60 Anni fa, lo Sputnik

Mi piace lasciarlo dire ad uno dei miei scrittori di Fantascienza preferiti, l’evento che cambiò la nostra vita in maniera irreversibilmente radicale. Queste sono le cose che meritano davvero di essere festeggiate!!

Lo Sputnik 1 fu il primo satellite artificiale mandato in orbita intorno alla Terra. Venne lanciato il 4 ottobre 1957 dal cosmodromo di Baikonur. In russo la parola Sputnik significa “compagno di viaggio”, inteso come satellite in astronomia.

Una pagina molto esaustiva riguardo lo Sputnik 1 si trova su Wikipedia, sfortunatamente la pagina equivalente italiana è scarna e incompleta. Al solito.

Premio Nobel per la Fisica 2017

Oggi stato assegnato il premio Nobel per la fisica a Rainer Weiss, e congiuntamente a Kip Torne (forse qualcuno di voi lo conosce come consulente scientifico del film Interstellar) e Barry C. Barish “per il contributo decisivo al rivelatore Logo e all’ osservazione delle onde gravitazionali“. Le onde gravitazionali sono increspature dello spazio-tempo originale da eventi cosmici violenti (il primo segnale rilevato è stato generato dalla collisione di due buchi neri avvenuta un miliardo di anni fa!). L’ esistenza delle onde gravitazionali era già stata prevista da Einstein un secolo fa, ma sono state rilevate solo lo scorso anno! [VN]

#NoiDiMinerva #PremioNobel #fisica #ondegravitazionali #ligo #virgo

Conferenza Confermata a Bologna!

Confermata la conferenza “I frattali in natura: quando le cose si fanno complesse“!

Questa volta l’evento si terrà a Bologna in compagnia della associazione di divulgazione scientifica Minerva e per l’occasione il titolo è stato modificato in “I fiori di Fibonacci: un abbraccio tra Matematica e Natura

L’appuntamento è:
MARTEDÌ 5 OTTOBRE 2017 alle ore 19,30 presso la CABALA CAFÉ, strada Maggiore 10, Bologna.
Il programma è consultabile sulla pagina dedicata. L’ingresso è gratuito. La consumazione è consigliata.

 

Povero signor Bohr!

Deve essere davvero difficile staccarsi dalla abitudine ancestrale di voler vedere continuamente connessioni e collegamenti tra macrocosmo e microcosmo. Sembra che sia una ricerca vecchia quanto il pensiero umano anche se non me la sento di definire il pensiero umano “vecchio” mentre certe abitudini sono destinate ad invecchiare e prima o poi a morire; meglio prima, alcune di queste “abitudini” hanno fatto abbastanza danni ed è tempo che spariscano definitivamente da qualsiasi cultura degna di questo nome.

Una chiara indicazione del dilemma che andava affrontato si ritrova nel commento di Arnold Sommerfield, collaboratore di Niels Bohr, uno dei ricercatori che hanno vissuto in prima persona gli sconforti e le speranze di questo periodo. Proprio nel 1923 egli scriverà: “un risultato notevole e affascinante della teoria atomica di Bohr è costituito dalla dimostrazione che l’atomo è un minuscolo sistema planetario… . L’idea che le leggi del cosmo nel piccolo riflettano il mondo terrestre esercita in modo naturale una grande attrattiva sulla mente umana; difatto essa trova le sue radici nella superstizione (vecchia quanto la storia del pensiero) che il destino dell’uomo possa leggersi nelle stelle. Il misticismo astrologico è scomparso dalla scienza, ma quello che rimane è il desiderio di cogliere l’unità delle leggi che regolano il mondo”. Ma egli sente il dovere di aggiungere: “ahimè, la possibilità di considerare l’atomo come un sistema planetario ha i suoi limiti.”

Un embrione, due specie: la chimera umana del dott. Wu

In un mondo dove il problema dei trapianti di organi è grave e quotidiano a causa di scarsità di risorse, scorretta informazione e, conseguentemente scarsa o nulla consapevolezza a riguardo, una notizia come questa potrebbe essere la speranza per chi ha bisogno, spesso urgentemente, di un nuovo organo per poter vivere.
 
Un team di scienziati presso il Salk Institute a La Jolla, California hanno inserito delle cellule staminali umane in un embrione suino, in seguito ad accertati studi che hanno dimostrato come le cellule staminali umane nel giusto grado di maturazione possono combinarsi con zigoti di maiale per poi progredire normalmente alla formazione dell’embrione.
 
L’embrione così formato è risultato vivo e vitale, la prima vera e propria chimera realizzata con cellule umane.
 
Facciamo un passo indietro e capiamo meglio cosa sono le cellule staminali, a cosa servono e cosa è una chimera! Questa è un animale mitologico presente nel folklore ellenico che aveva come caratteristica saliente quella di essere un ibrido piuttosto bizzarro: corpo di leone, una testa di capra che spunta dalla schiena e una coda che pareva assomigliare ad una testa di serpente. Altre culture riportano di bestie ibride: in Cina è conosciuto il pixiu ma anche pegaso è considerabile come un animale ibrido!
 
Le cellule staminali, detto molto brevemente, sono cellule definite “indifferenziate” ovvero cellule che ancora non si sono specializzate in una particolare funzione attraverso un processo noto come “differenziamento cellulare”. Queste cellule possono essere prelevate da diverse fonti come il cordone ombelicale, il sacco amniotico, il sangue, il midollo osseo, la placenta, i tessuti adiposi e sono, nelle giuste condizioni naturali o di laboratorio, in grado di ricostruire parti di organi e tessuti. Non è così semplice ma per capire velocemente di cosa stiamo parlando ci bastano queste informazioni.
 
É un argomento piuttosto sensibile in quanto se da un lato queste cellule permettono, in teoria, di poter riparare danni anche gravi in un organismo, dall’altro è stata fatta fin troppa pessima informazione a riguardo e sono stati segnalati casi di cure finte e costosissime che hanno speculato sulla disperazione di chi si è trovato in stato di grave e urgente necessità.
 
Di embrioni chimera ne sono stati realizzati molti, per capire quali sono le potenzialità di questo tipo di ricerca, ma il lavoro svolto dal team del dottor Jun Wu è stato il primo ad averne realizzata una con cellule staminali umane! La scelta del suino è stata dettata dalla vicinanza genetica delle specie visto che l’obiettivo è quello, nel lungo periodo, di poter creare organi umani in embrioni non umani.
 
Prima di gridare “al mostro” però è indispensabile precisare che la percentuale di staminali umane nell’embrione suino è stata dello 0,001% dimostrando che siamo ancora ben lontani da una mix uguale di cellule da specie lontanamente imparentate. Inoltre il feto, normalmente cresciuto fino alla quarta settimana, è stato distrutto in ottemperanza alle rigidissime linee guida etiche che hanno condotto questa ricerca.
 
Perchè questa ricerca? Il team del dottor Wu ha evidenziato dei punti cardini: intanto la possibilità di studiare i processi dello sviluppo e della differenziazione cellulare nella formazione di nuovi organi, sia negli embrioni che nei gruppi cellulari singoli.
 
Inoltre le chimere potrebbero essere utilizzate per studiare e affrontare malattie altrimenti difficilmente analizzabili (ad esempio alcuni tipi di carcinomi) e di conseguenza per poter testare farmaci più efficaci e mirati finalizzati all’uso umano
 
L’esperimento della crescita di un pancreas di ratto all’interno di un topo è stato un primo passo incoraggiante verso lo sviluppo di questa tecnica e accenna alla possibilità di crescere organi umani in altre specie.
 
I suini assomigliano all’homo sapiens in molti aspetti fisiologici e anatomici e sono gli ovvi candidati.
 
Vi è un urgente bisogno di organi per trapianti e purtroppo vi è una scarsissima disponibilità. Gli organi animali coltivati potrebbero fornire la risposta in futuro ed anche se siamo ancora lontani da questo obiettivo la strada intrapresa sembra promettente.

 

http://www.cell.com/cell/fulltext/S0092-8674(16)31752-4
http://news.nationalgeographic.com/2017/01/human-pig-hybrid-embryo-chimera-organs-health-science/
https://it.wikipedia.org/wiki/Cellula_staminale
https://it.wikipedia.org/wiki/Chimera_(biologia)
https://it.wikipedia.org/wiki/Chimera_(mitologia)

[AG]

#cellulestaminali #chimera #embrione #noidiminerva

Memoria dell’acqua? La leggenda sfatata, finalmente!

IL CASO BENVENISTE
RIVELAZIONI RETROSCENA E DISCUSSIONE

L’analisi del caso Benveniste, ossia della ricerca che condusse all’ipotesi della memoria dell’acqua, ci permette di capire in cosa sia consistita e perché sia stata ordita una frode di così grandi dimensioni, rendendoci conto delle ragioni che, a quindici anni di distanza, rendono l’affaire ancora di attualità. La discussione di questa vicenda ci offre anche l’opportunità di proporre alla riflessione e al dibattito un tema di importanza epocale, quale la contaminazione, sotto la spinta di interessi economici, della medicina scientifica con pratiche anacronistiche.

Il fatto. Il 30 giugno 1988 l’autorevole rivista britannica Nature pubblicò un articolo dal titolo Human basophil degranulation triggered by a very dilute antiserum against IgE (333, 816-818), firmato da tredici autori[1]. Il gruppo di lavoro era coordinato dal biochimico francese Jacques Benveniste, professore presso l’Università di Parigi-Sud, direttore dell’Unité 200 dell’Institut National de la Santé e de la Recherche Médicale (INSERM) di Parigi. Gli altri istituti di provenienza dei ricercatori erano il Dipartimento di Zoologia dell’Università di Toronto in Canada, l’omologo istituto dell’Università di Gerusalemme, la facoltà medica dell’Università di Milano dalla quale provenivano due medici in servizio presso l’Ospedale Maggiore del capoluogo lombardo, in seguito dissociatisi dalle ipotesi sostenute dai principali autori. Fra questi ebbero un ruolo preminente Elizabeth Davenas e Bernard Poitevin.
Il lavoro sembrava dimostrare che la diluizione in acqua di un antisiero, spinta molto oltre la totale scomparsa di ogni sua molecola, fosse ancora in grado di produrre il suo effetto fisiologico di degranulazione dei granulociti basofili. Questo sorprendente risultato induceva gli autori ad ipotizzare che l’acqua sia in grado di trattenere impronte infinitesimali delle molecole con cui viene a contatto[2].
La ratio e la procedura di questo studio sono molto semplici, per cui sarà sufficiente una breve esposizione concettuale e tecnica per proseguire con cognizione di causa il nostro approfondimento.

La ricerca. Il lavoro apparteneva all’area dell’Immunologia e sfruttava le competenze di Benveniste sui meccanismi molecolari dell’allergia.
I fenomeni allergici sono caratterizzati dalla produzione di anticorpi capaci di reazione immediata, le immunoglobuline E (IgE) e dalla liberazione di varie sostanze, fra cui l’istamina, responsabili delle manifestazioni cutanee e dell’asma. L’istamina viene rilasciata da globuli bianchi che, per le loro caratteristiche chimico-tintoriali, sono detti granulociti basofili o semplicemente basofili. La degranulazione dei basofili non è altro che il rilascio di granuli contenenti istamina, fenomeno che può facilmente essere studiato mediante la colorazione con un composto colorante chiamato blu di toluidina. La degranulazione dei basofili può essere indotta artificialmente impiegando un siero anti-IgE. In condizioni normali il blu di toluidina reagisce con l’istamina producendo una tinta rossa che colora intensamente i basofili. Se i granuli contenenti istamina sono stati tutti rilasciati il basofilo, completamente degranulato, non si colora più. Si comprende, pertanto, come il metodo della colorazione con blu di toluidina si possa impiegare per testare l’effetto del siero anti-IgE: l’efficacia della sua azione coincide con la scomparsa al microscopio delle macchioline rosse che corrispondono alle cellule basofile.
La particolarità di questo progetto dell’INSERM consisteva nel fatto che il fenomeno della degranulazione causata dal siero anti-IgE veniva impiegato per testare la possibilità che il siero diluito oltre 120 volte potesse ancora produrre i suoi effetti: un’ipotesi priva di fondamento scientifico, anzi in contrasto con le più elementari conoscenze di chimica e fisica, vediamo perché.

La Legge di Avogadro. E’ una di quelle chiavi di volta su cui si fonda sia una parte della concezione scientifica della materia, sia i più umili calcoli di una minuta pratica di laboratorio. La Legge di Avogadro[3], inizialmente concepita per i gas e, poi, come tutte le leggi dei gas estesa alle soluzioni, enuncia: Volumi uguali nelle stesse condizioni di temperatura e di pressione contengono lo stesso numero di molecole. Stabilendo per la prima volta un rapporto fra numero di molecole e volume, la legge ci consente di definire quante molecole di una sostanza sono presenti in un dato volume di gas o di acqua. Il numero fisso di molecole per centimetro cubico è pari a 6,025 x 1023 e prende il nome di Numero di Avogadro.
Diluendo in 100 millilitri (o c.c.) il nostro siero varie volte, alla 13a diluizione abbiamo la certezza che non c’è più neanche una molecola: calcolare per credere!

E’ lecito chiedersi perché un team di ricercatori che ha superato da tempo l’età delle prime lezioni di chimica chieda ed ottenga finanziamenti per testare un siero che travaserà[4] per 120 volte in 100 ml d’acqua fino alla paradossale concentrazione di 10-120 M? Se si è al corrente della enorme mole di progetti di ricerca seri, fondati e referenziati che ogni anno rimangono inattuati per mancanza di fondi, è facile dirigere i sospetti verso interessi estranei alla comunità scientifica[5].

La pubblicazione. La pubblicazione su una rivista scientifica, come è noto, segue tutt’altri criteri rispetto all’editoria giornalistica; si tratta infatti di un atto di comunicazione alla comunità scientifica internazionale di risultati di assoluto rilievo di ricerche condotte nel più rigoroso rispetto del metodo sperimentale, previo accurato esame e giudizio di merito da parte di una commissione di referees che nel caso di Nature include sempre i maggiori esperti del settore, frequentemente insigniti del premio Nobel. Non sorprende, perciò, che l’apparire di un simile articolo destasse stupore e sollevasse le più indignate proteste da parte di molti ricercatori e responsabili di istituti scientifici. Lo stesso direttore della rivista, John Maddox, fu oggetto di attacchi molto duri “per aver pubblicato idiozie del genere e per aver con ciò dato credito ad idee a dir poco dubbie.”[6] Il rigore formale con cui era stata condotta una parte di quello studio non avrebbe dovuto impedire ai referees e al direttore, garante della loro serietà e tutore del prestigio della rivista, di rendersi conto dell’infondatezza dell’ipotesi testata e dell’improponibilità di una procedura fondata su preconcetti magici quali un’azione molecolare prodotta in assenza di molecole o lo sprigionarsi di una “forza vitale” grazie allo scuotimento dell’acqua. Si chiedeva al direttore di scusarsi per un errore così grave e di dimettersi per non compromettere la reputazione della rivista. “La sua risposta fu che la pubblicazione e la critica che sarebbe seguita da parte della comunità scientifica, avrebbero messo a tacere le proteste dei fautori dell’omeopatia secondo i quali gli esperimenti omeopatici non avevano mai trovato spazio nelle riviste scientifiche per via dei pregiudizi nei loro confronti, pregiudizi nati a causa della resistenza della comunità scientifica a prenderli sul serio.”[7]
Ad onor del vero, si deve ricordare che John Maddox aveva accompagnato l’articolo con una nota dal titolo “Quando credere all’incredibile”[8], in cui precisava che il fenomeno descritto non aveva ancora trovato una spiegazione scientifica ed invitava i lettori a non emettere giudizi fino a quando una commissione di esperti non avesse assistito alla ripetizione degli esperimenti e ne avesse controllato rigorosamente i risultati.

La commissione di indagine presieduta da Maddox. L’indagine sulla ricerca condotta presso i laboratori parigini sembrava, perciò, già programmata quando si era decisa la pubblicazione e, probabilmente, anche il nome del presidente della commissione che avrebbe effettuato i controlli e le ispezioni era dato per certo. John Maddox, nato nel 1925, aveva studiato Fisica ottenendo anche degli incarichi di insegnamento presso il Dipartimento di Fisica Teorica dell’Università di Manchester. Sebbene godesse di ottima fama, veniva guardato con sospetto da una parte della comunità scientifica perché aveva un curriculum da giornalista e non da accademico o da ricercatore. Aveva lavorato, infatti, al Manchester Guardian per 10 anni come giornalista scientifico. Era già stato direttore di Nature, dal 1966 al 1973, quando nel 1980 riassunse l’incarico[9]. Probabilmente coloro che avrebbero voluto uno scienziato di provato valore a dirigere la più prestigiosa impresa editoriale nel campo delle scienze naturali e biomediche, vedevano in questo episodio la conferma dei loro dubbi sull’opportunità di lasciare su una poltrona così importante qualcuno che non ritenevano sufficientemente preparato. Maddox si rendeva conto che presiedere la commissione sul “caso Benveniste” equivaleva a sottoporsi ad un esame di idoneità cui non poteva sottrarsi, pena le dimissioni dall’incarico.

Sapendo di non potersi permettere di fallire e che l’esito peggiore dell’indagine sarebbe stato non riuscire a svelare il mistero di quei risultati che andavano contro ogni logica e conoscenza scientifica, Maddox mise la massima cura nella selezione dei commissari che lo avrebbero affiancato nel delicato compito. La scelta cadde su uno studioso pratico di tecniche di laboratorio, che conosceva a fondo la realtà della ricerca per esserne un protagonista e, soprattutto, era specializzato nel riconoscimento di errori tecnici e frodi nella ricerca biomedica di base, ossia Walter W. Stewart; e sul maggior esperto in trucchi e tecniche illusionistiche, James Randi.
Quest’ultimo, a differenza di quanto talvolta si legge, non è un illusionista ma uno studioso che ha dedicato gran parte della propria vita a smascherare guaritori, truffatori, parapsicologi, persone che si dichiaravano in possesso di poteri paranormali, ecc. Per far questo ha imparato una grande quantità di tecniche che richiedono lunghi e complessi addestramenti, così che in un programma televisivo che lo ha reso famoso era in grado di mostrare egli stesso i trucchi dei presunti maghi[10].

Il sopralluogo. La commissione, giunta nel laboratorio dell’INSERM, fece richiesta di ripetere gli esperimenti limitandosi ad assistere e riservandosi di partecipare in una fase successiva. Sarebbero rimasti a Parigi una settimana, ma le impressioni iniziali fecero loro dubitare che ne sarebbero venuti a capo tanto presto.
Gli esperimenti ripetuti dai collaboratori di Benveniste riuscirono perfettamente, anche se alcune cose apparivano strane. Ad esempio la registrazione dei dati era affidata sempre alla stessa ricercatrice, la quale li annotava su un quaderno di laboratorio. Si trattava della prima firmataria dell’articolo: Elizabeth Davenas. Le pagine del quaderno erano numerate come quelle di un libro contabile, per cui in teoria non vi poteva essere una grossolana manomissione come l’aggiunta o l’eliminazione di una pagina. A James Randi non era sfuggito, però, che la Davenas annotava i dati a matita e portava il quaderno a casa, dove avrebbe provveduto a riscriverli con inchiostro indelebile. Inoltre rilevarono che la conta dei basofili degranulati non era delegata solo alla Davenas, ma ella soltanto aveva riscontrato i dati favorevoli all’ipotesi che l’acqua “ricordasse” gli anticorpi anti-IgE. Prese corpo il sospetto che non si trattasse di un errore, ma di una frode astutamente architettata, così che si decise di intervenire secondo un metodo suggerito da Randi, ossia impiegando una procedura estremamente efficace per prevenire la manomissione fraudolenta.

Il “Metodo Randi”. Le provette contenenti il siero diluito furono fatte etichettare dalla Davenas e l’intera procedura fu videoregistrata, dando alla maggiore indiziata la certezza di sapere in quali provette fosse il siero ancora attivo, in quali quello troppo diluito per poter degranulare i basofili e in quali acqua pura.
Quando la ricercatrice andò via, nella stanza del laboratorio in cui aveva lasciato le provette, Stewart, Randi e Maddox, dopo aver oscurato le finestre ed essersi accertati che non vi fossero telecamere o microfoni dei ricercatori, accesero di nuovo la loro videocamera per registrare quanto si apprestavano a fare.
Tolsero le etichette e le sostituirono con delle altre, numerate secondo un codice casuale inventato al momento e annotato su un foglio di carta. In questo modo, se la frode consisteva nel contaminare di nascosto le provette che contenevano di fatto solo acqua con siero degranulante, questa operazione sarebbe risultata oltremodo difficile, perché non era più possibile sapere quali provette manomettere. Per essere certi che il codice delle etichette, necessario per proseguire l’esperimento il giorno dopo, non fosse accessibile, il pezzo di carta su cui era scritto fu avvolto in un foglio di alluminio, ripiegato e custodito in una busta sigillata con un particolare tipo di adesivo che avrebbe consentito il facile rilievo delle impronte digitali di chi avesse tentato di aprirla. La busta fu attaccata al soffitto del laboratorio. A questo punto il team composto dai ricercatori e dai membri della commissione poteva lavorare, come si usa dire nel gergo della ricerca, in cieco. Cioè nel cimentare i basofili con le soluzioni si andava alla cieca, non sapendo quando si stessero impiegando le diluizioni contenenti anticorpi e quando acqua senza tracce di siero. Aggiunto il blu di toluidina, a fine giornata tutti andarono via, solo James Randi si attardò un po’ e, non visto, tracciò dei segni sul pavimento per marcare la posizione della scala che era stata impiegata per attaccare la busta al soffitto.
James Randi riferisce che il giorno dopo, quando andarono in laboratorio per effettuare la conta dei basofili colorati di rosso, Elizabeth Davenas e gli altri ricercatori sembravano tesi e preoccupati, mentre Benveniste era di buon umore ed ostentava grande sicurezza, al punto di aver convocato i fotografi ed ordinato lo champagne. Questo atteggiamento, se si escludono doti di recitazione degne di un attore professionista, faceva propendere per la buona fede del direttore dell’Unità 200.
Estratti i codici dalla busta si procedette alla conta e, con questa, si rovinò la festa a Benveniste: le diluizioni omeopatiche non producevano alcun effetto, ovvero l’acqua non rivelava alcuna proprietà magica come il ricordo e la creazione del fantasma di milioni di molecole.
Il risultato era così nettamente evidente da non concedere alibi come quello invocato dagli indagati, ossia di un errore nella realizzazione del campione statistico. Trilussa diceva: “La statistica è quella cosa che se tu hai mangiato due polli ed io nessuno, abbiamo mangiato un pollo a testa”, ma se i polli mancano del tutto -anche in senso metaforico- c’è poco da invocare la statistica: si rimane tutti a bocca asciutta. A quel punto la frode era stata evidenziata senza ombra di dubbio. La busta che custodiva il foglio avvolto nell’alluminio su cui erano scritti i codici delle provette, recava lievi segni dovuti ad un tentativo di effrazione con un oggetto appuntito e, d’altra parte, Randi nell’entrare in laboratorio aveva notato la scala spostata dalla posizione in cui l’aveva lasciata la sera prima; spostamento reso maggiormente evidente dai segni che aveva tracciato sul pavimento. Si riteneva che le chiavi del laboratorio le avesse solo Benveniste ma, in assenza di dati certi al riguardo, ogni illazione è lecita.

Il risultato dell’accertamento premiò più di ogni altro John Maddox, che da tutta la vicenda ottenne un consolidamento della stima di cui godeva presso lo staff della rivista da lui diretta[11] ed una riabilitazione agli occhi dei suoi detrattori. La sua linea di condotta era apparsa saggia oltre che vincente in quanto, prima la sua rispettosa tolleranza, interpretando quello spirito liberal-democratico tanto caro alla cultura britannica, aveva consentito la pubblicazione del lavoro e, dopo, da vero paladino della scienza aveva condotto la squadra di esperti che, attraverso la verifica empirico-logica, aveva ristabilito la verità[12].

Era davvero importante una risposta chiara ed autorevole al clamore ed al risalto con il quale i mezzi di comunicazione di massa avevano diffuso ed amplificato la notizia della “eccezionale scoperta”, seguendo il vecchio adagio giornalistico secondo cui un cane che morde l’uomo non è una notizia, ma se un uomo ha morso un cane gli si dovrà dare il massimo rilievo possibile. Si giunse perfino ad intervistare vari premi Nobel per conoscerne l’ovvio e scontato parere, che avrebbe aumentato l’attenzione e l’interesse per il servizio televisivo o radiofonico, così come per l’articolo del quotidiano: in Italia si diede il microfono a Rita Levi Montalcini, in Francia a Daniel Bover.

Per la verità nessuno scienziato degno di questo nome aveva preso sul serio i risultati e l’interpretazione di Davenas e collaboratori, infatti al riguardo Skrabanek e Mc Cormick osservano che la grossolanità della pretesa è di quelle che presuppongono una crassa ignoranza in termini di cultura generale e consapevolezza della realtà su cui si reggono i valori empirici della scienza: “Le conseguenze per la fisica sarebbero state più profonde di quelle che ebbe la scoperta che la terra è sferica. La scienza, così come la conosciamo, avrebbe dovuto essere cancellata e riscritta da capo.”[13]

Ma la commissione di Nature non fu l’unica a sottoporre ad esame l’ipotesi della memoria dell’acqua. Sono poche le fonti che riportano di una sperimentazione molto seria che verificava il lavoro dell’équipe di Benveniste. Lo studio fu promosso da Science et vie, rivista francese di divulgazione scientifica il cui prestigio è legato ad un attivo impegno a tutela della salute dei cittadini. I redattori della rivista ritennero un proprio dovere morale partecipare all’accertamento della verità, anche in considerazione del fatto che in Francia, in quel periodo, un medico su quattro prescriveva rimedi omeopatici.

La ricerca promossa da Science et vie fu condotta quello stesso anno presso il laboratorio allergologico del Rothschild Hospital di Parigi: in nessuna delle prove fu mai possibile assistere ad un fenomeno che desse adito a qualche dubbio. Un articolo pubblicato su Scientist, fornendo un ottimo resoconto della ricerca, stigmatizzava l’amplificazione da parte del sistema di comunicazione di massa, affermando che gli scienziati francesi avevano poco da dire, laddove la stampa francese diceva davvero troppo[14].

A coloro che si rivolgono in fiduciosa buona fede all’omeopatia giova ricordare che uno dei maggiori omeopati del mondo, tenace sostenitore di un’omeopatia -a suo dire- “scientifica”, David Reilly, subito dopo l’annuncio dei risultati di Davenas e soci ebbe a dire: “Se la cosa si dimostra priva di fondamento avremo dimostrato che l’omeopatia è uno dei più grandi incidenti di percorso della scienza medica, una follia di tali proporzioni da meritare uno studio a parte.”[15]
La dimostrazione che si trattava di una frode dovrebbe indurre gli omeopati in buona fede, così come i pazienti, a seguire Reilly e ad abbandonare questa follia.

L’accertamento della commissione e la verifica indipendente del laboratorio allergologico francese, erano più che sufficienti perché nel mondo scientifico si considerasse l’affaire Benveniste un “caso chiuso”. Si deve osservare, però, che quanto era emerso durante il controllo non avrebbe lasciato indifferente un magistrato, una corte di giustizia o anche un semplice cittadino che non accetta di essere truffato. Molti interrogativi, che andavano dal perché di quella strana ricerca a chi l’avesse finanziata e a come si fosse giunti alla vera e propria frode dei risultati falsi, sembravano trovare risposta nelle vicende passate e presenti dell’équipe dell’INSERM.

Retroscena e rivelazioni. Scoppiato lo scandalo presso il laboratorio dell’Unità 200, dopo la dissociazione dei due Italiani, un altro firmatario dell’articolo, Pierre Belon, prima prese le distanze dalla ricerca e, poi, ruppe i rapporti con Benveniste. La situazione diveniva ogni giorno più difficile, fino a quando Philippe Lazar, direttore generale dell’INSERM, minacciò il licenziamento dell’intera équipe. La crisi del gruppo di ricerca dovuta allo smascheramento da parte della commissione di Nature, ci riporta al quesito che ci siamo posti nel paragrafo sulla legge di Avogadro e che si può sintetizzare così: perché mai quegli esperimenti e chi li ha finanziati?

Rosario Brancato e Maurizio Pandolfi, due medici oculisti, docenti universitari rispettivamente al San Raffaele di Milano e all’Università di Lund in Svezia, si sono occupati della vicenda in un loro peraltro piacevole e brillante saggio recente[16] in cui, però, riflettono ingenuamente quanto gli autori del “piano” volevano si credesse: “Ci si può chiedere se gli autori avessero un qualche contatto con l’omeopatia. Benveniste no ma altri due erano medici omeopatici, una circostanza che tinse di sospetto lo scetticismo di molti.”[17]
Brancato e Pandolfi si sbagliano di grosso, se così non fosse bisognerebbe spiegare in che modo Benveniste si sarebbe convinto a testare le funzioni dell’acqua diluita nell’acqua e, a sua volta, come avrebbe convinto il Ministero a finanziarlo. Ma le cose non stavano così. La chiave di volta per comprendere l’origine del progetto ed i ruoli dei singoli si chiama Bernard Poitevin.

Poitevin, che abbiamo citato fra i membri del gruppo di ricerca, era medico. Laureatosi a Nantes nel 1978, fu estraneo a pratiche terapeutiche non scientifiche fino a quando suo padre adottivo fu curato con l’omeopatia, circostanza che gli consentì di conoscere questo complesso ed antico modo di sfruttare l’effetto placebo, camuffandolo sotto le spoglie di una fantomatica energia che si sprigionerebbe dalla diluizione accompagnata a scuotimento di sostanze che in congrue quantità sarebbero responsabili dei sintomi che si vogliono curare. Poitevin fiutò l’affare costituito dalla legittimazione di queste pratiche che, anche in virtù della crescente sfiducia verso un sistema sanitario sempre più compromesso con interessi ed opportunismi politici, sembrava avere buone possibilità di affermazione. Il primo passo lo compì nel 1980 ottenendo la tesi di dottorato in immunologia presso il laboratorio di Benveniste. Il campo immunologico che allora, più di oggi, si presentava come un’area vasta e largamente insondata di fenomeni spesso capricciosi ed inspiegabili, gli parve l’anello di congiunzione ideale fra l’omeopatia e la scienza. Il passo successivo fu presentare Michel Aubin, direttore scientifico dei Laboratoires Homéopathiques de France (LHF), una casa farmaceutica omeopatica, a Benveniste. L’incontro è cruciale perché comporta la “conversione” all’omeopatia del direttore dell’Unità 200. Nel 1982 Benveniste firma con Aubin un contratto per studiare l’attività dei prodotti omeopatici nei meccanismi dell’allergia. In altre parole il laboratorio viene finanziato per la prima volta dall’industria omeopatica per lavorare su suoi progetti. Non è noto quale sia stato, in quel periodo, il primum movens che ha attratto su quel sodalizio l’attenzione della maggiore delle industrie produttrici di rimedi omeopatici in Francia, la Boiron. Fatto sta che nel 1983 Benveniste, dopo aver rinnovato per altri due anni il contratto con la LHF di Aubin, firma un contratto anche con la Boiron.
Poitevin diviene consigliere scientifico della LHF e, in questa qualità, svolge la funzione di supervisore nel laboratorio di Benveniste, coadiuvato da Beatrice Descours, che lavora in qualità di tecnico di laboratorio per la Boiron. Alla fine del 1983, per motivi poco chiari, la Descours si dimette ed al suo posto è assunta Elizabeth Davenas. Da notare che fin dall’inizio la Davenas ha lavorato presso il laboratorio dell’Unità 200 con lo stipendio pagato dalla Boiron.

Conosciuti questi fatti, il quadro d’insieme è molto più chiaro. La decisione di realizzare questo “geniale” progetto di ricerca spetta ad un nucleo di omeopati che da anni lavora a tutti gli effetti per l’industria omeopatica, anche se utilizza in parte una struttura e dei fondi pubblici.

Durante il 1988, qualche mese prima della pubblicazione su Nature, la Boiron acquistò la LHF, diventando così l’unica finanziatrice dei progetti di ricerca di Benveniste. Le due industrie di rimedi omeopatici fra il 1982 e il 1986 investirono tra i duecentomila ed i trecentomila franchi l’anno, nel 1987 e nel 1988 circa ottocentomila l’anno, il 1989 un milione di franchi. Complessivamente il sostegno all’Unità 200, fino alla pubblicazione dell’articolo, si stima intorno ai quattro milioni di franchi.
Dunque, la “memoria dell’acqua” è frutto di un piano architettato e finanziato dall’industria omeopatica per guadagnare una patente di scientificità ai propri prodotti, allo scopo di conquistare quote sempre più estese di mercato grazie alla persuasione dei medici. Non stupisce, perciò, che il piano prevedesse anche un escamotage per evitare l’incriminazione per truffa.

I ricercatori dell’Unità 200 erano ben consapevoli del fatto che la ripetizione degli esperimenti in laboratori indipendenti avrebbe presto dimostrato l’impossibilità di ottenere i loro incredibili risultati, così introdussero nel loro lavoro un errore di campionatura statistica. L’intento era quello di scaricare su quell’errore la responsabilità dei dati ottenuti, per poter dichiarare la propria buona fede. Se un simile trucco poteva aver presa nel corso di un processo su una corte ben disposta, non aveva certo possibilità di sviare la comunità scientifica. A tale proposito si può osservare, visto che si intendeva ingannare i medici oltre che i comuni cittadini, che Benveniste e soci puntavano sull’ignoranza dei clinici francesi in materia di statistica. E non erano i soli, considerato che la direzione generale dell’INSERM per salvare la reputazione dell’istituzione, incaricò il direttore dell’Unità 292, Alfred Spira, uno statistico, di ripetere gli esperimenti cercando di dimostrare che con l’errore di campionatura fosse possibile ottenere i risultati di Benveniste. Ovviamente le prove sperimentali ebbero ancora una volta esito negativo, ma Spira riuscì, se non altro, ad allontanare l’attenzione dal problema vero.

Il prestigio dell’Istituto sembrava comunque compromesso, tanto che Philippe Lazar voleva che Benveniste andasse via o, per lo meno, fece in modo che si sapesse di questa sua volontà; accettò, invece, di confermarlo nell’incarico per altri quattro anni, ossia fino a scadenza del mandato nel 1992, a patto che la Davenas -ritenuta da tutti la vera responsabile della frode- fosse allontanata[18].
Discussione. Uno dei motivi che ci ha spinto a studiare il caso Benveniste e a proporre in uno scritto una sintesi dei fatti noti e delle nostre riflessioni è che l’accertamento della verità che condusse alla soluzione di quel caso e, conseguentemente, a porre la parola fine ad ogni disputa sul presunto fondamento scientifico dell’omeopatia, oggi sembra essere del tutto ignorato.
L’esemplarità del caso aveva un enorme valore, perché dimostrava che l’unica volta, in assoluto, che si registrava un fenomeno rilevato scientificamente che obbedisse al dogma omeopatico, si era in presenza di una truffa. Purtroppo, se si eccettuano gli operatori in buona fede, ciò che la quotidiana esperienza ci propone ad un livello un po’ più alto e generale della realtà del singolo che vende o somministra prodotti omeopatici, è molto chiaro. Da una parte c’è chi sostiene in forma propagandistica delle pratiche e delle convinzioni “quotate in borsa” indipendentemente dalla loro veridicità, e ritiene parte di quest’attività insabbiare, depistare e confondere. Dall’altra c’è chi è scientificamente preparato ed in grado di rilevare e smascherare le imposture, ma teme di esporsi a querele od attacchi personali di chi è organizzato per tutelare e difendere un interesse economico. Questa condizione lascia la verità senza avvocati. In una società che tende alla parità “democratica” fra il vero e il falso, il torto e la ragione o la magia e la scienza, purché abbiano sostegno finanziario, confondere le idee attraverso varie forme di comunicazione è un primo passo per la conquista sia dell’opinione della maggioranza, sia di quella di operatori sanitari carenti in formazione scientifica, ideale target di mercato dei manovratori occulti dell’industria delle cosiddette “medicine alternative”.

Un quadro confuso crea dubbi ed incertezze nel riconoscimento di un valore o di un senso, giovando soltanto al falso che, in quel marasma, è messo sullo stesso piano del vero. In questa cornice si inquadra il libro del giornalista Michel de Pracontal Les mystères de la mémoire de l’eau[19], così come le riedizioni abusive o le fotocopie dell’articolo originale pubblicato su Nature; operazioni che hanno buon gioco perché l’INSERM non ha alcun interesse a tornare sulla vicenda, sperando che si dimentichi il coinvolgimento dell’istituzione, lasciando i propagandisti unica voce al riguardo.
Vale la pena soffermarsi brevemente su alcune caratteristiche del sapere scientifico che troppo spesso si danno per note ed acquisite ma, se così fosse, non dovremmo avere “medici omeopatici”.

La scienza non fornisce verità assolute, ma un vero relativo ad un metodo, cioè una oggettività riproducibile, la cui utilità è data dalla possibilità di conoscere le condizioni in cui l’oggetto/evento/fenomeno esiste. Tutti, dotati degli strumenti, possono riprodurre quel vero. La Matematica, fondamento universale del sapere scientifico, si basa sulla coerenza interna dei suoi sistemi logici; la Fisica, la Chimica e tutte le discipline sperimentali da queste derivate, si basano sulla verifica empirica di ipotesi sviluppate nell’ambito di conoscenze pregresse seguendo una coerenza logica sulla falsariga di quella matematica. E’ il caso tipico della ricerca biomedica di base (biochimica, genetica, biologia molecolare, patologia molecolare, immunologia, ecc.) in cui l’esperimento consente di mettere alla prova un’ipotesi in una forma oggettiva e ripetibile, riscontrando il risultato con i sensi[20]. I grandi progressi che le discipline scientifiche hanno consegnato alle società moderne si basano in gran parte sulla regola della ripetibilità dei risultati in laboratori diversi e concorrenti. Il concorrente agisce da severo giudice perché ha tutto l’interesse a dimostrare l’errore dell’altro, così come ha interesse a riconoscere il vero ed il giusto nell’altro, perché ciò gli consentirà di essere secondo e non ultimo nella competizione generale. Questo non vuol dire che il sistema della scienza sia un sistema perfetto, tutt’altro, ma questa è senz’altro la parte migliore e, probabilmente, uno dei migliori sistemi di garanzia di successo che le imprese del sapere umano abbiano mai concepito.

Questa sintetica caratterizzazione ci consente di definire un punto fondamentale per la nostra discussione, cioè che il vero scientifico è sempre il risultato di un processo di conoscenza empirica e critica che si basa a sua volta su altri risultati ottenuti sempre, come si è soliti dire, per tentativo ed errore, imparando da codesti errori. Alcuni risultati della ricerca vengono generalizzati come procedure di laboratorio, ottenendo ogni volta che li si impiega, ovvero migliaia di volte in tutto il mondo, verifica sperimentale.

Al contrario, saperi come quelli di molte “medicine alternative” e dell’omeopatia, sono caratterizzati dal fondarsi su dogmi indimostrati che si considerano veri fino a prova del contrario. Questa è la ratio delle verità rivelate tipica del sapere religioso, che si colloca in tutt’altra sfera rispetto all’umile conoscenza empirica della materia e dei suoi fenomeni, anche ammesso che vi sia una divinità degna di fede che abbia rivelato agli uomini i principi dell’omeopatia. Come ci insegna l’Antropologia, la ratio di questi saperi proviene da epoche in cui lo studio empirico della realtà era impossibile per mancanza di mezzi adeguati.

Molti omeopati spiegano agli scettici che l’omeopatia cura i sintomi non le malattie, ma in genere non ne conoscono il motivo. Se lo conoscessero, saprebbero anche che quella pratica non è compatibile con la medicina scientifica e nemmeno con le più elementari nozioni di patologia note da secoli. Infatti, un assunto di base della teoria omeopatica è che quasi tutte le malattie abbiano la stessa patogenesi. L’omeopatia moderna fu concepita nel 1800 da Samuel Hahnemann come variante dell’arcaica Magia Simpatetica, dalla quale trae la teoria: “Tutte le malattie tranne le sicosi[21] e la sifilide sono causate da un miasma di psoriasi”[22]. Quella magia non conosce la struttura atomica e molecolare della materia inorganica ed organica e, pertanto, suppone che in ogni cosa, sia esso un sasso che un organismo vegetale o animale, vi sia un’essenza sui generis. Coerentemente con questa idea primitiva, molto diffusa nel pensiero arcaico, l’omeopatia suppone l’esistenza di proprietà legate a questa “essenza”.

Un omeopata tedesco partendo da due proprietà che l’omeopatia attribuisce al peperoncino, ossia quella di conferire colore rosso acceso alle guance e stimolare la nostalgia di casa, nel 1983 propose su rivista considerata autorevole nella sua realtà culturale, una terapia a base di peperoncino alle solite “diluizioni” per gli 11 milioni di lavoratori stranieri residenti nell’Europa occidentale[23]. Se si pensa all’ortaggio in questione come ad un vegetale dal quale estrarre principi attivi, ossia si ragiona in termini molecolari, non se ne giustifica l’impiego particolare se lo si diluisce ben oltre la scomparsa di ogni traccia. Si deve invece tener conto dell’essenza. In altre parole nel peperoncino c’è una qualità intrinseca che definisce le sue caratteristiche e le sue proprietà, incluse quelle in grado di produrre effetti nell’uomo (sintomi) che è propria dell’essere peperoncino e non carota. Questa qualità obbedisce ad una proprietà[24], ovvero quella di determinare effetti opposti se data in concentrazioni negative. Quest’ultimo concetto, che resterebbe poco chiaro qualora si tentasse di spiegarlo in termini logici, si comprende bene alla luce del meccanismo magico di “annullamento”: un’azione inversa rispetto a quella che ha prodotto un determinato effetto produce l’effetto inverso, annullando il precedente.[25]

L’omeopatia, rispetto ad altri tipi di terapie non scientifiche o “medicine alternative”, costituisce un caso molto speciale, soprattutto perché ha creato una sua industria “farmaceutica” con un budget che le conferisce un importante peso economico, ma anche perché è sponsorizzata dalla famiglia reale inglese, in grado di influenzare in tutto il mondo ambienti a loro volta influenti.
Proprio in Inghilterra, il rettore ed il preside della facoltà inglese di omeopatia mentre si ergevano a garanti del sapere affermando in un discorso l’importante funzione dell’istituzione da essi rappresentata per evitare che “alcuni medici con una cattiva preparazione e non qualificati possano prosperare e sostenere teorie folli”[26], si rendevano protagonisti delle più assurde prescrizioni. Il rettore, ad esempio, prescriveva “alle ragazze vittime di una delusione amorosa e alle donne che non sono mai riuscite a sfogarsi con le lacrime […] affinché si sciolgano, sali da cucina a diluizioni tali che è improbabile trovarne una molecola in un’intera botte”[27]. Ovviamente il razionale terapeutico è dato dal fatto che le lacrime sono salate.

E’ evidente che uno studente della facoltà di Medicina che abbia compreso anche solo i concetti salienti delle materie di studio del primo anno di corso non può accettare roba come la patogenesi universale dovuta al miasma di psoriasi, la capacità del peperoncino di agire sul cervello determinando nientemeno che la nostalgia di casa o l’importanza del sapore delle lacrime per una terapia farmacologica della delusione d’amore a base d’acqua che “si ricorda del sale” che ha incontrato. Allora come si spiega l’alto numero di medici laureati in Francia, Inghilterra, Germania e Italia che associa queste pratiche alla medicina scientifica?
Non ci attarderemo oltre sul concetto di dinamizzazione che conferisce energia vitale attraverso lo scuotimento, eccetto che per rilevare che rientra nel quadro del paradosso di inversione che caratterizza la “diluizione”: più si diluisce più, scotendo, aumenta la “potenza” della pozione magica. A tutto il sapere omeopatico si può applicare lo stesso aggettivo: arcaico.
Ma, se si pensa al concetto omeopatico di diluizione che, come già si è rilevato, diluizione non è, si deve dire che basta il buon senso di un bambino di 10 anni per rendersi conto dell’assurdità. Una concentrazione adoperata in omeopatia è quella detta 12c che corrisponde a 1024. Per rendere più evidente la proporzione Von Baeyer propone un esempio noto come il “Teorema dell’ultimo respiro di Cesare”. Se consideriamo che l’ultimo respiro di Cesare abbia avuto il volume di un’espirazione media e che si sia distribuito uniformemente nell’atmosfera terrestre attraverso gli anni, considerato che il volume dell’atmosfera corrisponde alla capacità dei nostri polmoni per dieci alla ventiquattresima, dobbiamo dedurre che ad ogni inspirazione inaliamo una molecola dell’ultimo respiro di Cesare[28].
E’ proprio difficile credere alla buona fede di operatori di omeopatia che si siano soffermati solo per qualche istante con attenzione sugli strumenti che impiegano. Ma deve fare ancor più riflettere il fatto che i trials per testare la validità dell’omeopatia sono un affare dell’800 quando, fra gli altri, se ne occupò James Young Simpson (1853)[29], divenuto famoso per aver introdotto l’uso del cloroformio come anestetico generale. Già allora si dimostrò che si trattava di una grande impostura[30] ed ora nel terzo millennio siamo ancora alle prese con i fantasmi di una follia molto redditizia. Infatti, se ci stupisce l’esempio del respiro di Cesare, che diremo del fatto che i rimedi più impiegati sono contrassegnati come 30c ovvero 1060? In un articolo redazionale su Medical Press del 1879 dal titolo “Omeopatia Impazzita” a proposito della diluizione 30c si faceva questo esempio: “l’equivalente di un granello di sale in una quantità di diluente tale che basterebbe a riempire diecimila miliardi di globi, ciascuno tanto grande da contenere l’intero sistema solare”[31].

Il caso Benveniste, è esemplare in tutti gli aspetti di una vicenda che si trascina dalla metà del XIX secolo: l’impostura, il consenso in buona e cattiva fede di ignoranti ed interessati, lo smascheramento e, poi, l’oblio di quest’ultimo. Se dobbiamo notare cosa è cambiato, non possiamo esimerci dal fare un rilievo negativo che, però, non deve indurci al pessimismo. Questo rilievo consiste nel notare la crescente contaminazione della Medicina contemporanea con pratiche non scientifiche ed anacronistiche. Il problema è di proporzioni epocali e richiederebbe un approfondimento ed uno studio a sé, vogliamo solo accennare ad alcune delle cause che ci sembrano più evidenti, proponendole alla riflessione e al dibattito:

  1. La mancanza di una formazione scientifica realmente concettuale e critica.
  2. La passività come atteggiamento mentale in molti modelli sociali e culturali.
  3. L’indebolimento o la perdita di collegamento fra valori ideali e valori personali.
  4. La fiducia cieca ed acritica in ciò che si afferma sul mercato.
  5. La perdita di responsabilità sociale e culturale dei professionisti di alta qualificazione.
  6. L’estensione del paradigma politico-giornalistico alla gestione di ogni forma di sapere.
  7. La mercificazione della cultura.
  8. La perdita di un sistema di valori morali alti cui ancorare la deontologia professionale.

Si potrebbe continuare ancora per molto, ma ci fermiamo qui in attesa delle prossime occasioni di discussione e dibattito sull’argomento, che rimarrà sempre attuale per noi di BRAIN MIND & LIFE, fino a quando ci saranno omeopati e ci saremo noi, per rispetto della verità che è sempre rispetto di tutti.

Filippo Rucellai, Rita Cadoni e Giuseppe Perrella – BM&L
[1] E. Davenas et al., Human basophil degranulation triggered by a very dilute antiserum against IgE, Nature, 333, 816-818, 1988.
[2] Vedi F. Rucellai e R. Cadoni, L’acqua è smemorata, in Frodi, Inganni ed Errori (Rubrica sulle pagine italiane del sito della Società di Neuroscienze BRAIN MIND & LIFE, www.brainmindlife.com) in cui si propone un’analogia esplicativa per rendere evidente l’assurdità di una simile ipotesi.

[3] Ci piace ricordare il titolo di Legislatore delle Molecole che Icilio Guareschi attribuì ad Amedeo Avogadro (1776-1856).
[4] Parlare di “diluizione” dopo le 13 volte in 100 ml è erroneo, vuol dire accettare già l’impostura omeopatica. Infatti, diluire vuol dire sciogliere una sostanza in un liquido sicché, quando la sostanza è assente, manca il soggetto della diluizione. Per cui la logica dell’espressione linguistica diluizione viene a cadere, in quanto si è in presenza del solo liquido adoperato, in questo caso l’acqua.
[5] E’ noto che l’omeopatia postula l’efficacia di queste presunte diluizioni come dogma indimostrato, al quale aggiunge una non meno infondata pratica, ovvero quella della dinamizzazione, consistente nello scuotimento fra una diluizione e l’altra che conferirebbe le proprietà desiderate al “rimedio” in allestimento. L’équipe di Benveniste “dinamizzò” scrupolosamente ad ogni travaso il liquido che aveva contenuto il siero anti-IgE.
[6] Petr Skrabanek and James Mc Cormick, Follies And Fallacies In Medicine, 1989, Ed. It., Follie ed inganni della Medicina, pag. 148, Marsilio, Venezia, 1992.
[7] Petr Skrabanek and James Mc Cormick, op. Cit., p. 148.
[8] J. Maddox, in Nature, 333, June 30th, 1988.
[9] Incarico che manterrà per altri quindici anni, fino al 1995.
[10] Fra questi vi era il celebre Uri Geller che era riuscito ad ingannare mezzo mondo con i suoi poteri paranormali, i quali gli conferivano, a suo dire, la capacità di piegare oggetti di metallo con la sola forza del pensiero. James Randi riuscì a filmare la frazione di secondo in cui l’abilissimo truffatore piegava un cucchiaino contro il piano della sedia su cui era seduto. Randi divenne popolare per un programma televisivo in cui prometteva un milione di dollari a chiunque fosse riuscito a proporgli un trucco che lui non sarebbe stato in grado di svelare. Parte di quelle serie televisive sono state proposte anche in programmi della televisione italiana. Ha smascherato i guaritori Filippini con l’impiego di nozioni di anatomia e medicina legale, oltre che di prestidigitazione; talvolta ha fatto ricorso alla fisica, alla chimica o a saperi tecnologici. Ha impiegato la statistica e notissimi giochi matematici per svelare i trucchi di maghi che si dichiaravano in grado di prevedere disastri aerei, ferroviari o navali. La sua attività prevalente per molti anni è stata quella di perito per commissioni parlamentari di inchiesta.
[11] E’ rimasto alla guida della rivista fino all’età di 70 anni e proprio ai suoi colleghi di Nature ha dedicato la sua ultima fatica: That remains to be discovered (ed. It., Che cosa resta da scoprire, Garzanti, Milano 2000).
[12] J. Maddox, J. Randi, W.W. Stewart, “High dilution” experiments a delusion, in Nature, 334, 287-290, 1988.
[13] Petr Skrabanek and James Mc Cormick, op. Cit., p. 149.
[14] A. Dorizynski, French scientists say little; the French press too much, Scientist, Sept 5th , 4, 1988.
[15] D. T. Reilly, Explanation of Benveniste, Nature, 334, 285, 1988.
A commento dell’osservazione fatta da Reilly, ossia che “l’omeopatia è uno dei più grandi incidenti di percorso della scienza medica”, si deve precisare che le scienze mediche non hanno mai avuto alcun rapporto con l’omeopatia, piuttosto è accaduto -e purtroppo ancora accade- che dei medici laureati, per ignoranza o malafede per accrescere i profitti, esercitino l’omeopatia ed impieghino i rimedi omeopatici che si fondano su principi che già Ippocrate aveva dimostrato essere irrazionali.
[16] R. Brancato e M. Pandolfi, Miserie e Grandezze della Medicina. Verità, illusioni, speranze. Oscar Mondadori, Milano, 2002.
[17] R. Brancato e M. Pandolfi, op. Cit., p. 126.
[18] Nel 1994 Benveniste tornò alla carica, cercando di coinvolgere il premio Nobel per la fisica George Charpak che non volle prestarsi in alcun modo, opponendo recisi rifiuti; infine accettò di supervisionare la ripetizione degli esperimenti che, ancora una volta, diedero esito negativo. Quando, anche dopo questa ulteriore dimostrazione della frode di sei anni prima, gli omeopati continuarono ad alimentare il dibattito, Charpak definì la “memoria dell’acqua” un delirio senza fine.
[19] Eccetto coloro che lessero, a suo tempo, i reports qui citati, ben pochi sanno come stiano davvero le cose, in quanto i mezzi di informazione, dopo aver diffuso la notizia della “scoperta della memoria dell’acqua” e fomentato ad arte la bagarre, al momento della verità si sono invece limitati ad una timida smentita.
[20] La vista, in genere. Oltre l’ovvio caso dell’osservazione al microscopio, si pensi ai risultati delle elettroforesi che si leggono come bande di colore, ai precipitati, ai sopranatanti o agli opacamenti spesso riscontrabili a vista nei test-tubes (provette). In tutte le discipline sperimentali vi sono strumenti, quali i telescopi o gli spettrofotometri, che non sono altro che espansori della funzione visiva.
[21] Si vuole intendere i “condilomi acuminati”.
[22] E’ perfino superfluo sottolineare che “miasma di psoriasi” è un’espressione senza senso. Vedi anche Petr Skrabanek and James Mc Cormick, op. Cit., p. 144.
[23] A. Braun, Capsicum, das Heimweh und die Purifikatoren, in Z klass Homoopath, 27, 195-200, 1983.
[24] Proprietà che è un “classico del pensiero magico” in tutte le culture arcaiche e che, in varie forme, si conserva nei rituali dei “maghi moderni”: la fattura, ossia un manufatto simbolico contro un evento o una persona negativa, contiene elementi richiamanti l’evento o la persona per invertire la direzione dell’effetto negativo, annullandolo. Legami fra i processi paralogici che collegano la magia arcaica a quella moderna si possono cogliere in molte opere di antropologi ed etnologi, fra queste un classico italiano è Sud e Magia di Ernesto De Martino (Feltrinelli, varie edizioni).
[25] Su questi argomenti sono state scritte intere biblioteche e, dalla lettura del pensiero magico da parte di Freud, passando per l’antropologia culturale e l’antropoanalisi, non si contano gli autori che si sono cimentati con l’argomento, per lo più paragonando i meccanismi psichici dell’annullamento nella psiconevrosi ossessiva con le forme del pensiero magico.
[26] H. Boyd, Homoeopathic Medicine, pp. 150-177, in Alternative Therapies, G.T. Lewith editor, London Heinmann, 1985.
[27] H. Boyd, op. Cit., ibidem.
[28] H. C. von Baeyer, Caesar’s last breath, in Science 26, 6, 2-4, 1986.
[29] J. Y. Simpson, Homoeopathy: Its Tenets and Tendencies, Edimburg, Sutherland and Knox, 1853.
[30] AA.VV. Homoeopathy and homoeopathic writings, in Dublin Quarterly Journal of Medical Sciences, 1, 173-210, 1846.
[31] Redazionale non firmato: Homoeopathy gone mad, in Medical Press, 78, 256, 1879.

Schemi e disordine

Marcus du Sautoy

La mente umana è assetata di schemi. Ecco perché siamo così ossessionati dalla simmetria. Uno schema implica un significato. Ma talvolta le cose possono essere casuali e prive di logica.

Marcus Du Sautoy ~ “Il Disordine Perfetto”

Sei fisici parlano della ciarlataneria quantistica

L’articolo originale è a cura di FUFFOLOGIA al quale vanno tutti i meriti per l’eccellente ed esaustivo articolo che può essere letto QUI.

Personalmente trovo quel blog delizioso, divertente e pieno di ottimi spunti di riflessione. Cosa piuttosto rara. Bravo, brava, bravi. Chiunque ci sia dietro FUFFOLOGIA. Ottimo lavoro! Speriamo che duri nel tempo, fino ad oggi ci sono riusciti.


 

«Cre­do di po­ter di­re con si­cu­rez­za che nes­su­no ca­pi­sce la mec­ca­ni­ca quan­ti­sti­ca»: lo af­fer­ma­va Ri­chard Feyn­man, pre­mio No­bel per la fi­si­ca e pa­dre del­l’elet­tro­di­na­mi­ca quan­ti­sti­ca (QED), una del­le men­ti più bril­lan­ti del XX se­co­lo; e quan­do scri­ve­va nes­su­no in­ten­de­va pro­prio nes­su­no, lui com­pre­so. Ag­giun­ge­va in­fat­ti che «chi­un­que af­fer­ma di ca­pi­re la teo­ria dei quan­ti men­te op­pu­re è paz­zo». Feynman ammetteva candidamente che la meccanica quantistica (MQ d’ora in poi) è del tutto incomprensibile: sappiamo come funziona ma non perché funziona. Abbiamo le sue formule che danno conto di tutti i fenomeni legati all’elettromagnetismo, della chimica, delle reazioni nucleari ma del perché le cose funzionino così non ne abbiamo idea.

Eppure al giorno d’oggi molti dicono di averla capita, la MQ. Ci sono decine e decine di libri newage che ne parlano, che spiegano come curarsi con essa, di come rigenerare le proprie energie, di come entrare in contatto con l’universo. Non c’è una sola formula, li hanno scritti dei non fisici, ma vi spiegano la MQ come se si trattasse della cosa più naturale del mondo. E dopo averli letti, siete convinti di averla capita. Che Feynman fosse stupido?

Diciamola tutta: se un fuffaro oggi non cita la MQ non è credibile, non è nessuno. Non c’è praticamente nessun sedicente indagatore dell’occulto, cultore delle scienze “alternative” (ossia delle pseudo-scienze), ricercatore del paranormale (spesso lo scrivono in maiuscolo a sottintendere che loro sarebbero quelli veri, mica come quegli sfigati che che si fanno inutilmente il mazzo per anni e anni all’università), sensitivo che parla con le entità di dimensioni parallele – insomma gente che non accetta certo di venir messa a tacere da cose banali come i fatti o le spiegazioni degli esperti delle materie di cui starnazzano senza alcun titolo -; non c’è nessuno di costoro, dicevo, che non infarcisca i suoi discorsi infilandovi l’aggettivo quantico o quantistico, coniando espressioni tanto evocative quanto vuote tipo: coscienza quantica, olismo quantistico (quantismo olistico?), guarigione quantica, percezione quantistica, salto quantico, pensiero quantistico, aura quantica, (ri)equilibrio quantistico, mente quantica, cervello quantico, ecc.

Non solo, ma si usa la MQ per sostenere la credibilità di pratiche, credenze e discipline senza alcun fondamento scientifico come omeopatia, chakra, feng shui, cristalloterapia, fiori di Bach, pranoterapia, riflessologia, ecc. Avete qualcosa che implichi un’azione a distanza o una connessione che non potete provare in alcun modo? Basta dire le parole magiche “meccanica quantistica” (e magari “vibrazioni”) ed il gioco è fatto.

«Quant(ich)e cazzate…» potrebbe dire uno scettico scientista cicappino arrogante e dalla mente chiusa… Sentiamo allora cosa ne pensano alcuni dei più importanti fisici quantistici.

Quella che segue è la mia traduzione dell’articolo “6 fisici parlano della ciarlataneria quantistica” di Bo Gardiner, una blogger che ha avuto un percorso di vita davvero particolare: da fuffara convinta (che non se n’è fatta mancare una!) a umanista, femminista, ambientalista, scettica e divulgatrice scientifica.

Ecco dunque il mio adattamento del suo articolo…

Murray Gell-Mann, Nobel per la fisica 1969

Murray Gell-Mann, Nobel per la fisica 1969

Murray Gell-Mann, fisico del CalTech, premio Nobel per la fisica nel 1969 per la scoperta dei quark.

Cer­ti scrit­to­ri han­no af­fer­ma­to che pre­sun­ti fe­no­me­ni “pa­ra­nor­ma­li” co­me la pre­co­gni­zio­ne, nel­la qua­le si sup­po­ne che i pro­ces­si di scel­ta sia­no no­ti in an­ti­ci­po a in­di­vi­dui do­ta­ti di po­te­ri “psi­chi­ci”, sa­reb­be­ro ac­cet­ta­bi­li per la MQ. Non serve dir­lo, ma que­sti fe­no­me­ni sa­reb­be­ro tan­to scon­vol­gen­ti per la MQ quan­to per la fi­si­ca clas­si­ca; se fos­se­ro re­ali ri­chie­de­reb­be­ro una com­ple­ta ri­scrit­tu­ra del­le leg­gi del­la na­tu­ra co­me le co­no­scia­mo. [1]

Non voglio entrare nel merito delle solite questioni sulla MQ tipo cosa vuol dire, e così via . Vi dico solo che avete sicuramente sentito un sacco di cose sbagliate sull’argomento. [Risate] Ci sono persino dei film che ne parlano, pieni di cose sbagliate … Le persone continuano a chiedermelo dopo aver letto il mio libro “Il quark e il giaguaro”, e dicono: “non c’è qualcosa che vada oltre quello che hai scritto lì?”. Probabilmente intendono qualcosa di soprannaturale. In ogni caso, non c’è. [Risate] Non serve. [2]

Leonard Mlodinow

Leonard Mlodinow

Leonard Mlodinow, fisico presso il CalTech e autore, insieme a Stephen Hawking, del libro Il grande disegno.

D: Dottor Mlodinow, il dr. Chopra afferma di aver usato negli anni il linguaggio della fisica quantistica per supportare e spiegare alcune delle sue idee spirituali. La cosa irrita lei e gli altri scienziati. Ci può spiegare perché?

R: Non so se irritare sia la parola giusta… Si può capire la fisica al livello che abbiamo usato in libri come Il grande disegno o in altri popolari testi divulgativi, e ci sono livelli di comprensione più profondi, più tecnici ma davvero vicini a ciò che realmente è la fisica. Ed è difficile, se non hai un formazione scientifica in fisica, usarne la terminologia per proporre nuove teorie ed idee… Appropriarsi di quelle idee per i propri fini è un terreno scivoloso su cui muoversi. [3]

Victor Stenger (1935-2014)

Victor Stenger (1935-2014)

Victor Stenger, professore emerito di fisica presso l’Università delle Hawaii.

Nel 1987, il professore emerito, matematico e cosmologo di Oxford, Roger Penrose, pubblicò un bestseller intitolato La mente nuova dell’imperatore, pieno di materiale straordinario su fisica, matematica e computer. La tesi principale di Penrose è che il cervello umano non è un computer e che funziona in un modo non riproducibile da nessun computer, per quanto potente. Il cervello non seguirebbe cioè degli “algoritmi” nel risolvere i problemi che affronta. Fin qui tutto bene. Alla fine se ne esce però con l’incredibile idea che il funzionamento effettivo del cervello avrebbe qualcosa a che fare con la gravità quantistica.

Roger Penrose

Roger Penrose

Il libro di Penrose è stato accolto con considerevole scetticismo, specialmente da chi lavora nel campo dell’intelligenza artificiale, che l’autore metterebbe così fuori gioco, e anche da parte di molti fisici che non riescono a vedere come la gravità quantistica potrebbe aver qualcosa a che fare con una struttura macroscopica e calda come il cervello.

Penrose ha collaborato poi con l’anestesiologo Stuart Hameroff per proporre un modello di come la MQ opererebbe nel cervello…

Hameroff era uno dei soggetti intervistati nel film-documentario indipendente del 2004 “What the Bleep Do We Know” [Che bip ne sappiamo?]. In quel film, così come in quello successivo del 2005, “The Secret” [Il Segreto], ispirato all’omonimo bestseller, si sosteneva l’ipotesi che la MQ ci direbbe che creiamo la nostra propria realtà.

In una ricerca del 1999, il fisico Max Tegmark aveva affrontato il problema della coerenza quantistica del cervello concludendo che… esso è semplicemente troppo grande e troppo caldo per essere un dispositivo quantistico, coerente o meno. Si può tranquillamente affermare che il modello di Penrose-Hameroff non è sostenuto dal prove in modo soddisfacente per la grande maggioranza dei neuroscienziati.

La parola “quantistico” appare molto spesso nella moderna letteratura mistica e in quella New Age. Per esempio il medico Deepak Chopra (1989) ha promosso con successo un concetto che ha chiamato guarigione quantica [quantum healing], che suggerisce che potremmo curare le nostre malattie con l’uso di un sufficiente potere mentale…

Dal momento che, nonostante 150 anni di tentativi, non esiste nessuna evidenza convincente e riproducibile di fenomeni paranormali, essi costituiscono una base piuttosto fragile per la coscienza quantica… Il libro di Fritjof Capra “Il Tao della fisica” è diventato così fonte di ispirazione per la New Age, e l’aggettivo “quantistico” è diventato un termine alla moda utilizzato per dar fondamento alla spiritualità pseudo scientifica di tendenza che caratterizza questo movimento. [4]

David Z. Albert

David Z. Albert

David Albert, fisico, direttore del master in Filosofia della Fisica alla Columbia University, autore del libro “MQ e senso comune”.

David Albert, uno dei pochi accademici accreditati ad apparire nel film [What the Bleep Do We Know?, di cui si è parlato anche prima], filosofo della fisica presso la Columbia University, è indignato per il prodotto finale. Racconta di aver passato quattro ore a spiegare pazientemente ai registi perché la MQ non ha niente a che fare con la coscienza o la spiritualità, per poi vedere le sue affermazioni montate ad arte e tagliate al punto da far sembrare che lui e lo spirito guerriero parlino con una sola voce. [5]

Stephen Hawking

Stephen Hawking

Stephen Hawking, fisico presso il California Institute of Technology (CalTech) e all’Università di Cambridge.

Roger Penrose ed io… siamo stati piuttosto in sintonia sulla teoria classica della Relatività Generale … Il disaccordo è cominciato quando siamo passati alla gravità quantistica. Ora abbiamo approcci al mondo molto diversi, sia dal punto di vista fisico che mentale… Questa differenza di approccio ha portato Roger a fare tre affermazioni… sulle quali sono in totale disaccordo.

La prima è che la gravità quantistica causi ciò che lui chiama OR, riduzione obiettiva della funzione d’onda. La seconda è che questo processo giochi un ruolo importante nel funzionamento del cervello, attraverso il flusso coerente nei microtuboli. E la terza è che serva qualcosa come la OR per spiegare l’auto-consapevolezza… [6]

Lawrence Krauss

Lawrence Krauss

Lawrence Krauss, fisico della Arizona State University, autore de’ L’uomo dei quanti, una biografia di Richard Feynman, uno dei pionieri della fisica [e del celebre La fisica di Star Trek].

Con la presente desidero assegnare il premio per i “Peggiori abusatori della MQ per divertimento e profitto” (ma soprattutto per profitto) a:

  • Deepak Chopra […];
  • The Secret […];
  • la Meditazione Trascendentale […].

Per la cronaca, la meccanica quantistica non nega l’esistenza di una realtà oggettiva. Ne’ implica che col solo pensiero si possano modificare gli eventi esterni. Gli effetti richiedono ancora cause, per cui se volete cambiare l’universo dovete agire su di esso.

Feynman disse una volta “La Scienza è l’immaginazione in una camicia di forza”. È ironico che, nel caso della meccanica quantistica, gli svitati siano quelli senza camicia di forza. [7]

Non c’è area della fisica che induca più sciocchezze in ambito pubblico della MQ. Dovreste sempre diffidare quando sentite affermazioni come “La MQ ci collega on l’universo” … o “La MQ ci unifica con tutto il resto”. Potete ragionevolmente cominciare a chiedervi se chi lo afferma non stia in qualche modo tentando di usare la MQ per insinuare fondamentalmente che possiate cambiare il mondo col pensiero…

Tutte le stranezze della MQ vengono spazzate via alla scala che normalmente sperimentiamo. È questo il motivo per cui percepiamo una realtà [che si accorda con la fisica] classica.

Queste stranezze sono limitate o a precise configurazioni sperimentali preparate con estrema accuratezza in laboratorio, o a scale tanto piccole che gli effetti quanto-meccanici diventano significativi

Roger Penrose ha portato acqua al mulino dei fuffari della new age suggerendo che a qualche scala fondamentale, la MQ potrebbe essere rilevante per la coscienza. Quando sentite la locuzione “coscienza quantica” dovreste essere sospettosi Molta gente dubita che le idee di Penrose siano ragionevoli.

deepakLa MQ è spes­so ci­ta­ta co­me spie­ga­zio­ne per le co­se più in­cre­di­bi­li. È co­sì stra­na che la gen­te vi si ag­grap­pa co­me a una spe­ran­za per spie­ga­re tut­to ciò che gli pia­ce­reb­be cre­de­re sul­l’uni­­ver­­so… “Mec­­ca­­ni­­ca quan­­ti­­sti­­ca” è di­ven­ta­ta un sur­ro­ga­to dell’es­pres­sio­ne “tut­to è pos­si­bi­le”. Se tutt­o è pos­si­bi­le puoi ave­re tut­to quel­lo che vuoi. Quin­di che c’è di me­glio di qual­co­sa che ren­de pos­si­bi­le tut­to quel­lo che vuoi?

Il punto è però che con la MQ non tutto è possibile. A certe scale, per un certo tempo, in certe regioni tutto è possibile e accadono cose strane. Ma questo non è vero per l’universo nel suo insieme. [8]

Tradotto e adattato da: https://bogardiner.wordpress.com/2012/11/18/6-physicists-speak-on-quantum-quackery/


Bibliografia:

  1. “Il quark e il giaguaro. Avventura nel semplice e nel complesso”, Murray Gell Mann, Gli archi, Bollati Boringhieri.
  2. Annotated captions of Murray Gell-Mann on beauty and truth in physics (su TED Talks).
  3. Discussion on science vs. spirituality.
  4. Quantum Quackery.
  5. Cult science, dressing up mysticism as quantum physics.
  6. Hawking, Penrose, and Postivism.
  7. A Year of Living Dangerously: Reflections on Hot-Button Science (Scientific American).
  8. How to spot quantum quackery.

Vedi anche:

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Il falso nel falso

Cito un post di Stefano Paoletti che mi sembra piuttosto intelligente. Con la premessa che io non credo nella questione dei chakra e in cose simili ma la distinzione che ne fa lui mi sembra molto lucida e razionale, pur affrontando un tema che per me è del tutto irrazionale. Lo stesso Paoletti, in un commento durante una discussione dice:

le leggi spirituali sono tutte scritte dall’uomo, alle quali egli poi decide di soggiacere; per cui, grazie al libero arbitrio presente in noi tutti, siamo sempre noi a determinare un cambiamento o una liberazione.

I guaritori spesso sono solo degli ammalati incapaci di guarire se stessi e per questo motivo spesso si illudono e illudono di poter guarire gli altri.

Raramente ho incontrato una tale onestà intellettuale. Più spesso ho incontrato una abissale ignoranza aggressiva, supponente e presuntuosa. Mi piacerebbe proprio conoscere questo Stefano Paoletti, a dispetto delle profonde differenze che ci separano, sono convinto che potrebbe essere una persona dalla quale potrei imparare moltissimo.


COSA SONO I CHAKRA VERAMENTE.
non la solita favoletta olistica o new age che normalmente viene veicolata fra un corso Reiki o la vendita di qualche pietruzza o la risibile loro interpretazione spesso postata su FB.

IL TANTRA,IL TANTRISMO, I CHAKRA
I Tantra o Agama sono i testi e i manuali di occultismo del sistema di culto hinduista yogico, originario dell’India arcaica come: il Kularnava tantra, Shaktisangama tantra, Kaulavali tantra, Yoni tantra, ecc

Il Tantrismo, (secondo quanto viene descritto nel secondo capitolo del Ghandarva Tantra) e’ la disciplina applicata del Kundali Yoga il cui fine e’giungere al di la’ di tutti i mondi celesti. Esso mira, attraverso un percorso spirituale e una dura disciplina del corpo, ad ottenere la purificazione e quindi alla trascendenza del proprio essere fisico e spirituale, portandolo all’unione con cio’ che e’ la sorgente di tutti i mondi. I suoi adepti devono possedere le seguenti qualita’ per essere qualificati per questa scrittura:

Dhaksa = intelligenza,
Jitendryah = avere controllo sui propri sensi,
Sarvahimsavinirmukta = astenersi dal recare offesa a qualunque essere vivente,
Sarvapranihite ratah = far del bene a tutti,
Shuchi = mantenersi puro
Astika = credere nei veda,
Brahmishthah, Brahmavadi, Brami = aver fede nel Brahaman,
Dvaitina = essere un non dualista.
I Chakra (principali), sono sette centri spirituali e non fisici, detti anche ruote o loti, sono situati in modo sovrapposto in diverse parti del corpo e sono nominati, partendo dal piu basso:
Muladhara = La base della radice; situato fra l’ano e l’organo sessuale.
Svadhistana= Il suo luogo preferito; situato in prossimita’ dell’organo sessuale.
Manipura = La citta’ del gioiello splendente, situato in corrispondenza dell’ombelico.
Anahata = Non colpito, posto al centro del plesso solare, altezza del cuore
Vishudda= Purificazione, situato in prossimita’ della gola.
Ajina = Autorita’, Potere, n corrispondenza del terzo occhio.
Sahasrara = Dai mille petali, alla sommita’ del cranio.

I chakra non sono parti del corpo grossolano, ma stazioni o punti di arrivo di un percorso spirituale, centri di focalizzazione del pensiero, concetti puramente spirituali e non centri che posseggono una loro propria energia. Se si pensa o si attribuisce ai chakra poteri o energie latenti o insite, si fraintende completamente la loro natura e ci si adegua a una mistificazione che non trova riscontro nel tantrismo e nei suoi insegnamenti e si avvalla unicamente una concezione primitiva, utilitaristica e elementare di queste concezioni puramente spirituali, proprie dell’adepto e non modificabili o influenzabile dall’esterno in nessuna maniera e con nessuna disciplina. La modificazione o meglio la progressiva sublimazione di questi centri puo’ avvenire e avere origine solo dall’adepto e nell’adepto, che, con una dura disciplina, riesce a comprendere e sperimentare su di se’ le proprieta’ che i Chakra rappresentano ma che non posseggono in se’, se non comprese e attivate direttamente dal praticante.
Nessuno puo’ modificare i chakra di un altro! I chakra hanno un ordine progressivo ascendente come il percorso mistico/spirituale che viene intrapreso dallo yogin e che e’ teso a sublimare la materialita’ trasformandola in spiritualita’. Per far si’ che essa, dopo un percorso conoscitivo mistico, yogico, direttamente sperimentato su se stessi, si congiunga alla fine con l’unicita’, la sorgente di tutte le cose. L’adepto in questo processo e’ perfettamente conscio che sta utilizzando il suo corpo e le sue capacita’ per migliorare se stesso e divenire piu’ simile alla sua divinita’ di riferimento, al solo fine di meglio adorarla e non per la sua propria trasformazione, intesa come utilitaristica o finalizzata a qualsivoglia materialita’.

Pertanto qualunque interpretazione che intenda associare i chakra o il tantrismo in genere con la materialita’, la fisicita’ o etereita’ del nostro corpo, diviene quindi errata e riduttiva. (la unica e essenziale funzione dei chakra e’ pertanto quella di ordine spirituale /mistico.)

La errata concezione che generalmente si ha qui in occidente del sistema tantrico, tende a far si’ che vengano trasposte su di essi (i chakra), energie, poteri psichici, interrelazioni con il corpo fisico, poteri di guarigione o di puro fine utilitaristico, ed e’ frutto di una scarsa conoscenza dei medesimi e di una interpretazione infantile o insufficiente di un concetto puramente spirituale.

Cosi’ come la loro associazione a pietre, profumi, colori, auree astrali, non meglio identificate energie cosmiche, ecc. diviene talvolta risibile, visto che, agli occhi di un adepto o yogin tantrico, essi (i chakra) non sono utilizzati per modificare o condizionare la materia, ma semplicemente per trascenderla.

Parlare dunque, di allineamento dei chakra, loro apertura o chiusura, o presupporre di poterli influenzare dall’esterno, diviene una pretesa priva di sostanza, dato che questi centri possono essere attivati o modificati solamente dall’interessato (lo yogin) che, tramite la comprensione e sperimentazione su di se’ di un lungo processo conoscitivo, mistico e iniziatico, puo’ arrivare a comprendere e quindi trascendere i vari stati di conoscenza, sino ad giungere a una piena unione con il creato.

La loro recente utilizzazione fatta in occidente di questo puro concetto spirituale, che come abbiamo visto, non interagisce con il mondo attuale, che viene fatta per fini utilitaristici come : guarigioni, vendita di prodotti o accessori collegati ad essi, o varie pretese influenze sull’assetto fisico o psichico di una persona, e’ solo un inganno dovuto spesso alla scarsa conoscenza dell’operatore e a una pressoche’ totale ignoranza del destinatario a cui sono dirette queste pratiche o prodotti.

Diverrebbe come pensare nel modo seguente, tanto per offrire una analogia: Dato che abbiamo attribuito agli angeli (concetto spirituale) delle ali , essi potessero effettivamente e fisicamente svolazzare sulle nostre citta’ e eventualmente sporcare i parabrezza delle nostre auto con le loro deiezioni (improbabile prodotto materiale di un concetto spirituale). Come si deduce da questa metafora, non possono esserci contaminazioni fisiche (le deiezioni) o effetti dei chakra sul mondo materiale da parte di oggetti puramente spirituali come i chakra (o gli angeli).

Latex!

Non sapevo (e sto imparando con somma gioia) che il plugin Jetpack di WordPress ha una funzione chiamata Beautiful Math che permette di utilizzare la sintassi \LaTeX per visualizzare formule matematiche senza ricorrere ad artifici strani e senza integrare immagini in maniera poco elegante!

Ecco un esempio carino!

i\hbar\frac{\partial}{\partial t}\left|\Psi(t)\right>=H\left|\Psi(t)\right>