto perchè non posso (ma ancor peggio non voglio) fidarmi delle persone che mi sono intorno, perchè è talmente poca la mia stima e la mia fiducia in loro che non voglio rivelare loro questo mio malessere, perchè tutte loro mi hanno in qualche modo tradito (materiale per un altro argomento che qui sarebbe OT).
Mi voglio fidare quindi di completi estranei. Fidare per modo di dire, visto che ho detto poco; nulla rispetto a quello che effettivamente provo.
Non so cosa altro dire. Ho le idee abbastanza disastrate a riguardo. Forse sto per fare una “cosa poco saggia” ma arrivato a questo punto tanto vale…
Palle. Sto mendicando.
MPR
Ti vorrei dimenticare.
E invece continuo a pensare a come ti hanno trovata. E penso a tua figlia. A tuo marito chiedendomi se avrò mai il coraggio di andare sulla tua tomba.
Ho ancora la tua foto digitale (perchè non ne ho altre; o forse non le voglio trovare). Quella con G. appena nata.
Perdonami se puoi farlo ora. Io non riesco a perdonarmi.

